Il nostro amato Luca Guadagnino che trasforma il disturbo in provocazione e le turbe emotive in rivoluzioni sotto pelle, è caduto nella trappola di ‘American Psycho‘ e nelle grinfie di Patrick Bateman, il serial killer partorito dalla mente di Bret Easton Ellis, il cattivo più iconico della storia della letteratura contemporanea. Non sappiamo se Bateman farà a pezzi anche Guadagnino, per farne una battuta di cruda carne sanguinolenta da gustare sulle colline cremasche insieme a un calice di bonarda, ma certamente possiamo dare atto a Guadagnino di aver centrato il momento. Chapeau!
L’annuncio ha non solo mandato in fibrillazione cinefili e riviste di settore, ma ha immediatamente scatenato il toto-nomi. Ora, andiamo con ordine, ‘ché c’è molta carne sul piatto e gronda moltissimo sangue da questo raw barbecue di maschi.
Chi è Patrick Bateman (attenzione: contenuto orropilante)
Pubblicato nel 1991, American Psycho è un romanzo brutale e dissacrante che ha messo a nudo le nevrosi della New York degli anni ’80, sommersa dal denaro e dalle speculazioni finanziarie, e popolata da broker senza scrupoli, capaci di tutto pur di scalare le proprie ambizioni e ammassare dollari sufficienti per comprare l’ultimo abito di Giorgio Armani o Nino Cerruti, o ancora per avere il miglior biglietto da visita stampato su carta italiana, o ancora ottenere il booking del miglior tavolo al ristorante più en vogue di Manhattan. Al centro della storia c’è Patrick Bateman, giovane, bellissimo, che incarna alla perfezione l’ideale yuppie: ben vestito, pelle sempre ben idratata, capelli perfettamente scolpiti, ricco, glamouroso, apparentemente senza difetti ed eternamente fornito di ottima cocaina e altre svariate sostanze psicotrope di rara purezza. Sotto la superficie scintillante, Bateman è un mostro in fashion-suit, un serial killer che si aggira per New York con tumultuosa tranquillità, per trasformare le proprie nevrosi consumistico-capitaliste in cruenti e spietati omicidi di rivoltante truculenza. Uno su tutti: una sex worker viene legata. Bateman inserisce dapprima un pezzo di formaggio nella sua vagina, per poi infilarci un topo che scava affamato tra le mucose genitali della povera vittima che morirà dissanguata.
La vita di Bateman è scandita da locali esclusivi, liste vip, sesso compulsivo con corpi casuali, glamour hollywoodiano filtrato dalla patina di coolness newyorchese, dettagli minuziosi su abiti firmati e ossessioni compulsive sulla spasmodica ricerca di essere “il top” – si direbbe oggi – in tutto. Un personaggio memorabile, nel quale il genio di Ellis incarna il narcisismo, l’ossessione per l’apparenza, l’indifferenza per la sofferenza altrui, il sadismo verso il dolore emotivo e fisico di malcapitate vittime, soprattutto se fragile ed emarginate: un manifesto cristallino, crudo e altamente anticipatorio della disumanità contemporanea che sta devastando la società capitalista. Un romanzo che destabilizzò la scena letteraria americana e non solo: uno specchio deformato, ridondante eppure preciso di un’epoca che gettava le basi per lo scempio che il liberismo anglo-americano avrebbe inflitto al lifestyle occidentale nei decenni a seguire, fino ai giorni nostri, disperati e rassegnati al declino inevitabile. L’intuito di Luca Guadagnino, in termini assoluti, è puntuale (se possiamo permetterci): questo è il momento di ributtare in pasto al mondo il Patrick Bateman che c’è in ciascun essere umano incastrato tra le lame del consumismo turbo-capitalista a trazione digitale. Un ritratto eccessivo e durissimo sul vuoto morale irrimediabile che scava gelide solitudini intorno alle persone che performano sui social network. Social network? Ma non c’erano all’epoca di Bateman. Accidenti, che succede? Entropia, portami via! Continua a leggere, darling.

