Saltburn, recensione. Barry Keoghan e Jacob Elordi tra sesso, bugie e satira sociale

Impenitente e selvaggio, gustoso e imperfetto, Saltburn guarda al genere gotico confermando tutte le qualità della sua sceneggiatrice e regista. Emerald Fennell.

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Saltburn

2 anni fa Emerald Fennell vinceva l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale con Una donna Promettente, strappando anche la nomination per la miglior regia. Un esordio folgorante ora chiamato a ripetersi, perché da che mondo e mondo è sempre l’opera seconda il vero scoglio da superare. Con Saltburn,  presentato in anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma  scritto, diretto e prodotto dalla stessa Fennell, la 38enne regista ha dato forma ad un romanzo gotico moderno che si fa coming-of-age, storia d’amore adolescenziale, amicizia malsana, tra dominio, identità nascoste, inganno, lussuria e desiderio.

Oliver Quick è uno studente in cerca del proprio posto all’Università di Oxford. Piccolo borghese con borsa di studio, introverso, goffo e timido, come una falena viene attirato nel meraviglioso mondo dell’affascinante aristocratico Felix Catton, che diventa una sua ossessione. Perché Oliver ama pazzamente Felix, come tutti d’altronde, e vorrebbe farlo suo. Catton lo invita a Saltburn, tenuta della sua eccentrica famiglia, per un’estate che si rivelerà indimenticabile. Per tutti…

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I Soliti Sospetti che incontra Ritorno a Brideshead. Emerald Fennell ha dato vita ad una pellicola a più strati, che spazia tra i generi, tutta o quasi centrata sul camaleontico volto di uno strepitoso Barry Keoghan, che sa essere imbranato e al tempo stesso affascinante, dolce e diabolico, subdolo e sincero, animalesco e infantile, delicato e ruvido come la pietra. Il suo Oliver è un personaggio dalle mille sfaccettature che cambia maschera a seconda della situazione, rispetto all’interlocutore di turno, ma con una visione di insieme infinita, in grado di tessere tele agli occhi degli altri semplicemente invisibili.

Jacob Elordi, volto di Euphoria recentemente diventato Elvis Presley per Sofia Coppola, è la quintessenza dell’Adone. Bello, ricco, gentile, apparentemente irragiungibile, irradia luce al minimo sorriso. Tutti se ne innamorano, tutti lo vogliano. E lui lo sa, ne è consapevole. Usa gli altri come propri giocattoli, per poi stancarsene e disfarsene. Oliver parrebbe essere solo l’ultimo di una lunga lista, con la dimora di Saltburn a tacere segreti inconfessabili, smascherando la pochezza di una famiglia nobile e visibilmente disfunzionale.

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Lotta di classe e satira sociale per Emerald Fennell, autrice di una commedia a tinte horror ambientata in una casa di campagna inglese, come vuole tradizione gotica, con il primo vero amore adolescenziale che si fa desiderio mai consumato, con tutte le inevitabili conseguenze del caso tra ripicche e gelosie, piani machiavellici e clamorose menzogne. Jacob Elordi è seducente in ogni inquadratura, mentre Barry Keoghan spazia tra l’inquietudine e la tenerezza, vampiro alla ricerca di linfe vitali altrui. Al loro fianco un cast impeccabile. Rosamund Pike è un’ex modella ora padrona di una tenuta aristocratica inglese che odia le persone brutte e ha la fobia delle barbe; Richard E. Grant è suo marito, nonché padre di Felix, sir legato a polverose tradizioni secolari che puzzano di stantio e sfacciata ipocrisia; Carey Mulligan è un’amica di famiglia, ex drogata inizialmente ospite della tenuta per poi diventare sgradita, poiché incapace di andarsene; Archie Madekwe è un cinico cugino di Felix, mantenuto dalla sua famiglia, oltremodo viziato; mentre Alison Oliver è la sorella bulimica di Felix, ombra di suo fratello che tutti irradia e conquista ma ugualmente legatissima a lui.

Un’orgia visiva, il trionfo dell’eccesso, puro e selvaggio divertimento in chiave cine-pop. Saltburn conferma le qualità registiche e di scrittura di Fennell, qui meno rabbiosa e originale rispetto a Promising Young Woman ma ugualmente tagliente, ferocemente delirante. Dietro l’attrazione di Oliver per Felix la regista costruisce un universo che trasuda privilegi e incapacità nel vederli come tali, palesandoli in tutta la loro sconcertante evidenza e stupidità. Nel farlo sicuramente esagera, calcando un po’ troppo la mano su determinate situazioni, tramutando parti di pellicola in videoclip musicali, spot per profumi, alla ricerca di un’estetica instagrammabile che va a cozzare con l’animo tanto cupo e mefistofelico del suo assoluto protagonista. La fluidità, nella ricerca di una propria identità sessuale, regna sovrana in Saltburn, mentre Oliver pasteggia con sangue mestruale e sperma, facendo scacco matto di volta in volta, contro chiunque osi sfidarlo o negarsi a lui.

Impenitente e selvaggio, gustoso e imperfetto, Saltburn abbraccia sesso, potere e desiderio, cavalcando vizi e virtù di un’aristocrazia sempre più decadente e anacronistica, con un Keoghan finale completamente senza veli sulle note di Sophie Ellis Bextor che è già diventato iconico.

Sconosciuta, per ora, la data d’uscita nei cinema d’Italia.

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