Arcilesbica, lettera per l’8 marzo: il violento attacco al transfemminismo, al linguaggio inclusivo e alla GPA

Arcilesbica Nazionale pubblica una lettera aperta per l’8 marzo che attacca il transfemminismo, il linguaggio inclusivo e la GPA. Quale idea di femminismo promuove davvero? Ecco cosa c'è da sapere.

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Arcilesbica trans escludente 2025
La posizione trans-escludente di Arcilesbica alla vigilia dell'8 Marzo, festa delle donne
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L’Arcilesbica Nazionale deve avere le idee abbondantemente confuse. Sulla homepage del sito troneggia fieramente lo slogan: “La lotta alla discriminazione e il potenziamento della visibilità delle lesbiche, nonché la diffusione della cultura lesbica e femminista per permettere ad ogni donna di trovare il proprio spazio nel movimento”. Tutto bene se non fosse che poi, nel contenuto, l’associazione rivela la sua anima transfobica. 

Sulla homepage del sito, le associate invitano a scaricare un libro, che il mio computer, fiutando il “pericolo” si è rifiutato di fare, pensate un po’. 

La svolta trans-escludente di Arcilesbica, un po’ di storia

La svolta considerata transfobica di Arcilesbica emerse tra il 2016 e il 2018, quando l’associazione assunse posizioni sempre più critiche su gestazione per altri e prostituzione, identificate come sfruttamento del corpo femminile. Alcuni documenti interni e dichiarazioni pubbliche, specialmente al congresso nazionale del 2017, sottolinearono l’importanza del sesso biologico nella definizione del lesbismo, escludendo di fatto le donne trans* dall’orizzonte femminista. Tale orientamento suscitò forti reazioni da parte di collettivi transfemministi e associazioni LGBT+, che denunciarono l’approccio come “trans-escludente”. Numerose sezioni locali abbandonarono l’organizzazione, mentre alcuni Pride rifiutarono la presenza ufficiale di Arcilesbica. Oggi le posizioni di Arcilesbica vengono spesso definite “TERF” (Trans-Exclusionary Radical Feminist) e ritenute incompatibili con il riconoscimento dell’autodeterminazione trans*, segnando una frattura tuttora irrisolta nel movimento femminista e lesbico italiano. ​​

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Arcilesbica Nazionale: la “fatica” per fronteggiare il transfemminismo

Nel proprio manuale, Arcilesbica Nazionale ci parla della “fatica” per “fronteggiare” (ipse dixit) la sfida al transfemminismo: “secondo cui una persona di sesso maschile può essere lesbica, se si dichiara tale, poiché dire equivarrebbe ad essere. Questa teoria apparentemente trasgressiva cerca di farsi largo nei movimenti giovanili, ma è una appropriazione culturale e materiale delle donne. Infatti nega le esperienze strettamente femminili come la maternità, il lesbismo e il movimento delle donne, mentre approva che le donne vengano usate nella surrogazione di maternità e nel sistema prostituente”, si legge.

Per Arcilesbica il transfemminismo è una minaccia. A me risulta sia la naturale evoluzione di un femminismo che riconosce e abbraccia tutte le identità. Una posizione – quella di Arcilesbica – che nega l’identità delle persone transgender, e alimenta una narrazione transfobica.

La realtà è ben diversa: il transfemminismo non cancella l’esperienza delle donne, ma amplia il concetto di lotta femminista includendo tutte le soggettività marginalizzate. 

Ma Arcilesbica insiste: Il libro indica “cosa vogliono le lesbiche”. Beh, colei che vi scrive è dichiaratamente, apertamente, orgogliosamente lesbica e, vi assicuro, tutto questo non lo vuole.

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Arcilesbica Nazionale e la lettera aperta dell’8 marzo: femminismo selettivo o esclusione sistematica?

Non paghe, le associate di Arcilesbica hanno appena condiviso una lunga lettera aperta per chi manifesterà l’8 marzo.

