Un giovane residente nel centro storico di Venezia è stato oggetto di una serie di atti persecutori a sfondo omofobo, culminati nell’indagine di tre giovani simpatizzanti di ideologie di estrema destra. Due degli indagati, di circa vent’anni, sono sotto inchiesta dalla procura ordinaria, mentre il terzo, minorenne, è seguito dalla procura presso il tribunale dei minori. Le accuse mosse nei loro confronti riguardano atti persecutori con aggravante dell’odio omofobo e apologia del fascismo.
Dettagli delle persecuzioni
I tre giovani non conoscevano personalmente la vittima, non avevano alcun trascorso comune, nemmeno scolastico. Eppure, senza alcun motivo se non l’odio omofobico, hanno cominciato a prenderlo di mira con una violenza psicologica crescente. Le offese verbali, volgari e reiterate, si sono trasformate in una persecuzione sistematica, soprattutto quando il ragazzo tentava di reagire o mostrava di non voler più sopportare. È emerso che uno degli aggressori aveva già tracciato delle svastiche – simboli del più infame disprezzo – anche all’ingresso della sede dell’Unione degli Universitari (Udu) a marzo. Le stesse svastiche sono poi comparse vicino all’abitazione della vittima, a suggello di un’intimidazione deliberata e codarda. Le frasi oscene urlate in strada, che alludevano a violenze sessuali, non erano semplici provocazioni, ma veri e propri atti di terrorismo psicologico.
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Le vessazioni si sono intensificate quando il giovane ha deciso di rivolgersi alla polizia. Nessuna aggressione fisica, ma una pressione continua: campanello suonato in piena notte, grida sotto le finestre, pedinamenti nei vicoli del centro storico. La denuncia presentata dalla vittima ha fatto scattare le indagini della Digos, che ha raccolto prove, testimonianze e immagini di videosorveglianza, fino a ottenere un mandato di perquisizione. Nelle abitazioni dei tre sono stati trovati cimeli, bandiere e materiali inneggianti al fascismo, chiara espressione ideologica di un disprezzo sistemico. Ora, gli investigatori stanno analizzando i cellulari degli indagati, che potrebbero contenere ulteriori prove delle molestie e forse rivelare l’esistenza di altre vittime di questo gruppo organizzato nell’odio.
Indagini e perquisizioni
Le indagini, condotte dalla Digos, hanno permesso di raccogliere prove significative attraverso testimonianze, servizi di osservazione e l’analisi di filmati di sorveglianza sia pubblici che privati. Queste evidenze hanno portato all’emissione di mandati di perquisizione nelle abitazioni dei tre sospettati, dove sono stati rinvenuti cimeli e materiali inneggianti al periodo fascista. Uno degli indagati è stato inoltre denunciato per il danneggiamento della sede dell’Udu, avvenuto nella notte tra il 7 e l’8 marzo, quando furono apposte croci celtiche e scritte omofobe.
La deriva a destra dei giovani maschi, le responsabilità della politica
Negli ultimi tempi, l’Europa e l’Italia assistono a una preoccupante ascesa dell’estremismo di destra tra i giovani, alimentata da fattori come la precarietà economica, l’incertezza sul futuro e la diffusione di ideologie xenofobe attraverso i social media. In Italia, la tendenza si manifesta nell’attività di gruppi giovanili legati a movimenti neofascisti, che sfruttano il malcontento per promuovere retoriche discriminatorie e violente. Il governo guidato da Giorgia Meloni non condanna e anzi soffia sul fuoco, con le sue politiche anti-LGBTIAQ+. Attualmente, l’ordinamento italiano non prevede un’aggravante specifica per i crimini motivati da omobitransfobia (il Ddl Zan fu affossato dal Senato italiano tra risate e applausi dei parlamentari): un vuoto normativo nella tutela delle vittime di odio omobitransfobico che genera un clima di violenza che non dà tregua.
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