Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Sport e comunità LGBTIQ+: 14 storie che devi conoscere

Le storie di alcune leggende sportive, che sono state pioniere della rappresentazione LGBTIQ+ nello sport. Da Lily Parr a Dutee Chand: storie di coraggio, ma anche di sofferenza, vergogna e lotta quotidiana contro un ambiente il più delle volte ostile.

20 min. di lettura
11 sportivi lgbt
2 / 13

lily parr, sportivi lgbt

Lily Parr (Calcio)

Non ho mai visto nessuna donna, né uomini, calciare la palla come faceva lei” – Lydia Ackers, che ha giocato per molti anni con Parr

Lily Parr, nata Lillian Parr il 26 aprile 1905 a St Helens, è stata una delle prime e più influenti calciatrici britanniche. Cresciuta in una famiglia operaia, Parr ha iniziato la sua carriera nelle St Helens Ladies prima di essere reclutata dalle famose Dick, Kerr’s Ladies, dove ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo del calcio.

Lily si unì alle Dick, Kerr’s Ladies a soli 14 anni, e nel suo primo anno segnò 43 goal. Ha continuato a giocare con la squadra fino al suo ritiro nel 1951, segnando più di 1.000 gol nella sua carriera, un record straordinario che parla del suo incredibile talento e precisione in campo. Nonostante la FA avesse bandito il calcio femminile dai suoi campi nel 1921, Lily e le sue compagne continuarono a giocare in varie sedi, dimostrando la loro passione e dedizione per lo sport.

Curiosità. Conosciuta come una vera forza offensiva, Lily Parr era famosa per il suo tiro eccezionalmente potente. In quel periodo, non era raro che le squadre femminili sfidassero quelle maschili. Durante una di queste partite, un portiere professionista della lega maschile inglese cercò di intimidire Lily prima di un calcio di rigore, sostenendo che lei non sarebbe stata in grado di segnare. Tuttavia, subito dopo il rigore, lo stesso portiere chiese di essere trasportato d’urgenza all’ospedale: il potente tiro di Parr gli aveva infatti rotto il braccio.

Nel 2002, Lily Parr è stata la prima donna ad essere inserita nella English Football Hall of Fame, che ha riconosciuto il suo ruolo cruciale nello sviluppo del calcio femminile. Nel 2019, è stata anche la prima calciatrice a ricevere una statua a grandezza naturale al National Football Museum di Manchester, un gesto che ha sottolineato ulteriormente il suo status di leggenda del calcio.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Dichiaratamente lesbica, Lily Parr visse con la sua compagna Mary per molti anni. Il suo coraggio nel vivere apertamente il suo orientamento sessuale, in un’epoca il lesbismo era ritenuto letteralmente una malattia mentale, ha fatto di lei un’icona dei diritti LGBTIQ+. Allo stesso modo semplicemente vivere come donna e giocatrice di calcio sono stati per lei una grande lotta in un periodo in cui anche la Federcalcio disse: ” è del tutto inadatto alle donne e non dovrebbe essere praticato”. 

Lily Parr aveva 45 anni quando, il 12 agosto 1950, disputò la sua ultima partita, segnando un gol nella vittoria 11-1 contro la Scozia. Si ritirò definitivamente all’inizio degli anni ’60, dopo una lunga carriera nel calcio, poco prima che il Preston Ladies, la squadra per cui aveva giocato per tanto tempo, si sciogliesse nel 1965. Cinque anni più tardi, nel 1970, fu finalmente revocato il divieto di giocare a calcio imposto alle donne.

Fervente fumatrice per tutta la vita, Lily fu colpita da cancro al seno, e nel 1967 subì una doppia mastectomia. Nonostante la gravità della situazione, mantenne il suo spirito combattivo e ironico, commentando: “Mi ci sono voluti 62 anni per coltivarli, ora me li hanno tolti!” Anche durante il ricovero, continuò a fumare, chiedendo agli amici di portarle i suoi amati pacchetti di sigarette Woodbine in ospedale.

Il suo contributo va oltre il calcio: ancora oggi, a distanza di oltre 50 anni dalla sua scomparsa, Lily rimane un’icona della comunità queer.

2 / 13

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.