A quasi due anni dal suo ultimo tweet, datato 20 luglio 2023, Mario Adinolfi torna prepotentemente d’attualità grazie a Mediaset e alla nuova Isola dei Famosi che puzza di flop ancor prima della partenza, con la sconosciuta ai più Veronica Gentili promossa conduttrice da reality e l’ex regina del format Simona Ventura riciclata opinionista.
Ma è Adinolfi, in qualità di concorrente, a far rumore, perché da due anni scomparso dall’ex Twitter dopo aver cinguettato compulsivamente omobitransfobia per un decennio.
“Giornalista, scrittore, presidente del Popolo della Famiglia, ogni giorno su Byoblu con Segni dei Tempi, sposato con Silvia e papà di tre figlie“.
Mario Adinolfi e quella carriera politica ferma allo 0,6%

Questa la bio X del 53enne Mario Adinolfi, giocatore di poker di professione, ex penna del Tg1, di Avvenire, Europa, Il Popolo, La Discussione e Radio Vaticana che da oltre 25 anni prova a sfondare in politica, senza mai riuscirci. Anzi, finendo sempre amaramente tra gli ultimi, con percentuali sotto l’1%.
Dopo aver iniziato nella Democrazia Cristiana, 32 anni fa Adinolfi diventa il più giovane membro dell’Assemblea costituente del Partito Popolare Italiano. Nel 2001 dà vita alla sua prima, fallimentare avventura politica fondando il movimento “Democrazia Diretta“, candidandosi a sindaco di Roma alle elezioni amministrative del 13 maggio 2001. Ottiene 1.587 voti (0,1% dei consensi).
Sei anni dopo, è il 2007, si candida alla guida del Partito Democratico con la lista “Generazione U”. Ottiene appena 5.906 voti, pari al 0,17% dei consensi. Ma tanto basta per entrare di diritto nell’assemblea costituente del partito. L’anno dopo si candida alla Camera con il Partito Democratico nella circoscrizione Lazio 1 e risulta il primo dei non eletti. Nel 2012 diventa deputato subentrando a Pietro Tidei, dimissionario in quanto eletto sindaco di Civitavecchia. Nel 2011 lascia il Pd, in dissenso con il segretario Pier Luigi Bersani, dopo aver espresso la propria contrarietà ad una legge contro l’omobitransfobia.
Nasce il fallimentare Popolo della Famiglia
Ed è qui che prende forma la 2a vita di Mario Adinolfi, nuovo paladino dei cattomofobi d’Italia, con la nascita del Popolo della Famiglia, da lui fondato nel 2016 per dare rappresentanza politica a tutte le persone che parteciparono ai Family Day in Piazza San Giovanni il 20 giugno 2015 e al Circo Massimo il 30 gennaio 2016. Il PDF si presenta subito un po’ ovunque senza ottenere alcun tipo di reale successo.
Nel 2016 Adinolfi si ricandida a sindaco di Roma e ottiene 7.992 voti, con lo 0,61%.
Nel 2018, alle politiche nazionali, il PDF strappa lo 0,6% dei voti alla Camera e lo 0,70% dei voti al Senato, senza ottenere nessun seggio.
Alle regionali del Piemonte nel 2019 il candidato presidente del partito ottiene lo 0,73%.
Nel 2019 alle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo il Popolo della Famiglia si presenta in una lista comune con Alternativa Popolare che raggiunge complessivamente lo 0,43% dei voti.
Nel 2020 alle elezioni regionali in Emilia-Romagna il PDF si presenta in una lista unica con Cambiamo! a sostegno della candidata del centro-destra Lucia Borgonzoni e strappa lo 0,29% senza eleggere consiglieri regionali.
Nello stesso anno, ma alle elezioni regionali in Liguria, altra lista unica con la Democrazia Cristiana e 0,22% dei voti, senza nessun consigliere regionale eletto.
Nel 2021 è Fabiola Cenciotti la candidata a sindaca di Roma per il Popolo della Famiglia, con 2.056 voti e lo 0,19%.
Nel 2022 Mario Adinolfi si presenta come candidato sindaco a Ventotene e riesce nella titanica impresa di non ottenere neanche un voto. Uno in meno del Partito Gay.
Nello stesso anno dà vita alla coalizione Alternativa per l’Italia con Simone Di Stefano, ex-vicepresidente del movimento di estrema destra CasaPound, e alle politiche i due non vanno oltre lo 0,15% al senato e allo 0,06% alla camera.
In 25 anni di politica attiva l’uomo soprannominato “prefisso telefonico” grazie alle percentuali di voto a lungo raccolte ha collezionato clamorosi fallimenti elettorali, pur essendo costantemente in tv, soprattutto sui canali Mediaset. Per anni Adinolfi è stato volto di programmi politici serali e talk del mattino di Rete4 e Canale5, attaccando la comunità LGBTQIA+, criticandola, diffamandola, insinuando, disinformando. Più urlava e più faceva notizia, più la sparava grossa e più creava indignazione, dando vita ad un’infinito circolo vizioso di provocazione-reazione che ha alimentato per un decennio la sua inspiegabile mediaticità.
