Politica: la Margherita scissa su Dico e Family Day

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Al congresso conclusivo della Margherita si sono fronteggiati i due schieramenti pro e anti-Dico. Sui diritti civili verrà testata la vera laicità del futuro Partito Democratico.

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ROMA – Conclusione ieri in grande stile al Teatro 5 degli studi di Cinecittà del congresso finale della Margherita, nel quale è stato approvato lo scioglimento e l’adesione al progetto comune con i Ds per dare vita al nuovo Partito Democratico. Uno dei punti più controversi che si profilano all’orizzonte sarà quello dell’atteggiamento da tenere nei confronti dei diritti civili dei cittadini (a prescindere dal loro orientamento sessuale) contrapposto con virulenza dai ‘teo-dem’ al tema della ‘difesa’ della famiglia eterosessuale. Rosy Bindi (nella foto), ministro della Famiglia, si è prodigata nei mesi scorsi con la collega di governo Barbara Pollastrini per la stesura del progetto di legge dei DiCo che, in qualche modo, cerca di far fare anche all’Italia un passo nel cominciare a eliminare le enormi discriminazioni che ancora le coppie conviventi devono fronteggiare. In risposta una gran parte dell’associazionismo cattolico ha organizzato il Family Day, sulla base di un manifesto ideologico che condanna senza appello i Dico e ogni possibile riconoscimento di diritti alle coppie non sposate.
Sul palco del congresso Rosy Bindi ha difeso a spada tratta il proprio operato e ha invitato tutto il suo partito ad «avere il coraggio di integrare e far convivere culture diverse» e a difendere «il valore della laicità», sottolineando che «non c’è alcuna contrapposizione tra i diritti della persona e quelli della famiglia e come tale la famiglia non può mai essere come scelta di vita un impedimento al riconoscimento dei diritti della persona.» Per pronta risposta il fronte più smaccatamente filo clericale ha proposto un ordine del giorno (poi approvato) volto a dare il sostegno del partito proprio alla manifestazione anti-Dico del Family Day, per «il convincimento che la garanzia della tutela della famiglia sia tra gli obiettivi strategici del partito democratico». Primi firmatari due dei teo-dem più conosciuti, Enzo Carra e Luigi Bobba. Bobba nel suo intervento sul palco ha chiarito di non essere disposto a farsi trattare come «uno scolaretto a cui a colazione, pranzo e cena si danno lezioni di laicità dalla cattedra del partito democratico.» L’ex presidente delle Acli ha aggiunto che «Non siamo nell’Ottocento, dobbiamo cercare la via per convivere, non piantare bandiere né attardarci davanti a Porta Pia. Io ho cercato una via per convivere nella diversità e mi sono preso del clericale da Rosy Bindi, dello zelota dall’Ulivo. Adesso voglio chiarire: sono cattolico e voglio fare il Partito democratico.»
Anche Ermete Realacci si è speso in un appello a favore del Family Day, dicendosi «convinto che quella dei diritti civili non è la principale questione italiana. Chi ha fatto di questo il centro della sua azione politica, come la Rosa nel Pugno, in polemica con noi, ha avuto un disastro elettorale. E parte di quei leader che sostenevano i diritti civili come il sol dell’avvenire oggi hanno cambiato rotta.» Il congresso ha sì approvato l’ordine del giorno pro-Family Day, però ne ha anche approvato uno di segno opposto, proposto dai giovani della Margherita e che chiede l’approvazione dei DiCo. La questione rimane aperta. Il potere ecclesiastico farà ogni pressione possibile immaginabile per continuare a negare ogni riconoscimento di diritti per le coppie omosessuali, e sarà il futuro Partito Democratico a dover dimostrare di essere consapevole del fatto che la classe politica deve fare le leggi per tutti i cittadini. (Roberto Taddeucci)

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