De Giorgi fa un passo indietro: “Rinuncio alla candidatura”

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Il direttore di Gay.it fa un passo indietro rispetto alla sua candidatura al Senato nella Lista Monti e denuncia il tono dei giornali di centrodestra: "Contro di me...

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Vengo con questa mia a comunicare la decisione sofferta di voler rinunciare alla candidatura al Senato della Repubblica nella lista unitaria “Con Monti per l’Italia” in Toscana. Una decisione, questa, presa non senza molte difficoltà di coscienza, vista la denigratoria campagna mediatica portata avanti in questi giorni ai miei danni soprattutto da Libero e da altri giornali ed emittenti. Una campagna che ha voluto denunciare, spacciandoli per reati, attività assolutamente lecite svolte dalle società di cui ero prima amministratore avendo dato le dimissioni proprio a causa del mio impegno in campagna elettorale ed adesso socio al 20,4%: attività di cui non mi vergogno minimamente, tant’è che non ho avuto problemi e/o imbarazzi a parlarne e a “giustificare” quelle che per un imprenditore quale sono altro non sono che fonti di reddito per sé ed i suoi soci.

Alessio De Giorgi

Alessio De Giorgi

Se peraltro ho deciso ieri pomeriggio di oscurarli, l’ho fatto non certo per autocensura o perché voglia vergognarmi di scelte prese molti anni fa, ma per evitare che tali scelte potessero essere ulteriormente strumentalizzate. Nei giorni precedenti, peraltro, la mia persona era stata oggetto del medesimo disegno diffamatorio, prendendo a pretesto alcune foto che mi ritraevano insieme a drag queen all’interno di alcune discoteche gestite da società di cui sono socio e in pose ed espressioni che non riesco a capire come possano essere oggetto di critica in base ad una presunta morale comune. Inoltre è stata ricordata una inchiesta giudiziaria che vede coinvolta la società che gestisce il locale Mamamia di Torre del Lago, di cui sono socio, che mi vede indagato per reati che non rientrano minimamente nelle fattispecie previste dal D. Lgs. 235 del 2012 né che rendono incompatibile la mia candidatura all’interno della lista, regolata da un codice etico ben più restrittivo del succitato decreto. Infine, vergognosamente si è utilizzata una vicenda di cui sempre la società del Mamamia è stata vittima anni fa, a causa di un hackeraggio da parte di ignoti che sul forum del suo sito internet avevano postato materiale pedopornografico con una palese nostra estraneità al tutto.

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