Il 20 gennaio scorso Donald Trump giurava come 47º presidente degli Stati Uniti d’America, 8 anni dopo la prima volta. Oggi, 20 febbraio 2025, è passato esattamente un mese dal 2° mandato presidenziale del tycoon, ancor più aggressivo, divisivo, violento e pericoloso del primo.
Sospinto dalla forza economica e mediatica di Elon Musk e dall’influenza di Vladimir Putin, Trump ha firmato una serie infinita di ordinamenti contro le persone LGBTQIA+, ridando fiato alla sua personale guerra contro un’intera comunità. Se il primo mandato lo aveva visto conquistare la corona di Presidente più omotransfobico di sempre, con il 2° Trump ha deciso di superarsi.
La quantità di provvedimenti presi nei primi 30 giorni di presidenza è spaventosa.
Cancellato il terzo genere

Il presidente ha deciso di eliminare l’opzione del terzo genere, introdotta il 27 ottobre 2021 dall’amministrazione Biden, che aveva emesso il primo passaporto statunitense con l’opzione “X”. Una scelta ideata per riconoscere ufficialmente le identità di genere non binarie. Un provvedimento storico, che offriva un’opzione più inclusiva per chi non si identifica nei tradizionali schemi di genere maschile o femminile.
Il tycoon, con un nuovo ordine esecutivo, ha deciso di abolire questa possibilità, ripristinando un sistema che riconosce solo due generi, maschile e femminile, come “immutabili e biologicamente definiti“. 7 persone trans lo hanno denunciato, dando il via ad una lunga stagione di ricorsi.
Difendere le donne dall’estremismo dell’ideologia di genere e ripristinare la verità biologica al governo federale

Il documento pubblicato dalla Casa Bianca sostiene che le politiche inclusive minacciano la “verità biologica“ e che le donne sono “pericolosamente danneggiate“ da ciò che viene definito “estremismo dell’ideologia di genere“. All’interno del documento viene utilizzato un linguaggio apparentemente neutrale, per velare un attacco diretto e impietoso ai diritti delle persone LGBTQIA+, messe sul patibolo con l’accusa di mettere a rischio la società. Un documento che minaccia di escludere la persone LGBTQIA+ da spazi pubblici e protezioni legali fondamentali. Nel documento si fa riferimento a un ritorno alla classificazione “biologica“ del genere nelle politiche federali, un concetto che nega il consenso scientifico sull’identità di genere come costruzione complessa, non riducibile alla biologia. Un approccio che restringerebbe l’accesso a servizi essenziali come sanità, sport e lavoro, e aggraverebbe le discriminazioni già esistenti.
Divieto di persone trans nell’esercito USA

Come già accaduto durante il suo primo mandato, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che elimina le iniziative DEI (Diversity, Equity and Inclusion) dall’esercito statunitense, vietando la presenza di persone trans militari. “Per garantire di avere la forza di combattimento più letale al mondo, elimineremo l’ideologia transgender dal nostro esercito”, ha precisato il tycoon. Il 47esimo presidente USA ha parlato di forze armate “afflitte da un’ideologia di genere radicale per placare gli attivisti LGBTQIA+“, dicendosi convinto che “molte condizioni di salute mentale e fisica sono incompatibili con il servizio attivo”.
L’ordine specifico afferma che “l’adozione di un’identità di genere incompatibile con il sesso di un individuo entra in conflitto con l’impegno di un soldato verso uno stile di vita onorevole, veritiero e disciplinato, anche nella propria vita personale”. “L’affermazione di un uomo di essere una donna e la sua richiesta che gli altri onorino questa falsità non sono coerenti con l’umiltà e l’altruismo richiesti a un membro del servizio attivo“.
Stop all’USAID: a rischio ONG LGBTQIA+ e programmi HIV nei paesi più vulnerabili

Trump ha imposto la sospensione per 90 giorni di tutte le attività dell’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale degli Stati Uniti (USAID) – uno dei principali strumenti di promozione dei diritti umani, dello sviluppo economico e della lotta alle disuguaglianze a livello globale. L’USAID non è soltanto un’agenzia di aiuti umanitari, ma un vero e proprio strumento di soft power, capace di consolidare l’influenza americana nei paesi in via di sviluppo. La sua inattività, anche temporanea, si traduce in conseguenze dirette: milioni di persone private di assistenza sanitaria, programmi salvavita bloccati, ONG a tematica LGBTQIA+ paralizzate nel loro operato sul campo.
Stop alle cure per bambini e adolescenti trans

Con il “Protecting Children from Chemical and Surgical Mutilation” Trump ha imposto un divieto federale ai trattamenti di affermazione di genere per i minori, che si tratti di interventi chirurgici o terapie ormonali. Nessuna agenzia federale – dagli ospedali pubblici alle cliniche universitarie, né tantomeno le assicurazioni che dipendono da fondi federali – potrà più “finanziare, sponsorizzare, promuovere, assistere o supportare” trattamenti medici per la transizione di genere destinati ai minori di 19 anni.
Guerra alle politiche di diversità, equità e inclusione (DEI)

Trump ha ordinato lo smantellamento dei programmi DEI, giudicati “radicali e sprechi di denaro pubblico“. Si tratta di programmi introdotti per combattere discriminazioni razziali e di genere, e la nuova destra suprematista e tecnofascista USA li ha eliminati dalle agenzie federali, insieme ai relativi finanziamenti. Il provvedimento annunciato dal neo-presidente USA segue la ritirata dei programmi DEI (Diversity, Equality, Inclusion) già annunciato da multinazionali come Meta, Google, McDonald’s e Amazon, schierate con il nascente regime tecnofascista americano. Preso dal furore ideologico, Trump ha accusato proprio le politiche inclusive della Federal Aviation Administration per il disastro aereo di Washington DC, parlando a sproposito di posizioni critiche andate a individui con “gravi disabilità psichiatriche”. Per poi essere smentito dalla realtà dei fatti e rimangiarsi quanto detto.
Divieto alle donne trans di praticare sport a scuola e all’università

