2003: BILANCIO IN SOLDONI

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Borse in risalita, l'arresto di Saddam, il disgelo di alcuni paesi... Non si può dire che l'anno passato sia andato malaccio. Ma qualche scivolone c'è stato. Eccome.

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Non si può dire che il 2003 appena passato sia stato un anno negativo per i mercati finanziari, e ad onor del vero, dopo tre anni di ribassi, sono giunte finalmente anche diverse soddisfazioni sia per gli operatori che per gli investitori.
L’economia americana è in deciso miglioramento, le prospettive di quella europea cominciano ad entrare in terreno positivo, le tigri asiatiche sembrano tornare a ruggire.
Per di più la cattura di Saddam Hussein ed il “disgelo” di paesi come la Libia nei confronti dell’occidente, disegnano scenari politici meno nebulosi.
Tutto bene quindi.
Qualche domanda però sorge spontanea e ci spinge a guardare al futuro con un occhio più perplesso e critico.
Innanzitutto proprio l’arresto di Saddam non implica necessariamente la fine del terrorismo su scala planetaria, ma anzi ne può amplificare gli atti, facendo acuire negli animi l’odio verso gli “invasori” americani.
Eventuali, ennesime azioni terroristiche importanti farebbero tremare non poco i mercati finanziari.
Mercati che attendono poi conferme sulla presunta ripresa economica globale in atto.
Il timore principale è che gli euforici dati americani di questi ultimi tempi possano in realtà essere stati gonfiati sia dagli incentivi fiscali di Bush (che ha reso più ricchi i ricchi e spronato l’indebitamento della classe media americana) sia dal massiccio ricorso all’industria bellica, che (ci auguriamo) dovrebbe essere un fatto temporaneo, non strutturale, a meno che nelle intenzioni della superpotenza a stelle e strisce ci sia un disegno di dominio mondiale non certo nato per contrastare il terrorismo.
Vogliamo sicuramente credere per una lotta a fin di bene….
Comunque, restringendo la visuale ai mercati, sono queste le principali domande che ci poniamo prima di poter guardare al nuovo anno con ottimismo, ed il desiderio di avere risposte di prosperità e pace è davvero troppo grande.
Infine un triste “epitaffio” per la Parmalat, ottava azienda italiana, vanto ed orgoglio del nostro martoriato settore alimentare, garanzia del marchio “Made in Italy”, che guarda agonizzante ad un futuro a tinte nere.
Ancora una volta sono i risparmiatori a subire le conseguenze più pesanti, e l’augurio è che questo inaspettato crollo sia preso da esempio per non permettere mai più simili scelleratezze nella conduzione di un’azienda che ha assorbito i risparmi di molti italiani.
Agli autori di questo disastro diciamo: VERGOGNATEVI!

di Sirio Belli

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