Perché la comunità LGBT dovrebbe essere interessata alla legalizzazione delle droghe leggere

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In Italia il 67% dei gay e il 64% delle lesbiche dichiara di aver fatto uso di droghe più di una volta: ecco perché è il caso che...

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Basta aprire Grindr per vedere quanto il chemsex sia diffuso. Eppure mancano serie ricerche sull’uso delle droghe nella comunità LGBTI italiana. L’ultima di cui ho trovato traccia, risale al 2009 e mostra come allora il 67% dei gay e il 64% delle lesbiche dichiarava di aver fatto uso di droghe più di una volta.

Negli Stati Uniti, invece, è stato appena pubblicato uno studio governativo (sì avete letto bene, negli Stati Uniti, il governo investe risorse per studiare l’uso di droghe tra gay e lesbiche) che mostra come lesbiche, gay e bisessuali fanno uso di droghe in misura maggiore degli eterosessuali.

L’indagine nazionale sull’uso di droghe nella popolazione americana è stata condotta nel 2015 ed è stata pubblicata il 13 ottobre 2016. Secondo la ricerca, il 39% di lesbiche, gay e bisessuali dice di fare uso di sostanze stupefacenti contro il 17% del campione eterosessuale. Considerando che si tratta di risposte dei diretti interessati, il dato potrebbe mostrare più la propensione di omosessuali e bisessuali a dire di fare uso di droghe, piuttosto che l’uso effettivo. Ciò nonostante la ricerca mostra chiaramente che le persone LGBTI hanno non solo un rapporto più trasparente e disinvolto con le droghe, ma anche più sano. Ammettendo che l’uso di droghe non porti necessariamente a un abuso, il rapporto chiarisce che quando omosessuali e bisessuali dovessero sviluppare una dipendenza, sono più propensi delle persone eterosessuali a cercare aiuto e ad essere trattate: 15% contro l’8%.

Visto il rapporto della nostra comunità con le sostanze stupefacenti, sarebbe il caso allora che ci si interesse anche alle politiche sulle droghe adottate nel nostro Paese. Ne va della nostra salute, oltre che dell’interesse di tutte e tutti i cittadini italiani a vivere in uno stato che non abbia leggi criminogene. L’11 novembre prossimo, più di 60.000 firme verranno consegnate al Parlamento italiano per chiedere la legalizzazione della marijuana nell’ambito della campagna Legalizziamo! condotta dai radicali dell’Associazione Luca Coscioni e di Radicali Italiani.

La proposta di legge popolare va ad aggiungersi a quella depositata alla Camera e al Senato dai deputati aderenti all’intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati e non solo: gli aderenti all’intergruppo sono 113, i firmatari, ben 294.

È evidente che “Le opinioni degli italiani sulle leggi in materia di droghe leggere” si sono evolute negli ultimi anni, così come le leggi di vari paesi. Oggi, persino la Direzione Nazionale Antimafia propone politiche di depenalizzazione: “In termini di deflazione del carico giudiziario, di liberazione di risorse disponibili delle forze dell’ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e, infine, di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite”.

Queste opinioni sono corroborate dall’esperienza dei paesi dove la cannabis è già stata legalizzata da tempo sia per uso medico sia per uso ricreativo. Le entrate fiscali da imposte, licenze e tasse sulla commercializzazione della cannabis in Colorado sono aumentate del 77 per cento. Questi introiti sono stati utilizzati dagli stati dell’Oregon, Colorado e di Washington per la costruzione di scuole e il finanziamento di programmi di prevenzione dell’abuso di droghe. Un utilizzo più razionale dei soldi pubblici piuttosto che sprecarli in più costose politiche repressive che si sono dimostrate anche del tutto fallimentari, no?

Inoltre, dalla legalizzazione in Colorado nel 2014, non vi è stato affatto un aumento del consumo nella popolazione adolescenziale, come temevano i detrattori delle politiche antiproibizioniste. Gli incidenti attribuiti al consumo di marijuana sono addirittura diminuiti, così come i reati contro il patrimonio, diminuiti del 3%, e i crimini violenti, diminuiti del 6%.

I successi delle politiche antiproibizioniste sono tali che martedì 8 novembre, mentre in Italia ci si interroga solo su chi vincerà la corsa presidenziale tra Trump e Clinton, ben 9 stati americani chiederanno ai loro cittadini se depenalizzare l’uso della marijuana per scopi ricreativi (California, Nevada, Arizona, Massachusetts e Maine) o medici (Florida, Arkansas, North Dakota e Montana). mai prima d’ora tanti stati si erano interrogati sul tema. Il referendum più importante sarà ovviamente quello che si terrà in California, uno stato la cui economia è stimata essere la sesta più grande al mondo e dove i sondaggi danno il sì al 60%.

Ma se questi sono i risultati della legalizzazione della cannabis, non sarebbe ora di interrogarsi anche sull’opportunità di legalizzare – e quindi controllare la qualità, la distribuzione e l’uso – anche altre sostanze e principi attivi?

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