Il 6 febbraio, Giornata nazionale delle ragazze e delle donne nello sport, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che vieta ufficialmente alle ragazze e donne transgender di prendere parte alle competizioni sportive in scuole e università. Per riuscire nell’intento taglierà i fondi governativi a quegli Stati che consentiranno alle ragazze trans di partecipare agli sport femminili delle scuole superiori, o all’università.
Circondato da adolescenti al momento della firma, il presidente ha dichiarato che “d’ora in poi, gli sport femminili saranno solo per le donne“. Trump ha citato anche le Olimpiadi di Los Angeles 2028, precisando che la sua amministrazione “non resterà a guardare mentre gli uomini battono le atlete” e che respingerà “tutte le domande di visto presentate da uomini che tentano di entrare negli Stati Uniti in modo fraudolento, identificandosi come atlete“.
Via libera all’ufficio della Fede

Paula White, sostenitrice della teologia della prosperità nonché celebre predicatrice omotransfobica, è stata nominata dal presidente a capo dell’ufficio della fede. Un vero e proprio dipartimento della Casa Bianca che si occuperà di “assistere entità basate sulla fede, organizzazioni comunitarie e luoghi di culto nei loro sforzi per rafforzare le famiglie americane, promuovere il lavoro e l’autosufficienza e proteggere la libertà religiosa”.
Demoliti gli studi anti HIV e cancellati LGBTIQ, trans e non binary dai documenti scientifici

I Centri statunitensi per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie saranno costretti a ritirare tutti gli articoli scritti dai propri scienziati e destinati a pubblicazioni esterne per sottoporli al vaglio della nuova amministrazione Trump. La revisione mira a rimuovere qualsiasi riferimento che contrasti con la nuova linea governativa, che riconosce solo due sessi e cancella dal lessico ufficiale parole come “transgender“, “LGBT” e “non binario“. Insieme alla revisione degli articoli, il CDC ha rimosso pagine web contenenti statistiche su HIV e AIDS, oltre a un database che monitorava i comportamenti a rischio tra i giovani.
Cancellati Matthew Shepard e Nex Benedict dal sito della Casa Bianca e vieta le bandiere LGBTIAQ+

Donald Trump ha avviato una rimozione sistematica di pagine web dedicate alla comunità LGBTQIA+ dal sito ufficiale della Casa Bianca. Tra queste, spiccano quelle dedicate a Matthew Shepard e Nex Benedict, vittime di crimini d’odio omobitransfobico, ora accessibili solo tramite l’archivio digitale Wayback Machine. Oltre alle due pagine dedicate a Shepard e Benedict, sono state eliminate oltre 50 pagine relative a questioni LGBTQ+, comprese le ordinanze esecutive di Biden contro la discriminazione e a favore dei diritti LGBTQ+ (inclusa l’ordinanza che vieta di licenziare una persona in quanto LGBTIAQ+). Trump ha inoltre imposto il divieto di esporre bandiere Pride o Black Lives Matter nelle ambasciate statunitensi. Solo la bandiera americana e quella dei prigionieri di guerra sono ora autorizzate, in linea con una politica volta a eliminare i simboli di inclusività introdotti durante l’amministrazione Biden (dopo che Trump nel 2016 le aveva rimosse). Kevin Jennings, di Lambda Legal, ha criticato duramente queste decisioni definendole “meschine” e una “distrazione da problemi ben più gravi”.
Bloccati blocca aiuti per la PrEP a uomini gay e sex workers

Il 6 febbraio il Dipartimento di Stato ha stabilito che l’accesso alla PrEP (profilassi pre-esposizione) sarà garantito soltanto alle donne in gravidanza o in allattamento, escludendo tutte le altre categorie a rischio. Nel mirino del presidente USA, anche se non esplicitamente, ci sono persone LGBTQ+ e sex worker.
Cancellati tutti i riferimenti alle persone trans dal sito dello Stonewall National Monument

Il National Park Service ha rimosso la “T” dall’acronimo “LGBTQ+”, nonché qualsiasi riferimento alle persone transgender, dal sito web dello Stonewall National Monument. Il monumento, punto di riferimento nel Greenwich Village di New York, è stato il primo sito del National Park Service a riconoscere la lotta per i diritti LGBTQ+ negli Stati Uniti d’America. A volerlo fu Barack Obama, nel 2016. Trump vuole così riscrivere la storia, cancellarne una parte fondamentale.
Il monumento nazionale nel West Village di New York comprende l’area circostante lo Stonewall Inn, storico bar gay dove la notte del 28 giugno del 1969 le persone queer della Grande Mela si ribellarono per la prima volta ai soprusi della polizia, e il piccolo parco che si trova dall’altra parte della strada. Il sito è dedicato al movimento per i diritti gay in America e funge da cuore pulsante della comunità lesbica, gay, bisessuale e transgender di New York. Fu qui che tutto ebbe inizio, 55 anni or sono, grazie anche, se non soprattutto, alla comunità trans guidata da Sylvia Rivera e Marsha P. Johnson.
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Speriamo che sta cazzata del terzo genere venga rilegata per sempre alla storia, prima che ne vengano fuori un quarto e un quinto, e cosi' via, che altrimenti arriverebbe l'inflazione pure li' :-) Il divieto di fare sport alle donne trans e', come al solito, una menzogna. Per il resto, speriamo che President Aranciuffo e tutte le sue idee spariscano per sempre assieme a lui, il piu' presto possibile.