CI VORREBBE PASOLINI

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Enzo Golino e Vincenzo Cerami lo ricordano: "Pier Paolo sognava ancora i giovani di borgata, con la loro autonomia, la cultura che si portavano dalle campagne. Ma quel...

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"Avevo 11 anni e frequentavo le medie a Ciampino. L’anno prima, era arrivato un professore di 28 anni: povero come noi, vestito come noi, ma giocava a pallone meglio di tutti noi! Era bizzarro e divertente ma severo nell’insegnamento; ci faceva dialogare con la nostra lingua e la nostra cultura. A me fece scoprire la letteratura e la poesia". Il ricordo di Vincenzo Cerami, scrittore ed autore del "Pinocchio" di Benigni, è limpido e forte. Quel professore era Pier Paolo Pasolini! Con voce onirica Cerami ricorda: "Quando ci assegnava i temi ero contento ed attento a quello che scrivevo. Sapevo che Pier Paolo li avrebbe letti a casa, da solo, in un dialogo fantastico tra la mia scrittura e la sua cultura.". Alcuni anni dopo, Vincenzo gli fece da assistente, poi da aiuto regista nel film: "Uccellacci e Uccellini" e gli fu amico filiale fino alla fine. Il 2 novembre 1975, Pelosi e chissà chi altri, uccisero con barbarie inaudita Pasolini: scrittore, regista, poeta, omosessuale! La sua morte ha sicuramente segnato una svolta nella vicenda del nostro Paese.

Enzo Golino, giornalista e scrittore spiega: "Pasolini è stato un capro espiatorio della società italiana che non tollerava le sue eresie e le sue utopie. Non si può negare che era arrivato ad un punto d’invalicabilità pubblica e privata, di non ritorno dalla linea delle idee che stava professando." La riflessione di Golino spiega la sperimentazione esistenziale tra la cultura e l’impegno sociale di Pasolini. Le opere stesse ci appaiono oggi profetiche. La sua polemica contro lo sviluppo senza progresso, o il richiamo sulle immense ricchezze destinate a pochi nei confronti della morte per fame di milioni d’individui, sono temi attuali nell’ideologia dei no global e di molte organizzazioni umanitarie. L’Italia degli anni ’50 e ’60 descritta da Pasolini con passione manierista è il presente che ci portiamo dietro. "L’attualità di Pasolini" spiega Golino "sta in quella profonda rivoluzione antropologica di quegli anni e che lui racchiuse in una splendida metafora passata alla storia: la scomparsa delle lucciole".

Pasolini, mite nel carattere ed immenso nella cultura, ebbe a sopportare angherie e dolori tremendi. Prima la morte del fratello Guido, ucciso dai partigiani "rossi", poi i processi per la sua omosessualità. "Erano due traumi mostruosi" dice Cerami, "che si portò dentro per tutta la vita. Non tradì i comunisti, benché la morte del fratello avvenuta per mano comunista e non tradì la sua omosessualità, malgrado attacchi gratuiti da una parte omosessuale del tempo".

Pasolini letterario, andò oltre il valore estetico dei suoi libri e dei suoi film; chiese agli intellettuali un "Nuovo realismo" che specificasse la "lettura di sé e del mondo". Ricorda Enzo Golino: "Pasolini amava un mondo che stava scomparendo! Mentre la civiltà contadina si svuotava dall’interno, i miraggi del benessere corrompevano le classi popolari! Era un capovolgimento che Pier Paolo soffriva ed interpretava con animo esacerbato. Il suo marxismo era un’appropriazione sentimentale delle teorie marxiane". In questo contesto, certamente, non va dimenticato che anche se spesso era polemico con la Sinistra, la Sinistra non poteva fare a meno di lui. La riflessione di Golino ci spinge anche a pensare che quel Nuovo Realismo di Pier Paolo non era solo la capacità di raccontare in prosa o in poesia, al cinema o sulle pagine dei giornali una realtà in movimento, ma anche il fastidio per quell’Arcadia che gli sembrava – in letteratura – la letteratura della Neoavanguardia.

E il Pasolini omosessuale si distaccava dall’intelletto o ne accresceva i sentimenti in una danza disperata e feroce nella sua stessa bellezza e passionalità? "Io credo siano tutte e due le cose insieme." risponde Cerami, "I ragazzi che lui incontrava la notte, ed ogni notte andava a caccia d’amore, erano ragazzi che vivevano nelle periferie ma che erano diventati consumistici, seppur nello squallore della loro vita quotidiana. Pier Paolo sognava ancora i giovani di borgata, con la loro autonomia, la cultura che si portavano dalle campagne. Ma in quelle ricerche notturne s’imbatteva sempre più spesso con tipi metropolitani che sognavano la ricchezza da raggiungere con ogni mezzo, ed erano colmi solamente di disperazione e di violenza." Concordano sia Cerami sia Golino nel pensare che l’amore omosessuale di Pasolini era un fatto privato più che mondano. Si potrebbe pensare ad una passione mista di pedagogia ed eros, la regressione ad un paradiso perduto – quello friulano – dove aveva vissuto l’adolescenza con un trasporto anche populistico verso i fanciulli. "La consapevolezza di essere un "diverso" che non sarebbe stato accettato," spiega Golino "provocava in lui un arroccamento solitario aperto ad un piccolo gruppo di amici. Sentiva ostilità e disprezzo verso una società che disprezza e non accetta questa forma di eros. Gli eccessi passionali e nevrotici della sua omosessualità, affioravano poi nelle sue opere". Più incisivo è Cerami: "L’omosessualità di Pasolini era divisa a metà tra il piacere erotico e l’abbandono sacrale. I suoi ragazzi erano segnati da una povertà estrema! Ma poi non ha provato interesse e neppure simpatia quando i gay cominciarono ad organizzarsi socialmente. Credo ci fossero ragioni erotiche, lui aveva forte quel senso di clandestinità e di dannazione."

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