Gallipoli, picchia il figlio da quando aveva 4 anni perché gay “Giocava con le bambole”: padre a processo, il ragazzo aveva tentato il suicidio

Quindici anni di vessazioni, iniziate quando la vittima aveva appena quattro anni. Un'ennesima storia di ordinaria omofobia.

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Il 14 gennaio scorso, il giovane ha trovato il coraggio di rivolgersi ai carabinieri
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Siamo a Gallipoli, nel Sud Salento, dove un uomo di 53 anni è stato rinviato a giudizio con l’accusa di minacce e maltrattamenti nei confronti del figlio 19enne, perseguitato per anni a causa della sua omosessualità. Le vessazioni sarebbero state così gravi da rendere la sua vita insostenibile, fino a spingerlo a tentare il suicidio. Un’infanzia e un’adolescenza segnate dalla violenza, consumata proprio tra quelle mura che avrebbero dovuto offrirgli protezione.

Secondo quanto emerso dall’inchiesta, le angherie sarebbero iniziate fin dall’infanzia. Il padre avrebbe cominciato a perseguitarlo quando, a soli quattro anni, lo sorprese a giocare con le bambole. Da quel momento, ogni segnale di quella che lui considerava un’“inclinazione disonorevole” è diventato un pretesto per insulti, minacce e aggressioni. Una spirale di violenza che non ha mai trovato tregua, neanche con l’adolescenza, e che ha raggiunto il suo culmine lo scorso 20 dicembre, quando il padre del ragazzo, incontrandolo per strada, lo ha insultato e gli ha sputato addosso. 

Il caso è però venuto alla luce solo di recente, quando, il 14 gennaio scorso, il giovane ha trovato il coraggio di rivolgersi ai carabinieri per denunciare anni di soprusi. Secondo il giudice per le indagini preliminari di Lecce, Angelo Zizzari, la sistematicità degli ampiamente documentati maltrattamenti ha reso necessaria la richiesta di giudizio immediato. E, se in Italia esistesse una legge a tutela dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, ci sarebbe anche un’aggravante.

L’udienza è fissata per il 4 giugno 2025 a Lecce. Nel frattempo, il ragazzo – oggi 19enne e  assistito dall’avvocata Alessandra Assunta Luchina – ha deciso di costituirsi parte civile, e sta cercando di ricostruire la propria vita lontano da quell’ambiente familiare che per anni lo ha oppresso.

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