Pride 2019: polemiche per la prima parata di Sarajevo

L’appuntamento per la storica parata sarà l’8 settembre.

Sono bastate poche ore dall’annuncio ufficiale del primo Pride a Sarajevo, che è infuriata una polemica, soprattutto da partiti e organizzazioni di destra. Il Partito di Azione Democratica (SDA) è il più grande gruppo politico di musulmani bosniaci, ha già attaccato gli organizzatore, accusandoli di voler “provocare scontri tra i cittadini della capitale della Bosnia Erzegovina“. Prima, gli esponenti di SDA si dimostrano coerenti con il principio di non discriminazione:

Il diritto a una vita libera, il diritto alla proprietà, il diritto all’assistenza sanitaria, il diritto all’istruzione e il diritto al lavoro devono essere garantiti a ogni individuo, indipendentemente dall’orientamento sessuale.

E per la serie “ho tanti amici gay, ma…” dopo correggono il tiro:

Tuttavia, riteniamo che in una società come la nostra, che coltiva valori fondamentali e, di fronte alle sempre più grandi sfide dell’età contemporanea, sta cercando di salvaguardare la famiglia, le parate e sfilate delle persone LGBT non dovrebbero avere luogo. Perché contribuirebbero solo ad approfondire il divario tra persone di idee diverse. E la tutela dei diritti umani non ne uscirebbe rafforzata.

La deputata: lo scopo del Sarajevo Pride è quello di distruggere il paese e il popolo

La deputata dell’SDA Indira Ćosović Hajdarević ha attaccato duramente il pride di Sarajevo, additandolo come il tentativo di distruggere il paese e il popolo della Bosnia Erzegovina. Riassumendo il suo punto come un “che facciano il pride a casa loro“, la deputata ha spiegato che:

Queste persone debbano isolarsi e andare il più lontano possibile dai nostri figli e dalla nostra società. Che vadano da qualche altra parte per costruire la propria città, il proprio stato, le leggi e i diritti che nessuno contesterà loro. Ma qui no. 

Ma mentre il partito si batte contro la libertà di espressione della comunità LGBT, sono quasi 200.000 le persone che hanno lasciato il Paese. Cercando di rifarsi una nuova vita in altri Stati. Contando le emigrazioni registrate, è come se la metà degli abitanti della Capitale abbia lasciato il Paese.

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8 settembre: la data preoccupa il Paese

Sembra che la maggioranza della popolazione non abbia nulla contro la comunità LGBT, ma non sono mai stati avviati dibattiti sulla questione, mantenendo la comunità stessa in un angolo. Senza spendere tempo a riflettere sui diritti civili. Quindi, l’esito del pride di Sarajevo dipenderà proprio dalla popolazione, che potrebbe sostenere o ignorare la parata. Quel che gli organizzatori temono, è che vengano organizzate delle rappresaglie come in occasione del Queer Festival di Sarajevo del 2008, quando i presenti vennero picchiati da dei gruppi omofobi.

A momento, gli organizzatori hanno ricevuto il sostegno dell’Unione Europea e delle ambasciate in Bosnia Erzegovina di Svezia e Gran Bretagna.