Mentre Donald Trump giurava sulla Bibbia diventando ufficialmente il 47esimo presidente degli Stati Uniti d’America, dall’altra parte del mondo andava in scena la terza edizione dei Rainbow Awards, evento dedicato a chi sostiene i diritti della comunità LGBTQIA+ condotto da Vladimir Luxuria e dalle Karma B.
Tra le tante figure premiate nel corso della serata romana il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, le giornaliste Bianca Berlinguer e Serena Bortone, le artiste Paola Iezzi e Ditonellapiaga, l’attore e attivista Paolo Camilli, la regista de “Il ragazzo dai pantaloni rosa” Margherita Ferri, il finalista al Premio Strega Tommaso Giartosio, il regista Alessio Marzilli e l’atleta Valentina Petrillo, che ha conquistato anche il premio assegnato dalla giuria, tornando così a casa con due riconoscimenti.
Le parole del sindaco di Roma
“Sono onorato per questo riconoscimento, che non va a me ma al lavoro di una squadra che stiamo portando avanti con grande impegno e determinazione“, ha precisato il sindaco Gualtieri una volta salito sul palco. “Noi pensiamo che Roma Capitale debba essere anche la Capitale dei diritti, in un momento come questo in cui ci vergogniamo sempre più spesso della distanza abissale che separa la legislazione del nostro Paese da tanti nostri omologhi europei e non europei. Dobbiamo fare tutto quello che un’amministrazione può fare per far sentire tutti pienamente cittadini e allo stesso tempo batterci affinché questo Stato colmi questo divario, vari delle legge adeguate che riconoscano il matrimonio egualitario, i diritti dei figli delle famiglie omogenitoriali, i diritti di adozione e tanto altro. Ci sentiamo parte di una battaglia più grande, che è politica e al tempo stesso culturale. Possiamo vincerla perché ogni volta che facciamo qualcosa per la comunità partono le polemiche al grido “non sai cosa stai facendo, cosa succederà”. E cosa succede? Niente. Perché la società è più avanti”.
L’intervento di Elly Schlein
Poco dopo anche Elly Schlein è salita sul palco dei Rainbow Awards per presentare Bianca Berlinguer, con la segretaria del Pd che ha chiesto all’Italia tutta di “far vincere l’amore“, dinanzi a una destra che alimenta odio e divisioni. “Facciamo vincere l’eguaglianza, anche in Italia una legge contro l’omobitransfobia. L’odio uccide le persone”. Schlein ha ricordato la quantità di aggressioni avvenute nel nostro Paese nelle ultime settimane, da Genova a Roma passando per Bologna, Napoli, Caserta. “Dobbiamo continuare ad alzare la nostra voce perché è incivile che in questo Paese non ci sia una legge che non riconosca l’aggravante quando si tratta di omobilesbotransfobia. Posso garantire il mio impegno e quello del Pd per continuare a lottare finché non avremo questa legge, finché non avremo il pieno riconoscimento delle figlie e dei figli delle coppie omogenitoriali, i diritti sull’adozione, tutto quello su cui anche il centrosinistra è mancato in questi anni. La garanzia che voglio dare è che quel tempo è finito, adesso siamo e saremo sempre in questa lotta fino in fondo. Perché ci crediamo e perché non vogliamo vedere l’Italia in quella mappa di ILGA. Una mappa dove sembra esserci ancora un muro che divide l’Europa, e il nostro Paese è dall’altra parte. Da parte dei paesi più riluttanti a riconoscere i diritti delle persone LGBTQIA+ come diritti fondamentali quali sono. Continuiamo a batterci insieme contro l’odio e contro ogni discriminazione“.