Nella missiva che di seguito vi andrò a riassumere (non ringraziatemi), leggo sproloqui distanti da me (lesbica dichiarata, lo ribadisco), punti di vista che mi hanno fatto venire i brividi. Parole e concetti che, francamente, credo non debbano passare inosservati, non adesso, non oggi. 

Schwa e linguaggio inclusivo

Arcilesbica esordisce, svelando di provare “sconcerto” per le parole neutre e gli asterischi: “come può essere celebrata la giornata delle donne, se si rifiuta la parola “donna”?”.

Arcilesbica dovrebbe essere in grado di comprendere che esiste il consenso e la libertà di scelta e parola. E, come tale, ogni persona deve avere il diritto di utilizzare parole neutre e asterischi in qualsiasi situazione lo ritenga opportuno. È accettabile trasformare, grazie a una manipolazione della narrazione, i tentativi di rendere inclusiva la lingua in qualcosa che – a detta di Arcilesbica – cancellerebbe l’esistenza delle donne? Lə schwa (ə) è davvero un pericolo per le donne cisgender? Ecco un passaggio della lettera:

“Il nuovo linguaggio neutro che cancella la nostra esistenza con simboli astrusi (asterischi, schwa, chiocciole) non tiene conto della forza delle relazioni tra donne di ogni età, fatte di riconoscimento reciproco e anche di gratitudine”,

Arcilesbica Nazionale si reputa contro le discriminazioni, ma la sua azione è chiaramente discriminatoria. Negli ultimi anni, la neo-lettera schwa (ə) è stata adottata nella lingua italiana come soluzione linguistica per il linguaggio inclusivo e non binario. Un simbolo  utilizzato per superare il binarismo di genere delle parole, sostituendo le desinenze maschili o femminili (-o, -a) con una forma neutra (come nel latino, nell’inglese, nel tedesco eccetera). Questi termini “astrusi” (cit.!) quindi, servono a rendere la lingua più inclusiva, evitando di attribuire automaticamente un genere maschile o femminile a gruppi misti o a persone non binarie. Non così difficile vedere come si tratti di una pratica di inclusione, che Arcilesbica prova a narrare come fosse un assalto alle donne: abbastanza patetico, francamente.

Io ringrazio schwa e asterischi e – da lesbica – sono grata che esistano e possano permettere alle persone di oltrepassare i limiti linguistici dell’italiano, limiti che oscurano le persone non binarie.

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Sport e persone transgender

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Il manifesto si dice favorevole al “genere”, ma aggiunge: “Negli umani ci sono solo due sessi, il maschio e la femmina”. Insomma, il superamento del binarismo di genere per Arcilesbica è un nemico.

Un altro dei punti più controversi riguarda l’inclusione delle atlete transgender nelle competizioni sportive. Secondo Arcilesbica Nazionale, permettere alle persone trans di gareggiare significherebbe togliere spazio e opportunità alle donne: “Le sinistre da sempre difendono i vulnerabili e sembrano oggi dare centralità ai corpi trans, denunciano ad esempio le leggi che non li includono negli sport femminili. Ma chi si cura del diritto delle atlete a competizioni giuste? Vincere un torneo è il traguardo di chi fa sport e comporta premi e borse di studio. Perché le donne dovrebbero privarsene a favore di persone trans? Essere solidali non è essere sacrificali”.

Tuttavia, non è un passaggio obbligato: perché una donna dovrebbe “sacrificare” il suo talento? Se ce l’ha, avrà modo di metterlo in pratica anche durante le competizioni sportive e, lo stesso DIRITTO spetta anche ad una persona transgender.

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Adolescenza e identità di genere: una narrazione pericolosa

Particolarmente pericoloso è il passaggio dedicato alle adolescenti con varianza di genere. Arcilesbica descrive i percorsi di transizione come una moda passeggera che rischia di “convertire” le ragazze lesbiche in uomini transgender.

