Trent’anni di Torino Film Festival, orgoglio anche queer

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Dal 23 novembre all'1 dicembre si festeggiano tre decenni del TFF con varie anteprime lgbt tra cui il prison movie "K-11" e l'intimista tedesco "Silent Youth". Chiude "Ginger...

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Sono tutti ‘orgogliosi’ e ‘in modalità Pride’ gli organizzatori del Torino Film Festival, giunto a celebrare il suo trentesimo compleanno dal 23 novembre al 1° dicembre nelle sale Massimo, Reposi, Lux e per l’ultima volta diretto da Gianni Amelio (tornerà presto sul set del suo nuovo film "Intrepido" con Antonio Albanese e gira voce che sarà sostituito da un altro regista, Gabriele Salvatores). “Sono orgoglioso del lavoro che abbiamo fatto – ha ribadito Amelio in conferenza stampa. – Aspettatevi un grande festival con una sorta di ‘rabbia buona’ e ben 223 titoli con tre italiani in concorso ("Noi non siamo come James Bond" di Mario Balsamo, "Smettere di fumare fumando" di Gipi e "Su Re" di Giovanni Columbu, n.d.r.)”.
Varie le proposte queer, a partire da un bizzarro prison movie inserito nella sezione "Rapporto Confidenziale" dedicato al tema "Ossessioni & possessioni". È diretto dall’esordiente Jules Stewart, tatuatissima mamma di Kristen Stewart, e il titolo "K-11"’ si riferisce all’ala riservata a gay e transessuali di un carcere dove si trova catapultato un discografico dopo una notte di bagordi.

Trash-pulp scatenato, potrebbe rivelarsi uno dei ‘casi’ di quest’edizione, grazie anche all’appeal dei protagonisti Goran Vosnjic, amata star di E. R., e Kate del Castillo, emergente attrice messicana negli aderenti panni fetish della mama-regina trans Mousey che detta legge dietro le sbarre infernali.
Arriva invece dalla Germania l’intimista "Silent Youth" di Diemo Kemmesies sui timidi approcci di due ragazzi berlinesi, Marlo e Kirill, che si piacciono ma non sanno che cosa dirsi. Iniziano così insieme lunghe passeggiate silenziose fatte di sguardi e palpitazioni. “Un film sul sentimento di chiusura in se stessi ma soprattutto un film d’amore”. Sarà inoltre possibile assistere all’anteprima nazionale del drammatico "Dimmi che destino avrò", nuovo atteso lavoro del regista sardo Peter Marcias sull’incontro tra una donna di origine rom e un cinquantenne commissario di polizia disilluso.

Sarà seguito all’estero da "The Open Reel", nuova agenzia di festival booking e vendite internazionali creata da Cosimo Santoro con un occhio particolare per la cinematografia lgbt.
Da non perdere, in "Festa Mobile Classics", il confronto tra tre diverse messe in scena del leggendario monologo di Cocteau "La voce umana": la versione di Rossellini del ’48 con Anna Magnani, quella televisiva del ’66 con Ingrid Bergman diretta da Ted Kotcheff e quella contemporanea gay "O que arde cura / As the Flames Rose" del portoghese João Rui Guerra da Mata in cui il regista di "O fantasma" João Pedro Rodrigues parla al telefono con l’amante che l’ha lasciato mentre in tv e alla radio scorrono le immagini e la cronaca dell’incendio che nel 1988 devastò interi quartieri di Lisbona.
Tra le eccentricità degne di nota, segnatevi il delirante "Holy Motors" di Leos Carax che avevamo visto a Cannes: ci era sembrato una bufala senza capo né coda ma è talmente originale e spiazzante che va comunque visto per farsene un’opinione personale e magari rientrare nel novero dei superfan per i quali è già il film cult dell’anno.

Uno strano Signor Oscar vaga per Parigi con la limousine, guidata dalla fedele Céline, che usa come camerino per travestirsi assumendo l’identità di vari personaggi. Nel film c’è di tutto, dai balli con fisarmoniche in una chiesa a incomprensibili scimmioni che si agitano in una casa, e lo spettatore davvero non sa che pesci pigliare in questa follia creativa giocata sull’accumulo di situazioni volte a stupire, spesso gratuitamente. L’unico vero momento di magia è l’apparizione quasi fantasmatica di una straordinaria Kylie Minogue che canta disperata "Who Were We?" sul tetto del palazzo degli storici magazzini della Samaritaine dismessi per essere trasformati in un lussuoso hotel.
La retrospettiva è dedicata all’opera omnia del grande Joseph Losey mentre il Gran Premio Torino sarà assegnato al ‘regista operaista’ inglese Ken Loach e al maestro del film corale Ettore Scola, autore del capolavoro gay "Una giornata particolare".

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