Il trionfo di Valentina Petrillo
L’unica ad aver vinto due premi ai Rainbow Awards 2024, come detto, è stata Valentina Petrillo, prima atleta trans a gareggiare alle Paraolimpiadi, pochi mesi fa a Parigi. Petrillo ha conquistato il premio Sport e quello assegnato dalla giuria, che era chiamata ad eleggere il premio tra i premi, la vincitrice tra i vincitori. Sul palco Valentina ha ricordato quanto ci sia ancora da fare per sconfiggere la transfobia, raccontando un aneddoto relativo alle Olimpiadi francesi, quando nel corso della cerimonia di apertura il telecronista Rai Claudio Arrigoni dovette spiegare ai telespettatori che continuavano a scrivergli sui social che Valentina era alle paralimpiadi non perché trans, bensì perché ipovedente. “Questo fa capire quanto ci sia da lavorare, io ci ho messo la faccia e tanto di mio per arrivare a Parigi. Avevo un sogno da piccolina, imitare Pietro Mennea, avevo 7 anni quando lo vidi vincere le Olimpiadi di Mosca. All’età di 14 anni mi hanno detto che sarei diventata cieca ma non ho mai perso la speranza. Oggi ci vedo ancora e sono arrivata a Parigi dove mi sono presa il mio sogno“.
La libertà di Serena Bortone
Accolta tra gli applausi, Serena Bortone ha vinto il premio Caso dell’Anno, con la giornalista fatta fuori dalla nuova Rai a trazione meloniana e di fatto spedita su Radio2, dove conduce il programma 5 in condotta. Bortone ha ribadito quanto sia fondamentale la visibilità e la rappresentazione LGBTQIA+ in televisione, ricordando un aneddoto. “Ho conosciuto un ragazzo mentre presentavo il mio romanzo. È venuto da me e mi ha detto di aver avuto un coming out molto difficile, co sua mamma che non lo accettava. “Ma il fatto che tu potessi parlare tutti i giorni su Rai1 di omosessualità con semplicità, naturalezza, ha fatto cambiare idea a mia madre”. E io vi posso assicurare che questa è stata una delle cose più belle che mi siano mai state dette. Piangevo con lui“. Bortone ha poi aggiunto.
“La libertà non è individuale, la libertà esiste solo se condivisa. La libertà se individuale è arbitrio, egoismo, e io non sopporto che oggi si utilizzi la parola libertà in nome della cosiddetta lotta al politicamente corretto per utilizzare la pseudo libertà cattiva, per insultare. Non esiste la libertà di insultare. Si capisce bene cosa sia un confine tra un parere e un insulto. Siamo tutti uguali nei diritti e nei doveri ma siamo fortunatamente tutti diversi e solo nella diversità c’è l’arricchimento. Nessuno vuole essere uguale all’altro. Trovo molto miope e molto triste questa volontà di percorrere le strade dell’odio per un bieco consenso elettorale. Si può sempre scegliere nella vita da che parte stare, auguro a tutti noi di stare sempre dalla parte giusta. La parte del rispetto, dell’inclusione, dell’accoglienza. Nessuno si deve arrogare il diritto di dire a chiunque altro cosa debba o non debba essere. Questa non è libertà, è dittatura ideologica”.
L’Orgoglio di Nichi Vendola
Sul palco per consegnare il Premio Letteratura al marito di Tommaso Giartosio, Gianfranco Goretti, è salito Nichi Vendola, che ha sottolineato quanto sia sconvolgente considerare “reati universali” i bambini come suo figlio, che ha due papà.
“Mi viene un po’ di rabbia perché penso ai tanti bambini come mio figlio che vengono sterminati dalle armi, dalle bombe che magari noi come Paese vendiamo. In quel caso ucciderli non è reato, non è reato universale. Siamo precipitati nella disumanizzazione del mondo. Il fatto che siamo governati, dominati da una plutocrazia fascista e omofoba è drammatico. È accaduto perché abbiamo subito la catastofe delle parole. Noi che siamo nati il giorno in cui ci siamo presi le parole, le parole per raccontarci, per noi che avevamo la maledizione di non poter nominare il nostro amore, per noi oggi l’orgoglio non basta, il Pride non basta. Dobbiamo riflettere su come affilare le unghie, perché ci toccherà inventare nuove forme di lotta. La mia vita gay è iniziata mezzo secolo fa, nulla mi è stato regalato ma io non ho mai regalato loro l’idea di essere una vittima. Non mi sono mai sentito una vittima. Ho sempre voluto essere la persona che si prendeva il diritto alla propria felicità“.
