Giorgia Meloni ha gettato la maschera. Quello che ripetiamo da almeno tre anni su Gay.it è ora sotto gli occhi di tutti: la premier e la sua maggioranza auspicano lo svuotamento della democrazia liberale in Italia, e aderiscono pienamente all’internazionale di destra che vuole contrapporre alle autarchie russa e cinese un Occidente autoritario.
Dalle norme securitarie alla compressione dei diritti LGBTIAQ+, alla imminente riforma della giustizia fino alla madre di tutte le battaglie neofasciste: il premierato che sconquasserebbe l’equilibrio dei poteri, accentrandoli nelle mani del governo.
In questo macro contesto, come un’avvelenata ciliegina sulla torta che fissa plasticamente lo smascheramento degli infingimenti meloniani, pochi giorni fa è circolato un video diffuso dal comitato elettorale di Viktor Orban. Si tratta di uno strumento di propaganda elettorale in vista delle elezioni ungheresi di Aprile che vedono lo stesso Orban in svantaggio rispetto al suo ex alleato, il conservatore Péter Magyar. Il video immortala Giorgia Meloni affiancata al suo sodale di neofascismo italiano Salvini, ma anche a Marine Le Pen (e non Bardella). Appaiono fieri del proprio supporto alla deriva illiberale ungherese anche la post-nazista di Germania Alice Weidel, l’indicibile Netanyahu, lo spagnolo di Vox Santiago Abascal, il nuovo presidente di estrema destra ceco Andrej Babis, e per concludere non manca l’anarco-liberista argentino Milei.
Intanto in Iran la repressione delle proteste contro il regime islamista degli ayatollah avrebbe raggiunto livelli senza precedenti: le stime oscillano da almeno 2.000 morti fino a cifre molto più alte, con arresti, torture e sparizioni, mentre il blackout informativo rende difficile verificare. Le persone LGBTIQ+ restano tra i bersagli principali del regime. Certi Diritti scrive a decine di associazioni italiane chiedendo una presa di posizione pubblica netta e senza ambiguità. In verità la comunità LGBTIAQ+ italiana si è mobilitata, sul nostro account instagram il video da Piazza del Campidoglio a Roma, poche ore fa. Un altro presidio all’ambasciata d’Iran è previsto per oggi (Sabato 17), mentre a Napoli Arcigay annuncia la propria partecipazione alla catena umana prevista Domenica 18.
A Gaza la tregua Israele-Hamas entrata in vigore il 10 ottobre 2025 non ha fermato la strage: secondo fonti locali e ONU, centinaia di palestinesi sarebbero stati uccisi anche dopo il cessate il fuoco, inclusi molti bambini. Washington rilancia la “fase 2” del piano: disarmo di Hamas, governo tecnico (spunta il nome di Ali Shaath), ricostruzione con forze internazionali e ipotesi di ritiro israeliano. Ma sul terreno le violazioni continuano e l’emergenza umanitaria resta totale.

Negli USA, dopo l’uccisione di Renée Good a Minneapolis durante un’operazione ICE, la famiglia affida il caso allo studio legale che seguì George Floyd, per avviare un’indagine civile e contestare la narrazione federale che cerca di incriminare Rebecca Good, moglie di Renée. Gli avvocati promettono trasparenza e puntano il dito sull’agente che ha sparato, mentre da Washington arrivano pressioni e descrizioni della vittima come “minaccia”. Sullo sfondo, una crisi istituzionale: sei procuratori federali si dimettono denunciando interferenze e un’inchiesta orientata perfino sulla compagna di Good.
Intanto una scioccante indagine annuale della Human Rights Campaign fotografa un arretramento netto: negli Stati Uniti di Trump molte persone LGBTQ+ dichiarano di fare meno coming out e di essere meno visibili in lavoro, sanità e spazi pubblici. La spinta contro i programmi DEI avrebbe aumentato stigma e insicurezza economica, con ricadute sulla salute e sull’accesso alle cure, incluse prevenzione HIV e assistenza per persone trans e non binarie. HRC parla di emergenza nazionale e denuncia anche la tendenza istituzionale a “cancellare” la comunità dai dati ufficiali.

E mentre Trump torna a dire che “prenderà” la Groenlandia, arrivando a ipotizzare offerte economiche dirette alla popolazione, l’isola diventa sempre più strategica per terre rare, risorse e rotte artiche contese anche da Russia e Cina. Dentro questo scenario, su Gay.it abbiamo pubblicato un articolo nella nostra rubrica Libri che apre una domanda: cosa significa essere minoranza nella minoranza in Groenlandia, essere queer ai bordi del pianeta? La risposta passa dai romanzi di Niviaq Korneliussen, che raccontano una giovinezza inquieta e post-coloniale tra Nuuk e la Danimarca.
E a proposito di libri in Russia un tribunale ha multato la catena Chitay-gorod con 800mila rubli (circa 8.700 euro) per presunta “propaganda LGBT” legata a quattro libri, i cui titoli vengono perfino secretati. Le perizie parlano di attacco ai “valori tradizionali”, fino a evocare un fantomatico “anarchismo sessuale”.
Il Comune di Milano ha avviato formalmente il cammino verso un Rainbow Center nell’area ex Ansaldo, collegato alla trasformazione urbana di Via Tortona. L’assessore Bertolé ha spiegato a Gay.it che si procederà con avvisi pubblici e un modello di “amministrazione condivisa” per definire progetto e gestione, integrando il centro nel sistema cittadino contro le discriminazioni. Non solo servizi, ma anche uno spazio di comunità e attività aperte a tuttə. L’obiettivo è arrivare a un progetto definito entro il primo semestre 2027, anno di rinnovo della giunta.
Arcigay Roma, KinkyGrrrls e Differenza Lesbica convocano un’assemblea cittadina (25 gennaio, Nuovo Cinema Aquila) per discutere come viene organizzato il Roma Pride e ambire ad un cambiamento dal basso. La lettera aperta chiede trasparenza su decisioni e risorse, critica la chiusura del “coordinamento” e il peso di sponsor e spettacolarizzazione. L’obiettivo dichiarato è ricostruire un Pride come processo politico dal basso, più radicale, intersezionale e capace di mettere al centro chi oggi resta ai margini.
Sempre a Roma il 2 Febbraio arrivano i Rainbow Awards al Teatro Brancaccio: Dimitri Cocciuti (direttore artistico) e Bartolucci Proietti (fondatore) ci danno qualche anticipazione e ci parlano dell’importanza, in questo momento storico, di valorizzare le buone pratiche per la comunità LGBTIAQ+ italiana e non solo.




