SOLDATI GAY: NESSUNA VERGOGNA

di

Nel libro-reportage dei giorni passati in Albania con la missione Arcobaleno, Dario Remigi riferisce dell'omosessualità tra commilitoni e della reazione delle gerarchie militari. Intervista di Gay.it.

CONDIVIDI
0 Condivisioni Facebook Twitter Google WhatsApp
502 0
502 0

Clicca mi piace per non perdere nemmeno una notizia.


"Diario d’Albania", opera prima di Dario Remigi, edizioni Florence Art, non è un mero reportage di guerra. E’ un piccolo romanzo epistolare fra un ragazzo, militare di leva, che decide di partire volontario nella missione Arcobaleno in Albania e la sua fidanzata.

La missione Arcobaleno, come tutti ricordano, è stata la spedizione di forze pacifiche dell’ONU, in aiuto dello stato albanese, nel 1997, dopo la disastrosa gestione del presidente Berisha, per assicurare il corretto andamento delle elezioni politiche e per prestare aiuti umanitari.

Il libro presenta un’analisi non politica dei fatti, bensì umana, con attenzione alle persone, ai luoghi ed alle emozioni. L’impegno sociale, la visione militare e non militarista, le emozioni e gli amori di ragazzi poco più che ventenni catapultati dal bar al fronte. E l’omosessualità nell’esercito. Una struttura chiusa e moralista, che ancora non ammette che vi siano gay al suo interno.

Come nasce il libro?

"Dall’esigenza di raccogliere del materiale importante che era rimasto in un cassetto. Raccontare storie dimenticate o taciute, di cui, altrimenti, si sarebbe persa ogni traccia".

Hai descritto storie di sesso fra militari. Non ti hanno rimproverato?

"Veramente mi hanno accusato anche di omofobia. Perché in una pagina descrivo la mia "irruzione" involontaria in un luogo di peccato, per così dire, e la reazione non amichevole di uno dei ragazzi sorpresi. Io non ho dato nessun giudizio morale, mi sono limitato a raccontare una storia, ma c’è chi ha voluto vedere il male dove non esisteva".

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:


Commenta l'articolo...