IL PERICOLO SUL LETTINO SOLARE

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L'abbronzatura nei centri benessere non è esente da rischi, così come quella alla luce del sole. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un vademecum, ora anche in italiano.

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ROMA – Se avete già finito le ferie, o non vi fidate del caldo sole d’agosto, potreste decidere di rinforzare l’abbronzatura su un lettino solare. Una scelta sempre più diffusa ma che nasconde alcuni possibili pericoli, tanto che persino l’Organizzazione mondiale della sanità se ne è occupata più volte negli ultimi anni, e ha realizzato un documento, intitolato “Global Solar UV Index, a Practical Guide“, in cui si evidenziano i danni provocati dall’eccessiva esposizione alla radiazione solare.
Una piccola guida in cui, partendo dalla definizione di “Indice universale della radiazione solare UV“, si mostrano i concetti alla base di una corretta protezione dalla radiazione ultravioletta. L’UV-Index, che descrive il livello di radiazione ultravioletta solare registrato sulla superficie terrestre, è legato, infatti, al potenziale danno prodotto alla pelle. Dal 2003 viene anche riportato da vari mezzi di informazione sotto forma di un bollettino che contiene il valore massimo dell’indice previsto nell’arco della giornata nelle diverse località o aree geografiche. Ed è proprio per fornire a operatori sanitari e utenti interessati gli strumenti per interpretare correttamente tali grafici e dati numerici che l’Istituto superiore di sanità ha deciso di pubblicare integralmente sul suo sito la traduzione del documento dell’Oms. È stato annunciato nel corso del workshop “Raggi ultravioletti e protezione solare”, che ha visto riuniti all’Istituto superiore di sanità i maggiori esperti italiani sul tema della “fotoprotezione”. E che ha rappresentato anche l’occasione per fare il punto sui pericoli delle abbronzature forzate.
Accanto alla Guida pratica dell’Oms, la sezione “siti tematici” del sito www.iss.it propone una sintesi degli aspetti sanitari più rilevanti connessi con l’esposizione a sorgenti artificiali di radiazione ultravioletta.

Secondo i dati delle associazioni di categoria, sono 13 mila gli esercizi commerciali autorizzati (solarium e centri estetici) che utilizzano lampade abbronzanti. A cui si sommano le attrezzature di cui sono dotati un numero non trascurabile di palestre, negozi di acconciature e alberghi. Ma occorre prestare attenzione, come ricordano diverse pubblicazioni tanto dell’Oms quanto di altre organizzazioni internazionali di riferimento, come la Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) classifica l’esposizione alla radiazione ultravioletta dei lettini solari come modalità di esposizione probabilmente cancerogena.
La radiazione ultravioletta emessa dalle sorgenti utilizzate nei due tipi di apparecchiature attualmente in commercio (le lampade fluorescenti a quelle ad alta pressione) deve essere opportunamente filtrata per eliminare sia le componenti ultraviolette indesiderate che gli infrarossi, in modo tale da emettere solo la componente UVA. In realtà però spesso è presente anche una debole componente di radiazione UVB. Ma alla qualità del trattamento abbronzante concorrono però diversi fattori di uguale importanza, che vanno dalle caratteristiche tecniche e dal grado di efficienza delle apparecchiature radianti alla qualità dei filtri utilizzati, dalla fotosensibilità individuale di chi si sottopone al trattamento al livello di conoscenza e professionalità degli operatori degli esercizi commerciali.
Individuato quindi il centro con le giuste caratteristiche di affidabilità, bisogna ancora tenere presente, ricordano gli esperti dell’Iss, che chi si abbronza con la radiazione UVA del solarium non acquisisce un grado di protezione sufficiente per esporsi a lungo al sole. La pigmentazione ottenuta con le lampade UVA non fornisce infatti lo stesso grado di protezione di quella ottenuta con gli UVB. È quest’ultima radiazione infatti ad aumentare il numero dei melanociti stimolandoli inoltre a produrre più melanina, il pigmento responsabile della colorazione della pelle. Inoltre è sempre la UVB a far aumentare lo spessore della pelle (stimolando le cellule della pelle, i cheratinociti, a riprodursi più velocemente). Si riduce così la quantità di radiazione che penetra attraverso lo strato cutaneo raggiungendo le cellule vitali più profonde. Ispessimento che invece non avviene con la sola radiazione UVA.

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