Un ragazzo di 19 anni si è improvvisamente ritrovato senza un luogo sicuro dove vivere, semplicemente perché gay. La sua storia si intreccia con quella del Refuge LGBTQ+ di Roma, la prima struttura di accoglienza temporanea in Italia per coloro che sono vittime di omobitransfobia. Marco (nome di fantasia), è giunto nella struttura appena maggiorenne, dopo aver fatto coming out in famiglia. Dopo un’escalation di violenze e minacce è stato costretto ad andarsene di casa, vivendo in strada per un periodo. Grazie alla Gay Help Line 800 713 713 è stato messo in contatto col Refuge, dove vive da ormai un anno.

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Omofobia in famiglia: 19enne gay costretto ad andarsene di casa
La storia del 19enne Marco è quella di molti giovani appartenenti alla comunità LGBTQIA+ e vittime di violenza in famiglia dopo il coming out. Il ragazzo ha raccontato la sua personale vicenda in una intervista a La Repubblica, ripercorrendo i maltrattamenti subiti in famiglia, la fuga, la vita in strada e l’accoglienza al Refuge Lgbtq+ di Roma.
Il suo coming out non è stato accolto positivamente dai genitori. “Dopo avergli detto che sono gay, la situazione è degenerata molto in fretta. Prima sono partiti i silenzi, poi le urla, le minacce. Fino a quando sono stato costretto ad andarmene di casa”, ha raccontato il 19enne. Il suo allontanamento da casa, tuttavia, non è stato semplice, dal momento che il giovane non aveva un posto sicuro in cui vivere: “Per un periodo ho dormito per strada. Avevo solo una valigia con me e tanta paura. Non sapevo cosa fare”.
La richiesta di aiuto alla Gay Help Line
In un momento di disperazione, però, Marco ha trovato la forza per chiedere aiuto ed ha contattato il servizio di chat Speakly.org, offerto dalla Gay Help Line 800 713 713: “Tramite loro ho scoperto Refuge, dove mi hanno accolto dopo pochi giorni. Ora non ho solo un tetto sulla testa, ma soprattutto qualcuno che mi accoglie e mi ascolta senza giudicarmi. Sinceramente non so come avrei fatto senza”, racconta.
Qui il 19enne ha trovato un supporto materiale ed emotivo importante, come emerge dal suo racconto: “Oltre ad avere un posto dove dormire e mangiare, ci sono educatori, psicologi, volontari. Persone che mi fanno sentire rispettato e accompagnato. Anche nei momenti più bui, qui c’è sempre qualcuno che mi tende una mano”.
Marco non è il solo ospite del Refuge Lgbtq+ di Roma. Qui vivono molti altri ragazzi che condividono una storia di violenza, discriminazione e mancata accettazione proprio come quella del 19enne. Nonostante qualche piccola discussione legata a “normali problemi di convivenza”, tra gli ospiti della struttura le liti non avvengono mai “perché sono gay”, dice ancora Marco.

La discriminazione LGBTQ+ nel 2025 è ancora una realtà
La discriminazione nei confronti delle persone LGBTQIA+ è, ancora nel 2025, una realtà concreta e diffusa. Ne è cosciente Marco, convinto del fatto che ci sia ancora tanto da fare contro la cultura della discriminazione. “Il fatto che nel 2025 ci siano ancora ragazzi e ragazze cacciati di casa solo per chi sono o chi amano, è assurdo”, dice.
A testimonianza del clima preoccupante, parlano i recenti dati della Gay Help Line 800 713 713, contattata da 21mila utenti nell’ultimo anno, con un aumento del 12% dei casi di violenza e discriminazione rispetto al 2024. “La discriminazione non è solo nelle famiglie, ma anche a scuola, nei posti di lavoro, nei servizi”, ha sottolineato il 19enne, che evidenzia quanto sia ancora necessario fare passi in avanti contro le discriminazioni: “Finché dire ‘sono lesbica’, ‘sono gay’ o ‘sono trans’ sarà vissuto come un rischio invece che come una libertà, vuol dire che c’è ancora tanta strada da fare”.
Oggi Marco riesce finalmente a vedere un futuro. Da quando è ospite del Refuge ha smesso di sentirsi solo e, soprattutto, ha iniziato a capire il suo vero valore. “Voglio finire di studiare, trovare un lavoro che mi piaccia, diventare indipendente. E, un giorno, magari aiutare anche io chi si ritrova nella mia stessa situazione”, ha chiosato.
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