Il precedente film del 2000 con Crhstian Bale
Nel 2000, Mary Harron portò Bateman sul grande schermo, affidando il ruolo a un giovane Christian Bale, che con il sguardo gelido e sferzante sorriso definì per sempre l’immagine del protagonista. Il film è diventato un punto di riferimento per la cultura pop, con scene memorabili, replicata ancora oggi su meme che spaziano dall’omicidio coreografato sulle note di “Hip to Be Square” di Huey Lewis & The News, fino ai monologhi surreali sulla musica pop degli anni ’80, perfetti riflessi di una mente sbandata e lucidamente incastrata nel sistema delle ambizioni.
Il nuovo adattamento
Si rincorrono voci sul possibile nuovo adattamento. Lo diciamo subito, nulla è confermato ed è difficile separare i rumor reali dalle fantasticherie dei fan di uno dei romanzi più amati e odiati della storia. Perché sì, la novità parrebbe proprio questa. Guadagnino sarebbe al lavoro per una nuova versione di sceneggiatura di American Psycho, secondo il comunicato di Lionsgatea sarà Scott Z. Burns (“Contagion” di Soderbergh tra gli altri) a sceneggiarlo: supervisione dello stesso Bret Easton Ellis? Tempo fa lo scrittore aveva lasciato trapelare il proprio entusiasmo su Guadagnino. “Siamo entusiasti di aggiungere un altro regista di alto livello al nostro prossimo programma”, ha dichiarato Adam Fogelson, presidente di Lionsgate Motion Picture Group, in un comunicato “Luca è un artista brillante e la persona perfetta per creare una nuova interpretazione di questa opera intellettuale potente e classica”.
L’adattamento potrebbe regalarci un Patrick Bateman (si chiamerà ancora così?) calato nel contemporaneo della finanzia plasmata dalle Big Data company (Meta Facebook, Google ecc.) e dagli umani contemporanei travolti dall’impatto dei social network che hanno ridefinito le nevrosi di oggi. La produzione è affidata alla stessa dinastia di produttori che lavorò al primo adattamento del 2000 con Christian Bale, ma questa volta Patrick Bateman potrebbe essere saldamente incollato al suo ruolo di influencer massimo del contemporaneo, e dunque anche una star dei social. Voci, per ora. Con Guadagnino al timone, la sfida è quella di dare nuova vita a Bateman, e trovare una nuova smagliante versione di una complessità caratteriale glaciale e seducente. E allora è d’obbligo portarla ai giorni nostri. Ora, la domanda che tutti si pongono, naturalmente, è: chi sarà il nuovo Patrick Bateman?

Chi sarà il nuovo Patrick Bateman di American Psycho di Guadagnino?
Timothée Chalamet
Timothée Chalamet sembra quasi un prescelto naturale. Il giovane attore è nato artisticamente con Guadagnino in Chiamami col tuo nome. La sua iconica baby-face, e il suo naturale talento nell’incarnare personaggi complessi e nevrotici potrebbero trasformarlo in un Bateman ipnotico, capacissimo di sedurre e spaventare al tempo stesso. Eppure, non è l’unico nome a circolare. Guadagnino è noto per le sue scelte audaci.
Cooper Koch
Cooper Koch, il magnifico interprete di Eric Menendez in Monsters di Ryna Murhpy (interpretazione epocale con il famoso monologo con l’avvocata) potrebbe essere il volto da scacco matto. Due giorni fa a Los Angeles, in una serata al Gala del Museo dell’Accademia è stato lo stesso Cooper a farsi spudoratamente avanti, pronto a rendere ancora una volta cruenta la propria carriera con il ruolo di Bateman. Koch ha dichiarato a The Hollywood Reporter: “Penso di poter essere io Patrick Batema, Luca sta facendo American Psycho“. La nuova star, incline anche a mettere a nudo senza remore il proprio lato oscuro e le proprie doti anatomiche, potrebbe essere un’opzione fin troppo scontata?

Ma ci sono altri contendenti che, per fascino e versatilità, potrebbero dare del filo da torcere ai due candidati favoriti Chalamet e Kock.

Jonathan Bailey, Josh O’Connor, Paul Mescal
Jonathan Bailey, dopo il successo di Bridgerton, è in piena ascesa, e la sua capacità di alternare dolcezza e ambiguità lo renderebbe un Bateman magistralmente ambiguo, per certi versi meno scontato, per una rivisitazione contemporanea del personaggio borderline: non è forse vero che dietro questi nuovi, osannati maschi gentili si nascondono nuove performanti doti predatorie? Risposta: ma certo!
Ancora meno scontato e inaspettato potrebbe essere quel maschio altrettanto gentile di Paul Mescal. O addirittura il cucciolone Josh O’Connor (già in Challengers di Guadagnino), che darebbe al nuovo Patrick Bateman decisamente una nuova, più conturbante capacità manipolatoria.
Justin Bieber

