Dan Reynolds, l’appello contro l’omofobia: ‘difendiamo l’uguaglianza, i giovani LGBT sono perfetti così come sono’

“Quanti altri ragazzi dobbiamo perdere prima di praticare il vero amore nelle nostre chiese?”, si è chiesto il cantante degli Imagine Dragons

Dan Reynolds, cantante degli Imagine Dragons non solo etero ma anche mormone, è da anni oramai uno dei più fieri sostenitori dei diritti LGBT. Ha fondato un festival musicale, il Love Loud a Salt Lake City, per raccogliere denaro nei confronti dei giovani gay cacciati di casa e porre l’attenzione sugli alti tassi di suicidio, ha girato un documentario ad hoc (Believer), si è scontrato con la comunità dei mormoni, ha dichiaratamente perso fan per le sue battaglie ma non ha mai mollato di un centimetro, sventolando sempre una bandiera rainbow ad ogni suo concerto.

Nella notte via social Dan è tornato a chiedere uguaglianza, attraverso dei tweet che hanno presto raccolto ‘mi piace’ e ‘condivisioni’, invitato tutti i leader religiosi del Pianeta a denunciare l’omofobia.

Supplico i leader religiosi di tutto il mondo a difendere l’uguaglianza. La vera uguaglianza – non vuote parole d’amore – attraverso affermazioni e azioni che mostrino ai giovani LGBTQ come siano “senza peccato” e perfetti, così come sono. Fino a quando questi cambiamenti non saranno affrontati all’interno delle dottrine della fede ortodossa, continueremo a vedere un aumento dei tassi di suicidio e depressione / ansia tra i giovani LGBTQ. E’ una falsa verità quella che i giovani LGBTQ avrebbero maggiori probabilità di essere emotivamente vulnerabili a causa di chi sono / come sono.
La verità è che i leader delle nostre comunità hanno creato regole sociali che non lasciano spazio alla salute dei nostri giovani LGBTQ. E’ il sistema ad essere imperfetto, e non l’individuo ad essere difettoso.
Finché i leader di tutte le fedi ortodosse non denunciano le terapie di conversione e accettano pienamente la nostra gioventù LGBTQ, credo che continueremo a vedere un grande esodo da tutte le fedi. Non siamo una generazione che sosterrà l’intolleranza, l’omofobia o il razzismo.
E a quelli che dicono che la semplice risposta è nell’abbandono alla religione da parte dei nostri giovani, dico che non è così semplice. Molti di questi giovani LGBTQ saranno cacciati di casa e messi in una situazione ancor più pericolosa se abbandonano la fede all’interno della loro famiglia. Molti trovano pace nella loro fede. A molti di loro porta conforto in un mondo triste e spesso spaventoso. Ora spetta ai nostri leader. Quanti altri ragazzi dobbiamo perdere prima di praticare il vero amore nelle nostre chiese?

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