Il colonialismo britannico ha creato paesi omofobi

Molti dei Paesi in cui l’omosessualità è illegale sono ex colonie britanniche. L'analisi di un'attivista.

Colonialismo inglese anti-LGBT Gay.it
Colonialismo inglese anti-LGBT Gay.it paesi omofobi africa ghana senegal
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Gay.it aveva già affrontato l’argomento nel 2016 con questo approfondimento >

Ma ora il tema torna di attualità grazie a uno studio. Vediamo.

 

Spesso ci piace sottolineare come in molte parti del mondo, soprattutto nell’Est – pensiamo per esempio alla Polonia – l’omosessualità sia ancora illegale e le leggi anti-LGBT proliferino quotidianamente. Quello che però manchiamo sempre di ricordare, per convenienza o per orgoglio, è il ruolo che l’Occidente ha giocato nell’arrivare alla situazione corrente. Uno su tutti, la Gran Bretagna.

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Lady Phyll, attivista nera queer direttrice del Kaleidoscope Trust

Se parliamo dell’Africa o dei Paesi più orientali dove ancora oggi vigono leggi contro la comunità LGBTQ+ – e basta ricordare i recenti casi di Ghana e Senegal – occorre anche tenere in considerazione che molti di quegli Stati erano una volta colonie inglesi e, come tali, le leggi moderne sono dirette discendenti delle politiche coloniali messe in atto nei tempi che furono. La storia della colonizzazione inglese viene raramente approfondita, ma in realtà ha avuto un enorme impatto sui movimenti anti-LGBT in tutto il mondo. E ci ha pensato Lady Ohyll Opoku-Gyimah, attivista nera queer e direttrice del Kaleidoscope Trust, a porvi l’accento. Il risultato? Se andiamo bene a vedere, dei 69 Paesi che criminalizzano lo spettro queer, 34 sono ex colonie britanniche in cui le leggi contro le persone LGBT sono state instaurate sotto il controllo degli inglesi.

«Quando pensiamo a queste leggi dell’era coloniale che esistono nei Paesi del Commonwealth, non possiamo fare a meno di discutere le questioni del razzismo, del patriarcato, del sessismo, ma anche di cose che sono state rubate, cose che sono state portate via e le cose che le hanno rimpiazzate. Quando si guarda a tutto quello che è stato aggravato da ciò che l’impero e il colonialismo hanno fatto, si capisce che le persone sono state indubbiamente colpite in modi che sono inimmaginabili»

Come diversi studi e organizzazioni hanno più volte denunciato – e come è facilmente immaginabile -, le leggi anti-LGBT hanno un impatto disastroso sulla salute fisica e mentale delle persone queer che vivono in quei Paesi. Sapere che da un momento all’altro si può essere arrestati, incarcerati o aggrediti per la propria sessualità, e sapere che ci sono leggi che lo permettono, ha conseguenze devastanti sulla vita quotidiana delle persone.

L’Inghilterra ovviamente è andata avanti, nonostante i frequenti casi razzismo, omofobia e transfobia, ha approvato il matrimonio egualitario e diverse Nazioni hanno cambiato le proprie leggi a favore dell’accettazione. Quello che però non si può fare è, accanto alle celebrazioni, dimenticare il retaggio culturale che certe scelte del passato hanno avuto: «Possiamo dire che non c’è razzismo a Tottenham e a Londra, ma sappiamo che le persone black continuano ad avere un impatto sproporzionato in vari modi. Lo stesso accade per i nostri partner LGBT+ nei Paesi in cui ci sono, e anche in quelli in cui non ci sono, leggi che li criminalizzano, perché le persone si portano dietro i pregiudizi».

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Le proteste contro la Sezione 28 di Margaret Thatcher

Riconoscere gli sbagli del passato è il primo passo per poter cambiare il futuro. Nel 2018, anche l’allora Primo Ministro Theresa May aveva usato pubblicamente parole di pentimento e dispiacere per quelle leggi coloniali che hanno macchiato la storia della Gran Bretagna: a tal proposito si legga l’articolo di Gay.it del 2018. E, in quanto a diritti LGBTQ+, nessuno ha dimenticato la famigerata Sezione 28 voluta da Margaret Thatcher. È un mondo che si evolve, e con esso le persone, le leggi e la società che compongono. Riconoscere le radici di tanti problemi contro cui lottiamo oggi può essere la chiave per riuscire nell’impresa domani. Certo, se si è disposti ad ascoltare.

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