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Sport e comunità LGBTIQ+: 14 storie che devi conoscere

Le storie di alcune leggende sportive, che sono state pioniere della rappresentazione LGBTIQ+ nello sport. Da Lily Parr a Dutee Chand: storie di coraggio, ma anche di sofferenza, vergogna e lotta quotidiana contro un ambiente il più delle volte ostile.

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Glenn Burke (Baseball)

Nessuno può più dire che un gay non può giocare in Major League, perché io sono gay e ce l’ho fatta” — Glenn Burke

Glenn Lawrence Burke nacque il 16 novembre 1952 a Oakland, California. Si distinse nel mondo del baseball come giocatore per i Los Angeles Dodgers e gli Oakland Athletics nella Major League Baseball (MLB) dal 1976 al 1978. Glenn è noto per essere stato il primo giocatore della MLB a fare coming out come omosessuale.

Burke iniziò la sua carriera MLB con i Los Angeles Dodgers, dove il 2 ottobre 1977, durante una partita contro gli Houston Astros, inventò il gesto dell’high five. Il gesto nacque in maniera spontanea quando, celebrando un fuoricampo del compagno Dusty Baker, Glenn alzò la mano e Baker gliela schiaffeggiò in segno di esultanza. Il gesto ebbe un immediato successo e fu adottato dai Dodgers come segno distintivo. Nonostante il talento e l’innovazione, la carriera di Burke subì una brusca svolta nel 1978 quando fece coming out. Subì pesanti discriminazioni, specialmente dopo essere stato trasferito agli Oakland Athletics, dove le tensioni nello spogliatoio e l’ostilità aumentarono significativamente.

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Dopo aver lasciato il baseball professionistico, Burke continuò a praticare lo sport a livelli amatoriali, partecipando anche ai Gay Games del 1982 dove vinse medaglie d’oro nei 100 e 200 metri. La sua vita, dopo aver concluso la sua carriera nella Major League Baseball, fu difficile: divenne senzatetto, ebbe problemi con la droga e fu arrestato per furto e possesso di stupefacenti. Nel 1993, gli fu diagnosticato l’AIDS e morì due anni dopo, il 30 maggio 1995, a causa della malattia.

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