Il 27 Gennaio, Giornata della Memoria, giunge poco dopo l’insediamento di Donald Trump. Non occorre girarci intorno. Quello che è accaduto tra il 1919 e il 1945 può ripetersi. E sta già accadendo, anche in Italia, con la destra che nega la matrice di omobitransfobia delle recenti e ripetute aggressioni ai danni della comunità LGBTIAQ+. Ecco perché dobbiamo trasformare la negazione in denuncia e memoria e preparare la resistenza. Ma quale tipo di resistenza? E come immaginiamo i prossimi Pride?

Gli Stati Uniti e la biopolitica dell’odio

Negli Stati Uniti, Donald Trump non ha mai nascosto il suo disprezzo per le minoranze. E non ha mai smesso di usarle come bersaglio di propaganda: un’antica tecnica imperialista. Le sue decisioni contro migranti e popolazione LGBTIAQ+ annunciate pochi minuti dopo aver assunto l’incarico di presidente, spiegano che siamo noi, migranti e persone LGBTIAQ+, il nemico del nuovo ordine suprematista di chiaro stampo nazista. Perché nelle teste conformate allo schema di potere del più forte, noi siamo deboli. E con le nostre richieste di pari dignità ed eguali diritti sovvertiamo l’ordine. Il loro ordine. Noi siamo disordine per i valori millenari del morente mondo patriarcale che, sfiancato dalla propria agonia, sferra gli ultimi colpi di disperata ferocia sbandierando modernità tecnologiche che sono soltanto il perpetuarsi dei soliti fascismi plutocratici.

Persone non conformi al genere binario maschio/femmina costrette a vivere in carceri che negano la loro identità, esposte a violenze fisiche e psicologiche (i dettagli). Un documento della Casa Bianca, che mette nero su bianco una visione del mondo in cui le minoranze sono un problema da gestire, non persone da proteggere. All’ombra del nuovo regime un uomo gay, sposato al suo compagno, i due hanno una figlia: è Peter Thiel, visionario imprenditore da sempre sostenitore di Trump. Mentre in Germania il prossimo 23 febbraio si profila un successo senza precedenti per le forze neonaziste guidate dalla leader lesbica di Alternative für Deutschland (AfD) Alice Weidel. Sono del resto note alla storia le compenetrazioni tra il potere nazista dello scorso secolo e alcune figure di spicco di orientamento omosessuale.

Omocausto: il silenzio che fa rumore

Il triangolo rosa. Le torture. La morte nei campi di concentramento insieme ad ebrei, persone di etnia rom, persone non conformi. Eppure, per decenni, fu silenzio sullo sterminio delle persone LGBTIAQ+. Nessuno voleva ricordare l’Omocausto, perché nessuno voleva riconoscere che tra le vittime del nazismo c’eravamo anche noi. Anche oggi, è un tema scomodo. Un argomento che sembra sempre scivolare via, messo da parte. Su Gay.it ricordiamo alcune letture utili (qui 5 libri recenti e fondamentali). Come “Homocaust” di Massimo Consoli: ecco perché leggerlo oggi.

La Giornata della Memoria deve essere anche questo: un’occasione per parlare di Omocausto, di quello che è stato e di quello che potrebbe ancora accadere e che sta già accadendo. L’ultimo omocausto consumatosi in Cecenia, con l’avvallo della Russia di Putin, così lontana eppure così vicina agli USA di Trump, ci dice che il filo dell’odio anti-LGBTIAQ+ lega tutti i totalitarismi di ogni colore e latitudine. Proprio ieri la Corte penale internazionale ha emanato richieste di arresto per le persecuzioni di persone LGBTIAQ+ in Afghanistan, paese schiacciato dal fondamentalismo religioso dei talebani.

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Italia: violenza e negazione

Intanto, in Italia, la violenza contro persone non cisgender e non eterosessuali è dappertutto. A Roma, un insegnante viene minacciato da una collega davanti agli studenti: la sua colpa è essere omosessuale e aver parlato di patriarcato durante una proiezione del film “Il ragazzo dai pantaloni rosa”. Dopo il triste episodio della coppia gay massacrata a capodanno, sempre a Roma l’estrema destra di Fratelli d’Italia nega l’esistenza della matrice omofobica. Respingono tutto, come fosse un’invenzione, mentre le persone LGBTIAQ+ continuano a subire. A Genova, un giovane gay viene picchiato in un locale a calci e pugni: i suoi amici cercano di difenderlo, ma vengono colpiti anche loro (la cronaca). Ed anche nel capoluogo ligure, la destra del governo locale ha respinto una mozione di condanna alla matrice omobitransfobica. A Napoli, un padre tortura il figlio per il suo coming out, ma la destra italiana si adegua al precipitare della storia e, soprattutto a livello locale, i nuovi gerarchi negano l’esistenza stessa dell’odio anti-LGBTIAQ+: pian piano veniamo abbandonati ai massacri, grazie alla negazione della matrice fobica delle aggressioni.

I Pride 2025: quale tipo di resistenza?

A questo punto è urgente una chiamata alla resistenza: quale tipo di connotazione vorrà dare la comunità LGBTIAQ+ italiana (e non solo) ai prossimi Pride del 2025? Intanto ecco le prime date. I prossimi Pride saranno un casino? Dovranno esserlo? Perché l’aria che tira non lascia spazio alla quiete, ai cortei ben pettinati. I Pride del futuro saranno finalmente rivolta? Urlo, blocchi stradali, occupazioni? Saranno per chi si è tolto la vita, per chi è stato picchiato, per chi ogni giorno subisce, dentro casa, a scuola, sul lavoro. Saranno un pugno in faccia ai fascisti accomodati nelle istituzioni? Ai politici che ci calpestano, a chi ride alle nostre spalle? Ci coccoleremo con la promessa dell’amore che vince su tutto, love is love eccetera? Prevarrà ancora una volta il compromesso dormiente? O saranno Pride arrabbiati, scorticati, affamati e non ricattabili da sponsor e washing?

 

 

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