Ron DeSantis vs. Disney, prosegue la guerra sulla legge Don’t Say Gay

Il governatore della Florida, che punta alla Casa Bianca, ha scritto la parola fine allo status speciale che Disney aveva nello Stato.

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Ron DeSantis, recentemente riconfermato governatore della Florida, è sempre più ad un passo dall’annunciare la propria candidatura alla Casa Bianca per il Partito Repubblicano, per la gioia di Donald Trump che vorrebbe correre per la sua 3a elezione presidenziale consecutiva, riprendendosi la rivicinta su Joe Biden.

A giorni l’astro nascente della destra americana uscirà il libreria con “The Courage to Be Free: Florida’s Blueprint for America’s Revival”, libro in cui DeSantis ha confessato di aver consigliato la Disney di ‘stare fuori’ dalla battaglia politica sulla legge Don’t Say Gay.

La contestatissima legge, nota anche come Parental Rights in Education Act, è stata firmata lo scorso anno e vieta qualsiasi discussione su orientamento sessuale e/o identità di genere nelle classi elementari e medie, limitando discussioni nei licei. L’allora CEO Disney Bob Chapek disse di essere pronto a fare di tutto, per cancellare la legge. Ebbene secondo NBC News, che ha messo mano sul libro di DeSantis, lo stesso Chapek confidò al governatore della Florida di “essere continuamente sotto pressione”, in quanto Disney, “ma questa volta è diverso. Non ho mai visto niente del genere prima d’ora”. La major venne infatti inizialmente criticata per non aver detto una parola nei confronti della “Don’t Say Gay”, con DeSantis che così rispose a Chapek: “Non lasciarti coinvolgere da questa legge. Finirai per metterti in una posizione insostenibile”. “Le persone come me si chiederanno: ‘Accidenti, come mai la Disney non ha mai detto nulla sulla Cina, dove fanno fortuna?'”.

La Disney non ancora risposto ad una richiesta di commento. Dopo aver ricordato che lui e sua moglie si sono sposati al Walt Disney World, in Florida, DeSantis ha nuovamente difeso la legge Don’t Say Gay, perché a suo dire conterrebbe semplicemente “protezioni sostanziali per i genitori nell’opporsi all’imposizione dell’insegnamento della sessualità e dell’ideologia di genere” nelle classi materne ed elementari. Il Partito Repubblicano vorrebbe estendere simile legge a livello nazionale.

Anche Bob Iger, tornato CEO Disney, si è detto indignato dalla legge, esattamente come Joe Biden. Ecco perché a detta di DeSantis la Disney avrebbe “alla fine ha ceduto ai media di sinistra e alla pressione degli attivisti”. “La sinistra pensava che l’opposizione della Disney mi avrebbe spinto a porre il veto alla legge, ma non è successo”.

Anzi. DeSantis ha firmato il disegno di legge nel marzo del 2022, mentre lunedì il governatore della Florida ha firmato una nuova legge che conferisce allo Stato un nuovo potere sull’area che ha a lungo concesso alla Disney speciali capacità di autogoverno. “Dagli anni ’60, hanno goduto di privilegi diversi da qualsiasi azienda o individuo nello stato della Florida abbia mai goduto“, ha detto DeSantis in una conferenza stampa. “La mia firma porrà fine anche all’esenzione della Disney dal codice edilizio della Florida e dal codice di prevenzione degli incendi della Florida. Porrà fine all’esenzione della Disney dalle revisioni e dall’approvazione delle normative statali”. “Avevano esenzioni dalle leggi che tutti gli altri dovevano seguire. Sono stati in grado di ottenere enormi benefici senza pagare la loro giusta quota di tasse”. “Come si fa a concedere a un parco a tema il proprio autogoverno e poi a trattare tutti gli altri parchi a tema in modo diverso?”. “Crediamo che non sia stata una buona politica“.

La Florida ha in sostanza acquistato il Reedy Creek Improvement District, nato nel 1967 per permettere alla Walt Disney Company di costruire Disney World, garantendo all’azienda il quasi totale controllo del territorio, sconti fiscali e finanziamenti agevolati per lo sviluppo di servizi e infrastrutture ad uso e consumo di residenti e turisti. Il Reedy Creek Improvement District è così ora diventato Central Florida Tourism Oversight District e sarà sottoposto a diversi livelli di supervisione statale, con un nuovo consiglio composto da uomini scelti dal governatore e non dalla Disney, come sempre accaduto.

Ron DeSantis aveva consigliato alla Disney “di starne fuori”. Non l’hanno fatto, questo è il primissimo risultato concreto.

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