“Ora vediamo con orrore tante adolescenti e perfino preadolescenti che non si conformano alle norme di genere (come parecchie di noi da piccole) chiedere di essere convertite in “uomini” a suon di farmaci, senza che si dica loro che cambiare sesso è impossibile e che se continuano su quella strada saranno medicalizzate a vita, e senza tener conto delle e dei detransitioner, persone trans pentite che adesso cercano di tornare indietro da interventi irreversibili”.

Un’argomentazione che ricalca la retorica allarmista delle destre reazionarie, ignorando completamente il fatto che ogni percorso di transizione è seguito da equipe mediche e psicologiche specializzate.

 

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Il concetto di inclusione

Nella lettera aperta viene messo in discussione anche il concetto di inclusione: “È una bella parola, inclusione. Sembra aprire nuovi orizzonti di uguaglianza e amicizia, ma purtroppo le sue conseguenze non sono sempre così positive. Le soggettività hanno bisogno di spazi autonomi, senza uno spazio tutto per noi non sarebbe esistito il femminismo né il movimento lesbico, come altri movimenti di liberazione”.

Anche in questo caso, mi permetto rispettosamente di dissentire. Il termine inclusione indica il processo sociale, culturale ed etico volto a garantire la piena partecipazione di tutte le persone nella società, senza discriminazioni legate a genere, orientamento sessuale, etnia, abilità, religione o condizioni socio-economiche.

Inclusione significa creare ambienti dove ogni persona si sente accolta, rispettata e valorizzata per ciò che è, senza bisogno di nascondere o modificare la propria identità.

L’inclusione è fondamentale perché combatte la discriminazione, promuove la giustizia sociale, migliora la qualità della vita delle persone e crea comunità più coese e rispettose. Mi risulta persino ridicolo scrivere in difesa di una parola che non avrebbe neanche bisogno di essere sbandierata.

Gravidanza per altri: il diritto di scelta “calpestato” da Arcilesbica

La lettera aperta s’interroga anche sulla GPA (gestazione per altri, resa reato universale dall’attuale maggioranza): “Trasformare la gravidanza in lavoro significa ridurre la nascita a merce, regolata da contratti imposti dai committenti […] Le difficoltà nel diventare genitori non giustificano il familismo amorale né l’uso del corpo femminile come strumento. Gli omosessuali, come avveniva in anni passati, possono accordarsi con donne solidali che ricorreranno all’autoinseminazione o chiedere l’apertura delle adozioni, evitando il mercato riproduttivo […] Discutere di GPA non è odio, mentre vietarne il dibattito è autoritarismo e censura”.

L’associazione ignora completamente il dibattito sulle regolamentazioni etiche e il diritto di autodeterminazione delle persone coinvolte. L’inclusione delle famiglie omogenitoriali passa anche attraverso il riconoscimento di percorsi genitoriali diversi, senza giudizi morali.

Omofobia secondo Arcilesbica: tante idee (ma confuse)

La lettera aperta prosegue interrogandosi pure sull’omofobia: “Se la parola “omofobia” viene usata per silenziare il dissenso non è più uno strumento di liberazione, ma di controllo. In particolare, le donne critiche verso quelle rivendicazioni sono accusate di fare “discorsi d’odio””.

E si conclude: “Mettendo al centro le relazioni politiche tra donne intendiamo trasformare tutta la civiltà, per arrivare a un mondo radicalmente diverso e migliore per tutte e tutti e non solo un po’ meno ingiusto di quello attuale”.

Tante idee, ma confuse.

Per la cronaca, la lettera aperta è stata condivisa anche su Instagram, taggando associazioni come “Non una di meno” che ha pubblicamente chiesto di non essere menzionata in un post di cui non condivide il pensiero.

Quindi, se l’intento di Arcilesbica Nazionale era quello di arrivare a un “mondo migliore”, forse con questi schemi così rigidi facciamo prima ad ottenere la “pace del mondo” ambita da Miss Italia.

Qui la lettera integrale — ma solo se avete digerito i peperoni. Che io vi voglio bene, mica vi voglio sulla coscienza.

© Riproduzione riservata.

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