Queer Vision, torna la rassegna veronese col meglio del cinema lgbt contemporaneo

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Al via da stasera alle 21.30 la sesta edizione nella multisala Rivoli: per un mese l’appuntamento settimanale col cinema queer. S’inizia col sensuale Call Me By Your Name...

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Torna Queer Vision, la rassegna veronese dedicata al cinema lgbt che per quattro martedì, a partire da stasera, illuminerà coi colori arcobaleno uno degli schermi della multisala Rivoli in piazza Bra 10, la più grande piazza della città nel cuore del suo centro storico.

Giunta alla sesta edizione, Queer Vision è organizzata dal circolo Pianeta Milk che ha scelto “quattro titoli che rappresentano un campione di quella diversità di cui è da tempo portavoce, anche e soprattutto a fronte dei molti atteggiamenti etero-normativi volti ad oscurare le identità minoritarie e che a Verona e provincia sono da tempo all’ordine del giorno: dalla censura operata alla Biblioteca Vivente nel corso del Tocatì (Festival Internazionale dei Giochi in Strada, n.d.r.) dell’estate scorsa alla delibera di dicembre del Comune di Cerea, che impone di negare il patrocinio del comune alle associazioni e agli enti che, secondo un non chiaro metodo di valutazione, saranno ritenuti promotori della cosiddetta ‘Ideologia del Gender’”.

S’inaugura stasera col già classico Call Me By Your Name di Luca Guadagnino, sensuale racconto estivo anni Ottanta, vincitore dell’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale scritta da James Ivory.

Martedì prossimo è la volta di un altro premio Oscar, il commovente Una donna fantastica del cileno Sebastian Lelio, vincitore dell’Academy Award per il miglior film straniero, dolente e appassionato ritratto di una combattiva transessuale, Marina (Daniela Vega, prima trans a presentare un premio agli Oscar), decisa a far valere i propri diritti nei confronti della famiglia omofoba del suo innamorato appena deceduto.

A seguire, martedì 10 aprile, il coraggioso road movie sulla paternità gay Il padre d’Italia di Fabio Mollo con Isabella Ragonese e Luca Marinelli. La rassegna chiude il martedì successivo con l’opera prima della regista israeliana-ungherese Maysaloun Hamoud, il trittico al femminile Libere, disobbedienti, innamorate, lucida riflessione sulla condizione della donna in Medio Oriente attraverso tre vite di donne molto diverse tra loro, tra cui una dj lesbica, che convivono in un appartamento a Tel Aviv.

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