Monza: il Tribunale riconosce le due gemelline e smentisce il ministero degli Interni

Le due mamme avevano deciso di dare il cognome della donna che non li aveva partoriti.

La vicenda era iniziata a dicembre, e le due mamme avevano già annunciato il ricorso al Tribunale per vedersi riconosciuti i propri diritti. Ma stavolta, non si tratta del riconoscimento dei figli avuti all’estero. Le due donne, residenti per molti anni in Spagna, nello stesso Paese hanno anche avuto due gemelline grazie alla fecondazione eterologa. Rientrate in Italia hanno deciso di ottenere il riconoscimento presso il loro comune, a Monza. Si sono recate quindi agli uffici dell’anagrafe con l’atto di nascita delle due bimbe, redatto in Spagna. Per scelta delle due neo-mamme, però, il cognome delle bimbe non era della donna che le aveva partorite, bensì dell’altra.

Ed è a questo punto che il Comune si rifiuta di registrarle. Imponendo alle donne di modificare il cognome alle gemelline. La legge spagnola, diversamente da quella italiana, permette ai genitori di scegliere quale cognome dare ai propri figli e alle proprie figlie, ma soprattutto non concede automaticamente la cittadinanza. Di conseguenza, senza un documento spagnolo né italiano, le due bimbe figuravano apolidi. La trascrizione presso il comune in Italia permetterebbe loro di avere quindi la cittadinanza italiana. 

L’intervento del Viminale e la decisione del tribunale di Monza

Gli uffici del Comune, per trovare una soluzione a questo caso specifico, avevano interpellato il Ministero degli Interni. Il Viminale aveva quindi indicato di trascrivere il nome delle gemelline riconoscendo solo il cognome della donna che li aveva partoriti, nonostante le indicazioni dell’atto di nascita spagnolo. Questo è quello che è già accaduto molte volte, negli ultimi anni, quando il Comune si rifiuta di riconoscere entrambi i genitori, dello stesso sesso. E’ a questo punto che le due mamme si sono rivolte agli avvocati.

Attraverso l’avvocato Michele Giarratano di Gay Lex, hanno fatto ricorso al Tribunale che ha sancito che non si può modificare il cognome di una persona, smentendo quindi il Ministero. Dopo la sentenza del giudice, le bambine ora hanno il cognome della donna che non le ha partorite, come deciso. L’avvocato ha sostenuto la tesi della coppia lesbica, poiché l’imposizione di un cognome diverso da quello prescelto, era una chiara violazione del diritto all’identità e alla vita familiare. Era quindi contro le regole vigenti in tutta l’Unione Europea, quindi anche in Italia.