TUTTI PAZZI PER BECKHAM

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In uscita al cinema la spassosissima commedia multietnica "Sognando Beckham". Lui, il divo del calcio, è l'idolo di ragazze e ragazzi. Sognamolo anche noi…

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Calcia(t)trici, è il vostro momento. Ha fatto ancora gol la lungimirante casa di distribuzione Lucky Red che dal 13 dicembre schiera nelle sale italiane la multietnica formazione della spassosissima commedia ‘Sognando Beckham‘ dell’indiana Gurinder Chadha, campione d’incassi in Gran Bretagna dov’era uscita durante i Mondiali del 2002 incensata dagli apprezzamenti illustri del divertito premier Tony Blair. Presentato in anteprima nazionale italiana all’interessante ed emergente Sottodiciotto Film Festival di Torino dedicato agli adolescenti e diretto da Sara Cortellazzo, Adriana Bevione e Stefano Della Casa, il film è stato accolto da un lungo applauso tra gli entusiasmi di un’intera squadra di calcio femminile che si deve essere identificata non poco nelle virtuosistiche prodezze delle protagoniste.

A sognare Beckham (ma il italiano originale, ‘Bent it like Beckham‘ suona simile a ‘Fa’ un cross ad effetto come Beckham’) è l’esordiente Parminder Nagra, ovvero la diciottenne Jess, indiana trapiantata a Londra, grande appassionata di calcio e in particolare del suo inimitabile idolo, il ventisettenne centrocampista destro del Manchester United maglia numero 7, noto alle cronache mondani per aver sposato Victoria Adams delle Spice Girls, per il suo stile sempre ultratrendy e per il suo attaccamento molto particolare ai valori famigliari (si è appena fatto tatuare sul dorso il nome del secondo figlio nato a settembre, Romeo, non potendo fare ingiustizie dopo essersi stampato a fuoco a caratteri gotici quello del primo, Brooklyn, poco sopra i glutei). Jess passa i pomeriggi giocando a pallone con gli amici al parco finché un giorno la nota una professionista, Jules (la Keira Knightley di ‘Star Wars – la minaccia fantasma‘, una sorta di Winona Ryder in versione bionda) che le propone di giocare nella squadra femminile locale. Come nella migliore tradizione delle commedie etniche alla East is East la famiglia si oppone perché considera scandaloso che una donna indiana sia dedita al calcio e la madre si mette a pregare Sai Baba affinché Jess rinunci all’insana passione, impari a cucinare pollo al curry e si trovi un ragazzo da maritare, possibilmente con dote e turbante, o almeno di sana tradizione punjabi, come la scemotta sorella Pinky che è a un passo dalle nozze.

Intanto le due ragazze si legano sempre più e Paula, la madre di Jess, preoccupata anch’essa che la figlia non si dedichi alla ricerca di un ragazzo (“ecco perché Sporty Spice non si vede mai con un uomo!”), inizia a sospettare che le due siano lesbiche ed amanti. Quando l’amicizia si incrina, però, è colpa della doppia infatuazione per il loro allenatore, Joe (il magnetico Jonathan Rhys Meyers di ‘Velvet Goldmine’ in un insolito ruolo etero) che si opporrà con tutte le sue forze all’idea di Jess di rinunciare alla carriera calcistica, sostenuto proprio dal padre della ragazza che ai suoi tempi rinunciò con gran pentimento a giocare a cricket.
Il migliore amico di Jess, anche lui grande fan di Beckham ma essenzialmente per motivi estetici (le rivela di essere gay), si propone addirittura come suo futuro sposo ai genitori ma il gioco dura poco. Ovviamente la fatidica e decisiva semifinale si dovrà tenere lo stesso giorno dell’irrinunciabile matrimonio di Pinky e non sarà facile far conciliare il sari da festa col pantaloncino corto d’ordinanza da indossare in campo.
Il mito, lui, David Beckham, ha concesso di mettere il nome nel titolo del film e inizialmente doveva avere un cameo nel film ma l’apparizione con la moglie nel finale all’aeroporto è in realtà stato girato da due controfigure. La parabola (a pallonetto) del film sembra un po’ quella di un Billy Elliot al contrario con un po’ di analisi sociale alla Hornby e un tocco ‘exotic’ alla Kureishi: se si aggiunge un gran finale con sontuoso matrimonio alla Monsoon Wedding, tradizionalista con inevitabili accenni alla modernità mal tollerata o fraintesa (cellulari che squillano e lesbismo scambiato per un segno zodiacale), la simpatica tattica per far sorridere risulta ben chiara.

La rubiconda regista Gurinder Chadha, ora corteggiatissima in America dove sta seguendo tre nuovi progetti tra cui un musical hollywoodiano, smussa un po’ i toni e non approfondisce l’equivoco saffico ma sa dispensare divertimento e battute ad effetto con disinvolta nonchalance. Pare proprio l’ora delle commedie multietniche: è sbarcato in Italia anche ‘Il mio grosso grasso matrimonio greco’ di Joel Zwick con Nia Vardalos, massimo incasso in Usa per una commedia non americana, curiosamente simile al divertente ‘My name is Tanino’ di Virzì che è passato a Venezia (lì si scherza intorno a un matrimonio combinato nella comunità italoamericana) e che ha problemi di distribuzione dopo il tracollo Cecchi Gori. La maglia viola (a lutto) in questo caso è di rigore.
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