E pensare che nel 2007, quando si candidò alla guida del neonato Partito Democratico, fu proprio Adinolfi a proporre agli altri sfidanti alla segreteria di “parlare di matrimonio gay“. Poi, come detto, c’è stata la svolta verso destra, laddove probabilmente mancava una voce ultracattolica e ultraconservatrice, con tutta una serie di dichiarazioni che si sono succedute a cadenza quasi settimanale nel corso degli anni. Perché Adinolfi, ancor prima di personaggi come i leghisti Pillon e Sasso, ha iniziato a parlare quasi esclusivamente della nostra comunità a ritmo quotidiano.
Prima su Facebook, poi sull’ex Twitter, alternando comparsate televisive.
15 anni di omobitransfobia quotidiana firmata Mario Adinolfi
Nel 2011, ma evidentemente a Mediaset qualcuno deve averlo dimenticato, definisce “fr*cetto” Alfonso Signorini, sottolineando come l’attuale conduttore del GF gli avrebbe fatto “una pippa a due mani“.
Pochi mesi dopo, quando era ancora all’interno del Pd, parla di “genitorialità ‘inventate’ contro ogni legge di natura” e di “artificialità di rapporti generati solo per soddisfare un egoismo“.
A fine 2011 Adinolfi spara a zero contro le donne trans, che a suo dire “non sono donne all’ennesima potenza, sono moderni ircocervi, uomini con finte tette di silicone che fanno solo tristezza… w le mogli”.
Nel 2014 arriva l’indecente attacco a Sergio Lo Giudice, all’epoca senatore Pd e appena diventato papà grazie alla gestazione per altri. “Il 54enne senatore Pd Sergio Lo Giudice ha speso lì i suoi 150mila dollari per dotare il compagno trentenne di un bimbo nuovo di zecca”, scrive sui social Adinolfi.
Sono i mesi in cui nasce La Croce, quotidiano di cui fu direttore responsabile. In edicola l’edizione cartacea dura quattro mesi e tre giorni, dal 13 gennaio 2015 al 16 maggio 2015. L’edizione on line, con abbonamento, resiste un altro anno per poi non lasciare più traccia di sè.
Conto le unioni civili e la legge Cirinnà il futuro naufrago dell’Isola dei Famosi invoca l’uso dei “fucili”, per poi precisare: “Gay suicidi perché bullizzati? Ci credo poco”. Dopo aver ipotizzato le candidature di Silvana De Mari e di Povia (“Ha fatto la storia della musica“) con il suo PDF, Adinolfi nega nuovamente l’esistenza dell’omobitransfobia in questo Paese, perché “in Italia sono discriminati gli obesi e i neri”.
Nel 2019 Adinolfi chiede ufficialmente al presidente Rai Marcello Foa di “rimuovere il bacio gay dal film di Rai Uno“. Si trattava della pellicola “Wine to Love“, prodotto da Rai Cinema e Altre Storie.
Poco dopo arriva l’attacco alla trasmissione di Rai3 “Alla Lavagna”, con ospite Vladimir Luxuria. Adinolfi parla di “atto criminale” da parte della Rai e di “istigazione alla rivolta”. Seguirà un nuovo affondo sulle unioni civili, perché a suo dire “già passate di moda“, e all’omofobia, che lui definisce “inventata, spacciano numeri, casi e fatti che non esistono”.
Nel 2020 Adinolfi precisa di “non essere omofobo“, per poi aggiungere: “La lobby LGBT è riuscita ad ottenere la dizione “affetti stabili” per i loro incontri sessuali”. Pochi mesi dopo Adinolfi critica anche il coming out di Gabriel Garko: “oggi affiliarsi alla cosca lgbt conviene, fai più soldi se dici di essere gay”.
Nel pieno del dibattito sul DDL Zan il futuro concorrente dell’Isola dei Famosi ribadisce che “l’omotransfobia è un’urgenza inesistente, mobilitazione nazionale contro la legge”, per poi sparare a zerosu quella la tv generalista che inspiegabilmente continua a dargli parola: “Il sabato sera di Canale 5 e Raiuno occupato militarmente da gay, lesbiche e trans. Grazie alla Rai noi genitori di ragazzi under 12 costretti a spiegare chi siano i trans”.
Passati 12 mesi arriva anche l’attacco ad Achille Lauro e al suo bacio a Boss Doms durante il Festival di Sanremo: “Ammucchiata gay, è vietato a tutti ma non a una certa cricca”.
Nel 2021 Adinolfi difende la sconcertante legge ungherese contro la propaganda LGBT, definendola “ragionevole e di buon senso”, mentre nel 2022 torna l’incubo Sanremo grazie al trionfo di Blanco e Mahmood: “Vince l’ideologia gender”.
Passano 12 mesi e ancora una volta dal Festival Adinolfi mette così in guardia Ultimo: “Rischi d’essere scippato dall’esercito di gay, lesbiche e fluid”.
In diretta su Canale5, sempre nel 2023, Adinolfi insiste: “Contro natura non si può andare, i gay non fanno figli”, per poi presentarsi a Muschio Selvaggio al cospetto di Fedez e rilanciare: “L’indottrinamento gender è un elemento pervasivo della nostra società”.
Scomparso da X, ma più che presente su Facebook e tra i mille talk politici di Mediaset e Rai2, Mario Adinolfi sarà ora un concorrente dell’Isola dei Famosi, in prima serata su Canale5 dal 7 maggio a metà luglio.