Ci sono poi voci più audaci – probabilmente del tutto improbabili? – che suggeriscono nomi spiazzanti: Justin Bieber, il re del pop e delle controversie, ultimamente imbrattato – come vittima all’epoca quindicenne – dal fango osceno dello scandalo Diddy. Si tratterebbe di una scelta di marketing geniale, ma anche precisa dal punto di vista degli autori. È del resto noto l’approccio laterale di Guadagnino ai casting. La complessità del personaggio Bieber e la gestione del suo attuale stato mentale sarebbero al tempo stesso una complicazione e insieme un’operazione artisticamente acuta. Bateman sarebbe immediatamente calato nel caos socialnetworkista contemporaneo, specchio eccellente delle storture riflesse nei nostri tempi social e digitali. Non è un’idea tanto folle se si pensa all’impatto che una scelta così rischiosa potrebbe avere sul pubblico globale.
Robert Pattinson

E che dire di Robert Pattinson? Dopo aver abbracciato ruoli oscuri e complessi post-Twilight, potrebbe essere l’attore perfetto per incarnare un Bateman più maturo, un uomo che lotta contro la sua stessa decadenza. Pattinson ha la capacità di passare dall’oscurità alla luce in un attimo, e il suo volto enigmatico sarebbe una tela perfetta per i tormenti di Bateman. E poi ci sono i nomi che risuonano nelle sale di Hollywood: Aaron Taylor-Johnson, con la sua fisicità e il suo sguardo pericoloso.
Jacob Elordi

Avrebbe totalmente senso anche Jacob Elordi, bellissimo e spietato nel suo sguardo falsamente tenero, terribilmente ambiguo, già avvezzo a che esplorano la vulnerabilità maschile e la complessità emotiva, come nella serie Euphoria, nella quale ha senz’altro convinto per la sua capacità di dare corpo e anima a un personaggio problematico, in bilico tra fascino manipolatorio e narcisistico e tenerezza da maschio fragile. Il suo Bateman potrebbe incarnare una versione più giovane e contemporanea del personaggio, un yuppie della generazione digitale, ossessionato non solo dal potere e dall’apparenza, ma anche dall’auto-percezione in un mondo dominato dai social media.
Drew Starkey

Da Queer dello stesso Guadagnino potrebbe spuntare anche Drew Starkey. Sguardo intenso, tormento innato, sarebbe un’assegnazione sotto tono, ma Guadagnino è tipicamente quel genere di artista che se ne frega delle aspettative, o per meglio dire: gioca spesso con l’idea della contro-intuitività. Certo, Starkey sembrerebbe troppo belloccio, troppo fashion-style, critica già mossa anche per il ruolo di Tommy avuto in Queer. Nel quale l’attore però è stato assai convincente, secondo molti osservatori. Va inoltre sottolineato che Drew è già conosciuto per ruoli che esplorano il lato oscuro della psiche umana, come in Outer Banks.
Barry Keoghan

C’è infine l’ipotesi forse più potente, quella per certi versi più capace di dare a Bateman un volto nuovo, diverso e insieme credibile. È Barry Keoghan, con il suo carisma straniante, avulso dalle empatie relazionali, eternamente sospeso tra tenerezza e cinismo. Il suo volto, in bilico tra angelico e perturbante, sembra incarnare un nuovo mix di seduzione e pericolo per un Bateman insolito e decisamente più contemporaneo. Keoghan ha una capacità innata di penetrare sotto la pelle dei personaggi, spingendoli al limite tra vulnerabilità e orrore. Ne L’uccisione del cervo sacro di Yorgos Lanthimos, il suo sguardo vuoto e la sua calma implacabile hanno ritratto un antagonista subdolo che sfida ogni logica. Ed è proprio in quell’abisso di indecifrabilità che detona la sua potenza. In Dunkirk, la sua fragilità timida ha raccontato una sensibilità nascosta dietro la sfrontatezza della giovinezza del suo personaggio mandato allo sbaraglio, e ancora ne Gli spiriti dell’isola Keoghan ha ritratto un commovente saliscendi emotivo tra tormento e dolcezza, anima aggrappata alla luce nonostante le imperturbabili ombre di tragedia. Per tacere della sua performance in Saltburn, nel quale Keoghan ha confermato con solida capacità recitativa la sua capacità di muoversi tra il mistero e l’ambiguità morale. Il suo Patrick Bateman potrebbe essere diverso, meno lucido e perfetto in superficie, più corporeo e greve nelle sue manifestazioni di mascolinità. Ma ancora più misterioso e inquietante nella sua follia latente. Un Batema, quello di Barry Keoghan, che sotto una fisicità solida e sorniona, celerebbe una voragine emotiva immorale spaventosa e credibile.
E allora buon lavoro e buona degustazione a Luca Guadagnino!

