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Giornata contro l’Omobitransfobia, che farà il governo Meloni?

La speranza è che almeno Sergio Mattarella, faro della Repubblica, torni a puntare il dito contro l’omotransfobia come fatto nel 2017, 2019, 2020, 2021 e 2022.

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Un anno fa il Ministero dell’Istruzione, tramite il Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione e la Direzione Generale per lo Studente, l’Inclusione e l’Orientamento scolastico, ricordò come la Costituzione italiana, all’art. 3, sancisca: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Una nota che invitò i docenti e le scuole di ogni grado, nell’ambito della propria autonomia didattica ed organizzativa, a creare occasioni di approfondimento con i propri studenti sui temi legati alle discriminazioni, al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, nell’ambito dei principi nazionali e internazionali sopra citati.

Per l’alto valore dell’iniziativa, si prega di assicurare un’ampia e tempestiva diffusione della presente nota presso tutte le istituzioni scolastiche“, concluse la nota firmata Maria Assunta Palermo, alla Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione del MIUR, da anni impegnato a favorire e costruire una scuola aperta e inclusiva, che valorizzi le singole individualità e educhi alla cultura del rispetto per prevenire e contrastare ogni forma di violenza e discriminazione in adesione ai principi e ai diritti fondamentali sanciti a livello internazionale dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, e in più articoli dal Trattato sull’Unione europea.

Apriti cielo.

La destra scatenò un putiferio contro l’allora governo Draghi e l’allora ministro Patrizio Bianchi. Rossano Sasso, all’epoca leghista sottosegretario di Stato al Ministero dell’istruzione nel governo Draghi, tuonò “no al gender nelle scuole”.

Fratelli d’Italia, oggi partito di maggioranza, chiese al ministro Bianchi di ritirare la circolare, preannunciando addirittura una interrogazione parlamentare. Paola Frassinetti, Ella Bucalo e Isabella Rauti, parlamentari FDI, definirono “sconcertante” la circolare del ministero dell’Istruzione, un “tentativo inaccettabile di far rientrare dalla finestra quello che il Parlamento italiano ha fatto uscire dalla porta, il ddl Zan“. A loro dire quella circolare avrebbe “spalancato le porte delle scuole all’ideologia gender“. Testuale.

Passato un anno, tutto è cambiato.

La destra ha vinto le elezioni, Giorgia Meloni è premier, Salvini e Tajani sono vicepremier, Roccella è ministra per le pari opportunità. Da mesi l’attacco alla comunità LGBTQIA+ e alle famiglie arcobaleno è praticamente diventato ordine del giorno, tanto da vedere l’UE paragonarci a Polonia e Ungheria. Da parte di Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione, non è al momento partita alcun tipo di nota, mentre non è chiaro come e se Roccella “celebrerà” la giornata contro l’omotransfobia, dopo aver asserito che in Italia non esista. Molto probabilmente, il silenzio la vincerà.

Difficile immaginare dichiarazioni anche da parte del presidente della Camera Lorenzo Fontana, negli anni andato incontro a virgolettati allucinanti, e dal presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha espresso il proprio dispiacere nel caso in cui avesse avuto un figlio gay.

La speranza è che Sergio Mattarella, presidente della Repubblica, torni a parlare di omotransfobia come fatto nel 2017, 2019, 2020, 2021 e 2022, definendola pubblicamente “anticostituzionale”, una “inaccettabile violazione dei diritti umani”, perché “una società libera non permette discriminazioni e aggressioni”.

Mai come quest’anno, dinanzi ad un governo che ostenta e istituzionalizza l’odio omotransfobico, le parole del Capo dello Stato sarebbero importanti, semplicemente necessarie.

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