TARQUINIA GAYA

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L'antica capitale degli Etruschi ha conservato le tradizioni di tolleranza, è ricca di locali, di bei ragazzi e di luoghi di incomparabile bellezza: dalle spiagge delle Saline alle...

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TARQUINIA.

Simboli fallici di varie proporzioni e variamente disposti, svolazzano sulle pareti delle tombe di Tarquinia e sui vasi esposti nel Museo Nazionale. Molti sono espliciti, altri decorati o camuffati, così ironici da far sospettare che siano stati dipinti solo per scherzo. La perplessità aumenta se si considera che tutto questo sfarfallio fallico si trova nelle pareti di sepolcri che, secondo la nostra cultura, dovrebbero ispirare ben più meste immagini.

Ma gli Etruschi non soffrivano delle nostre inibizioni ed erano allegramente in grado di suscitare l’invidia dei loro contemporanei, incapaci di avere come compagne delle donne così passionali da dedicarsi ad ardenti attività erotiche collettive, fare sesso durante le gare atletiche e gli scherzi acrobatici o amoreggiare perfino alle corse dei cani. Ben fatti, atletici e sessualmente attivi. Questi erano gli Etruschi. E Tarquinia, si sa, è la loro capitale, che testimonia la loro presenza già nel VI sec. A.C.

Quella etrusca, era una società in cui le donne contavano; donne giovani, dalla sessualità precoce, consapevoli del proprio corpo, alle quali era sconosciuta la decadenza dovuta all’età. Per gli uomini era anche meglio. La vita politica coincideva con la loro piena vita sessuale e al potere c’erano quasi sempre giovani vigorosi e attivi. Questo si evince dalle pitture parietali delle tombe di Tarquinia, singolari e uniche per la raffigurazione di rapporti sessuali di qualunque tipo, ben diverse dalle omologhe egizie, dove la religione e il senso quasi parossistico della morte incombono ovunque.

Mangiare, ballare, suonare, compiere rituali religiosi, ogni atto aveva una pienezza di significato denso e arcaico che avvicinava, sensualmente, l’umanità agli Dei.

Questa descrizione di Tarquinia com’era pare si trovi negli opuscoli dell’assessorato al turismo. E con una simile tradizione i ragazzi Cornetani (così si chiamano i Tarquiniesi in lingua antica) ancor oggi hanno un fascino strepitoso.

I Tarquiniesi sono orgogliosi di essere tali e della loro terra e, essendo anche molto ospitali, superata la prima timidezza sanno far vivere al turista le stesse emozioni. Sono anche molto tolleranti, infatti la comunità gay composta di più di cento persone più o meno dichiarate non subisce la minima discriminazione; ecco perché non esistono locali squisitamente gay, perché si può andare un po’ dove si vuole senza nessun problema e non è raro vedere ragazzi o ragazze a braccetto per strada. Se comunque volete andare a colpo sicuro i locali più frequentati dai gay sono il Bar Impero e il San Marco in Piazza Cavour (la piazza principale), il Dilas Pub, il ristorante La Cantinetta il cui proprietario è tanto bello quanto etero.

Si vive molto all’aperto comunque, e le spiagge preferite sono quella delle Saline a Tarquinia, quella di Cerveteri, quella di Montalto di Castro e la famosissima Il Buco di Ostia. Se di notte vi vien voglia di fare un bel bagno caldo sotto le stelle in compagnia di tanti gay nudi le Terme di Saturnia distano solo 30 minuti di macchina. Se vi sentite super atleti potrete mettervi infine alla prova con l’archeo bike, guide esperte vi accompagneranno a visitere i siti archeologici dell’entroterra in mountain bike (attenzione che per questo serve una buona preparazione, si tratta di circa 10 ore di gita).

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