Un bacio veloce, una passeggiata mano nella mano. Per Aldo e Mirco (nomi di fantasia), due trentenni di passaggio a Trento, il pomeriggio si è trasformato in un ricordo amaro quando, in corso Buonarroti, un gruppo di giovani presumibilmente di origine nordafricana ha pronunciato:

“Il Corano dice che i gay devono bruciare”

I due si sono allontanati per evitare che la situazione degenerasse, ma il senso di paura e vulnerabilità è rimasto. “Trento è sempre stata una città civile, ma stavolta mi sono sentito fuori posto, non accolto“, racconta uno dei ragazzi a Il Dolomiti.

Le due vittime raccontano: “Abbiamo parcheggiato in corso Buonarroti, ci siamo dati un bacio veloce e abbiamo iniziato a camminare mano nella mano. Nulla di strano, nulla di provocatorio. Solo noi, come sempre”.

Mentre percorrevano il marciapiede, Mirco e Aldo hanno incrociato un gruppo di ragazzi, con ogni probabilità di origine nordafricana, intenti a parlare tra loro. All’improvviso, da quel gruppo è arrivata una frase inequivocabile: “Il Corano dice che i gay devono bruciare”. Parole che li hanno paralizzati per un momento. “Appena l’abbiamo sentita – spiegano i due trentenni – li abbiamo guardati e poi ci siamo girati e siamo andati via. Ci hanno farfugliato altro ma non abbiamo capito, l’importante in quel momento era allontanarsi. Non volevamo rischiare che la situazione degenerasse”.

Si è trattato di un insulto verbale durato pochi istanti, ma capace di rovinare l’intera giornata. “Ho studiato qui, e conosco questa città da ormai diversi anni” racconta uno dei due al quotidiano locale. “È sempre stata una città civile, aperta. Ma questa volta mi sono sentito fuori posto, non accolto, giudicato, vulnerabile. E questo fa male”.

La condanna istituzionale

Il consigliere provinciale del PD Paolo Zanella ha condannato con fermezza l’episodio:

“Parole che condannano a morte qualcuno solo per la sua identità sessuale di minoranza. Non occorre guardare lontano per vedere una recrudescenza di omotransfobia anche in casa nostra, mentre libertà e inclusione si erodono”

Zanella richiama i principi costituzionali: “L’uguaglianza, a prescindere dalle differenze, è irrinunciabile. Lavorare per l’inclusione significa fissare paletti chiari sul rispetto reciproco

L’episodio va condannato senza ambiguità. Ma con altrettanta chiarezza va respinto ogni tentativo di
strumentalizzare il Corano per diffondere islamofobia o colpire un’intera comunità religiosa.
Ogni testo sacro è oggetto di interpretazioni: usarlo come arma contro le persone LGBTQIA+ tradisce sia la fede sia i principi democratici.

Cosa dice il Corano

Nei testi coranici si trovano alcuni passaggi che condannano atti omosessuali facendo riferimento alla storia del popolo di Lot (Lut), ma non viene mai citata la pena del rogo. Le interpretazioni punitive – tra cui la pena capitale in varie forme – provengono invece da alcune tradizioni giuridiche islamiche (fiqh) e da hadith, ossia detti attribuiti al profeta Maometto, e anche in quel caso non vi è un consenso univoco: molte scuole di pensiero islamiche e numerosi leader religiosi contemporanei rifiutano qualsiasi applicazione violenta.
Nell’intervista a un palestinese queer di Gaza pubblicata qualche giorno fa da Gay.it era stato affrontato l’argomento. Mohammed, musulmano credente, ha spiegato di non praticare i rituali né di possedere la conoscenza dell’Islam che i religiosi tradizionalisti si aspetterebbero, ma di aver trovato comunque un proprio spazio nella fede, alle sue condizioni. Riconosce come l’Islam, al pari di Cristianesimo ed Ebraismo, imponga regole severe alle persone queer, ma sottolinea l’emergere, negli ultimi anni, di voci di studiosi musulmani queer impegnati a reinterpretare quelle stesse regole.Racconta di essere al lavoro su una rilettura del patrimonio arabo-islamico attraverso una lente queer e, nelle sue ricerche preliminari, di aver già rintracciato espressioni poetiche e contemplative del desiderio omosessuale nella tradizione culturale araba. Un corpus di testi e voci di poeti e studiosi capaci di sfidare il dominio salafita sul discorso islamico, un’egemonia che, a suo avviso, sta rapidamente indebolendosi.Alla domanda su come reagisca quando viene accusato di “voler essere occidentale” o di minacciare la cultura araba e islamica, Mohammed respinge con decisione lo stereotipo, e ricorda come l’omosessualità non sia affatto un’importazione occidentale. Proprio per confutare quella narrazione, Mohammed sta portando avanti un progetto dedicato all’esplorazione dei temi omoerotici nella poesia araba classica, con l’obiettivo di smontare un pregiudizio alimentato dai movimenti religiosi conservatori islamici.

Gli episodi di omobitransfobia in Italia negli ultimi 3 mesi riportati da Gay.it

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