L’eterna vicinanza di Paola Iezzi
Sul finire di serata Paola Iezzi ha ritirato il premio speciale Icona, dicendosi “molto emozionata. A questo riconoscimento do un’importanza speciale perché l’affetto, l’amore, la vicinanza che sento con la comunità LGBTQIA+ che c’è da sempre, da quando faccio questo lavoro, la diversità che sentivo dentro di me mi ha spinto a fare questo mestiere. Dalla comunità mi sono sentita capita tante volte quando il mondo etero a cui appartengo non mi capiva, mi sono invece sempre sentita accolta e amata in un modo speciale dalla comunità queer. Ho imparato un sacco di cose dalla comunità e ancora ne imparerò, perché sento sempre un’empatia, un senso di solidarietà incredibile che mi spinge a diventare più resiliente. Nei vostri occhi, nella vostra determinazione trovo la forza per afferrmare me stessa, combattere anche le mie di battaglie. Per questo ho sempre sentito forte l’urgenza di sposare le vostre battaglie, perché sono le mie battaglie“.
“In questo contesto storico e politico a noi ostile ha ancora più valore riconoscere il coraggio, la disponibilità, la bontà di chi si è distinto in questo anno in nostro favore in vari ambiti”, ha dichiarato la direttrice artistica Vladimir Luxuria. “Questa è la nostra risposta a chi vorrebbe riportare indietro l’orologio della storia: un’esplosione di colori, coraggio e resistenza”.
Ad affiancarla nella co-direzione creativa, le Karma B. “I Rainbow Awards rappresentano un appuntamento estremamente significativo per noi, per la comunità LGBTQIA+ e, crediamo, per la società tutta. Ricordarci infatti che esistono i colori è insieme un atto di speranza, di resistenza e di coraggio. Oggi più che mai”.
“I Rainbow Awards sono una finestra aperta sul mondo come dovrebbe essere. Un mondo inclusivo, dove le differenze sono la vera ricchezza. Un mondo da guardare come esempio per le generazioni future dove le parole, un gesto, un’azione arricchiscono il nostro percorso di vita. I Rainbow Awards non sono quindi solo un evento celebrativo per la nostra comunità ma un momento di raccolta necessario per gettare le basi per una nuova cultura della convivenza sociale in un Paese che ha, soprattutto oggi, bisogno di restare unito. “Questa serata rappresenta il nostro mondo ideale, un mondo che dobbiamo continuare a costruire con impegno e tenacia”, ha aggiunto Adriano Bartolucci Proietti, presidente di GAYCS e fondatore dei Rainbow Awards.
I vincitori di questa terza edizione dei Rainbow Awards
• Premio Politica: Sindaco di Roma Roberto Gualtieri
• Premio Cinema: “Il Ragazzo dai Pantaloni Rosa”
• Premio Teatro: Paolo Camilli
• Premio Personaggio TV: Bianca Berlinguer
• Premio Sport: Valentina Petrillo
• Premio Caso dell’Anno: Serena Bortone
• Premio Musica: Ditonellapiaga
• Premio Associazione: Genderlens
• Premio Satira: Alessio Marzilli
• Premio Social: Licia Fertz
• Premio Carriera: Omaggio in memoriam a Sandra Milo
• Premio Letteratura: Tommaso Giartosio
• Premio campagna dell’anno: Idealista
• Premio brand: Atac
• Premio tv: Pride TV/Pluto TV
• Premio Speciale Icona: Paola Iezzi








