Nuovo episodio di omobitransfobia in Italia, a Roma, nella notte tra il 2 e il 3 Maggio nella zona est della città. Tre individui di giovane età hanno adescato e successivamente pestato violentemente un ragazzo gay al fine di estorsione e rapina. Michele, nome di fantasia, 29 anni, ha rischiato la vita, riportando ferite da taglio e contusioni. L’aggressione si è consumata con coltellate, calci, pugni, percosse, sassate e colpi inferti con una bottiglia di vetro. La vittima, ancora emotivamente provata, oltreché ferita, ha voluto raccontare tutto a Gay.it:
“Lo faccio per la comunità, per la nostra comunità“.
Tutto è iniziato con un adescamento a fini sessuali. Un giovane di circa 20 anni, con fare gioviale, ha avvicinato Michele nel parcheggio per pullman adiacente a una stazione metropolitana, dove solitamente si svolgono incontri tra sconosciuti. Dopo un tentativo di richiesta di denaro in cambio di sesso orale, a cui Michele si è opposto, l’adescatore è stato raggiunto da tre complici, uno dei quali si è subito dileguato. Il rifiuto di fornire denaro da parte della vittima ha suggerito ai tre malintenzionati (poi rivelatisi violenti criminali) di architettare una trappola. Uno dei tre ha offerto a Michele un momento di intimità in un piccolo parco adiacente alla stazione. Una volta appartati, Michele si è ritrovato in ginocchio, convinto di potersi divertire con il ragazzo. A quel punto gli altri due sono piombati alle spalle del ragazzo, uno dei due lo ha afferrato al collo e gettato a terra. Il ragazzo che lo aveva inizialmente adescato ha estratto il coltello e iniziato a minacciare, mentre Michele veniva trattenuto dagli altri due.
Quindi l’aggressione, finalizzata all’estorsione di denaro a una persona omosessuale colta nella propria fragilità, è degenerata. Il diniego di denaro ha innescato l’escalation violenta, con coltellate che fortunatamente hanno inflitto solo tagli superficiali alla vittima su pancia, addome e sulle mani: Michele indossava un piumino di spessore sufficiente ad attutire, in parte, la lama del coltello utilizzato da uno degli aggressori. La ferocia non si è fermata, e mentre Michele gridava in cerca di aiuto, senza che nessuno, dal parcheggio della stazione situato a pochi metri, si prodigasse in soccorso, si è consumato il pestaggio tre-contro-uno: calci, spintoni, percosse, pugni e colpi in testa mediante una bottiglia, che si è rotta.
Dopo essere riusciti a ottenere cento euro che il ragazzo aveva nel portafogli, i tre criminali hanno preteso che la vittima consegnasse le chiavi della propria auto. Michele, atleticamente prestante, è riuscito tuttavia a divincolarsi e, sanguinando, ha raggiunto la propria vettura nel parcheggio, chiedendo aiuto alle persone presenti, le quali, pur vedendo un ragazzo coperto di ferite e sangue chiedere aiuto, non hanno reagito, né fornito assistenza. Salito sulla propria auto, mentre digitava sul proprio telefono in cerca di soccorsi, Michele ha sentito colpi sulla propria auto: i tre giovani criminali, tornati alla carica, stavano lanciando sassi per infrangere i vetri della vettura. A quel punto il ragazzo ha avviato il motore e si è velocemente allontanato con la propria auto, riuscendo a mettere in salvo la propria vita.
Durante tutto l’episodio, Michele racconta a Gay.it di aver strillato a più non posso per chiedere aiuto, ma le persone che attendevano il pullman nel parcheggio non hanno mostrato solidarietà alcuna, né hanno chiamato le forze dell’ordine. Le parole di Michele:
“È la cosa che più mi lascia amareggiato di questa vicenda. Sentivano una persona gridare aiuto e se ne fregavano. Bisogna denunciare, come ho fatto io. Ma voglio anche dire che è necessario avere più prudenza di quella che ho avuto io, bisogna essere svegli e coscienziosi, i ragazzi devono sapere che come persone LGBTIAQ+ siamo facilmente considerati oggetti su cui usare prepotenza e violenza“
In ospedale Michele ha ricevuto una prognosi di sette giorni: ferite da taglio, trauma cranico, contusioni. A circa 36 ore dall’evento, Michele si è recato presso un comando di Polizia per sporgere denuncia. Ha quindi contattato Gay.it per raccontarci la storia:
“Penso che sia giusto parlarne e mettere in guardia la comunità, ecco perché vi ho contattati. E voglio anche dire questo: la polizia mi ha sorpreso per la solidarietà, per la comprensione, per la capacità di accoglienza e, dopo essere stato ignorato dai passanti, è stata una manna dal cielo.“
Nota del redattore: molti dettagli sono stati omessi per motivi di sicurezza.
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