I film lgbt della prossima stagione/4: Laurence Anyways

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Il dramma gender di Xavier Dolan vincitore a Cannes della Queer Palm racconta di un professore di Montréal che alla fine degli anni '80 decide di diventare donna....

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Pioggia di premi per il terzo – e migliore – capitolo della "trilogia degli amori impossibili" diretta da quel prodigio di creatività che è il ventitreenne canadese gay Xavier Dolan: Queer Palm come miglior film a tematica lgbt a Cannes e premio per la migliore attrice nella sezione Un certain regard; Cigno d’Oro e Premio della Gioventù al Festival del Cinema Romantico di Cabourg.

La definizione più corretta per Laurence Anyways è però film "gender", e proprio intorno alla fluttuazione di genere del protagonista ruota l’intera storia: alla fine degli anni ’80, a Montréal, il professore di letteratura francese Laurence Alia, nel giorno del suo trentesimo compleanno, comunica alla compagna Frédérique detta Fred il suo profondo disagio nell’indossare abiti maschili e il conseguente desiderio di cambiare sesso, pur promettendole di continuare ad amarla. Superato lo shock iniziale, Fred andrà alla ricerca di un difficile equilibrio sentimentale che metterà a dura prova i suoi nervi in nome dell’amore che la lega a Laurence, indipendentemente dal sesso.

Per la prima volta Dolan non dirige se stesso, e ciò risparmia una certa dose di narcisismo che trapelava nelle due opere precedenti. Di fatto torna alle tematiche che più gli sono care: l’evoluzione del sentimento attraverso il tempo, lo struggersi per un amore impossibile, come si cambia attraverso i travagli del cuore. La sua abilità, confermata da questa sua opera terza, sta soprattutto in uno stile registico sofisticato, un po’ glam e un poco pubblicitario senza però tradire un’espressività essenzialmente cinematografica, con rallentamenti improvvisi, grandangoli funzionali, uso di colori acidi e squillanti sotto una patina vintage, un preciso senso dell’inquadratura.

Un contributo essenziale è garantito dall’ottimo cast: Laurence è interpretato dal rohmeriano Melvil Poupaud, già gay in Il tempo che resta di François Ozon, particolarmente abile nell’evitare ogni effeminatezza effettata ma mantenendo una sua personale e in fin dei conti credibile mascolinità pur indossando abiti femminili (per altro piuttosto kitsch). Svettano su tutti la bravissima Suzanne Clément nei panni di Fred, in grado di dare tutta se stessa nell’incarnare una donna travolta da un amore più grande di lei (la crisi isterica al bar è un piccolo capolavoro di recitazione), e la veterana Nathalie Baye negli azzeccati panni della madre di Laurence, sconvolta dalla rivelazione e colma di sensi di colpa che mettono in discussione il suo ruolo di genitrice minandone così l’autostima.

Qualcuno riconoscerà nella parte ambientata a scuola alcune svolte del plot di un indimenticato classico tedesco di Frank Ripploh, Ai cessi in taxì, ma bisogna ammettere che, a parte qualche influenza almodovariana e una tendenza al melò che rievoca Fassbinder, l’ambizioso giovane regista riesce a mantenere un’ispirazione di originalità e freschezza decisamente ammirevole.

Certo, l’esuberanza di Xavier Dolan lo porta a riempire un po’ troppo il suo film con dialoghi-fiume e  divagazioni non sempre necessarie che rendono i 159 minuti di durata un po’ eccessivi ma nel complesso si tratta solo di imperfezioni perdonabili, poiché ‘Laurence Anyways’ mantiene una sua compattezza complessiva, "corroborato" anche dalla splendida colonna sonora che mescola musica classica a pop québecois e ci fa scoprire la rivelazione berlinese elettrodance dei Moderat, autori della splendida e ipnotica A new error.

Sarà forse possibile vedere Laurence Anyways a novembre al Torino Film Festival.

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