LUCIA BOSE’ A NUDO

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Intervista esclusiva con l'ex Miss Italia, che racconta dei suoi amici gay. E parla di Zeffirelli, Visconti, e anche di suo figlio Miguel. "Ma lui ha avuto anche...

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TORINO – Lucia Bosè è un angelo blu. E la sua bellezza, quieta e raggiante, traspare con forza dal suo splendido sguardo, fiero e felicemente rasserenato dalla dignità saggia di chi è grande e ha conosciuto i grandi. Diva delle dive di un cinema italiano che era vero Cinema, quando i paparazzi facevano scandalo e il successo si conquistava sul campo, storica Miss Italia incapace di sfiorire, fece impazzire una generazione di uomini recitando, tra gli altri, con Antonioni, De Santis, la Cavani.
Incontrarla nella splendida casa di un amico torinese, attorniata da preziose opere d’arte tra cui spiccano un Picasso e un grande cavallo di legno, è una forte emozione. Anche perché è l’unica donna italiana che può permettersi un look azzurrato elegantissimo, con capelli blu elettrico ora non a caschetto ma corti ai lati e vagamente a spazzola. Ospite del Festival Gay di Torino (è la protagonista de ‘Le gite scolastiche’ di Jaime Chàvarri a cui il Togay ha dedicato una retrospettiva), ha concesso con amorevole disponibilità un’intervista esclusiva per Gay.it.

In Spagna è appena uscita una sua autobiografia (‘Diva divina’ di Begoña Aranguren, n.d.r.). Lei ha conosciuto molti gay nella sua vita…
Non parlo di gay nel mio libro, il mio pubblico è un po’ diverso… però non ho mai avuto problemi, a Roma ho vissuto con molti gay. Zeffirelli, Visconti, Tirelli, Tosi, Bianchini mi dicevano: meno male che ti ha portato via il torero sennò arrivavi a quarantacinque anni ancora vergine! Appena arrivava un uomo me lo distruggevano… Non mi sono mai posta il problema… Alcuni amici nostri avevano scritto una commedia gay ambientata nel Colosseo dove loro facevano una guerra vestiti come volevano e io facevo la Regina ma stavo fuori.
E l’incontro fatale con Luchino Visconti?
Il mio primo fidanzato era suo fratello, lo racconto nel mio libro. Ora se ne può parlare, anche le mamme ne parlano. Allora non si poteva. Lui rispondeva sempre: “Ma mi piacciono anche gli uomini”.
Con gli amici ne parlava liberamente?
Sì, non era un problema. Io vivevo con sette amiche e dicevo sempre: mi piacciono talmente gli uomini che se fossi nato uomo sarei stato gay.
Che cosa si ricorda di quel giorno?

Io lavoravo al Galli dove facevano ottimi marron glacès: entrò un giorno Visconti con Giorgio De Lullo e mi disse: “lei un giorno farà del cinema”. Io non sapevo neanche chi fosse. Cinque mesi dopo divenni Miss Italia e dopo un anno feci il provino per la Lucia di ‘Non c’è pace tra gli ulivi’ di De Santis. Nella vita ci sono incontri straordinari, incredibili.
Poi è arrivato Antonioni…
Antonioni non era gay! Era un grande amico mio. Ma sul set era insopportabile. Forse faceva bene… Era molto esigente. Siamo arrivati a rifare una scena 40 volte. In ‘Cronaca di un amore‘ mi tirò anche una sberla. Sono spariti tutti sul set, io non mi sono mossa, poi è arrivato il produttore preoccupato a chiedermi che cosa era successo…
Sul set di ‘Cronaca di un amore‘ ha conosciuto Massimo Girotti.
Era un personaggio molto chiuso, parlava poco, un signore molto educato. Non c’è stata molta amicizia tra noi. Ho visto da poco ‘La finestra di fronte’, è bellissimo. La sua presenza è straordinaria, da Oscar.
Invece, per quanto riguarda ‘La signora senza camelie’, è vero che era ispirato alla biografia della Lollo e lei rifiutò la parte?
Sì, è vero. Antonioni mi ha detto che quando lei seppe che il ruolo era mio commentò: “E moh, che vuole quella?”
E successivamente, i rapporti con lei?
Non c’è stata molta simpatia. Sin dal principio.
Lei ha recitato con registe che non hanno mai fatto misteri della propria sessualità come Liliana Cavani e Marguerite Duras…

La Cavani la vedo spesso a Roma. Un personaggio molto difficile, molto introverso ma sotto sotto una donna straordinaria.
E sul set de ‘L’ospite’?
Mi sono trovata benissimo. Giravamo in manicomio e lei era terrorizzata. Io mi sono fatta molte amiche ma quel film è stata un’esperienza durissima. Da allora ho capito che nella vita non bisogna lamentarsi di quello che si ha.
Con Marguerite Duras ha girato ‘Nathalie Granger’…
Per me quello è stato il film più straordinario. Io e Jeanne Moreau eravamo affascinate da questo personaggio unico. Ma non so se si può chiamare film, bisogna inventare una nuova parola. Giravamo nella sua casa, in un paesino fuori Parigi. Una casa tutta delabrèe, con piatti rotti e pentole senza manici. La stanza mia e di Jeanne Moreau era una soffitta con solo un lettuccio e una corda per appendere i vestiti. Nel film non parlavamo quasi mai, io dico solo due parole: ‘Le vent’, il vento. Per fare il doppiaggio l’ho dovuto ripetere cento volte! Jeanne Moreau disse poi che era un peccato non aver fatto il film del film. La Duras non diceva mai stop, era sempre in piedi, fumava una sigaretta e si grattava. Un giorno mi chiese quale musicista preferivo. Io dissi che amo molto Schubert e lei commentò: “ah, quel piccolo musicista…”. Un’esperienza unica.
In ‘Cronaca di una morte annunciata’ di Francesco Rosi che interpretò nel 1987 recita anche un attore dichiaratamente gay, Rupert Everett.
Non l’ho mai incontrato sul set. Non abbiamo scene insieme, lui ha girato in un altro paese. Un uomo di una bellezza…
A proposito di suo figlio…
La prego sia delicato… E’ la prima volta, siete voi i primi a farmi una domanda del genere…
Suo figlio Miguel è un’icona gay…
Ho sempre insegnato ai miei figli che ognuno può fare quello che vuole e nella loro vita privata non mi sono mai intromessa. Poi per una mamma se un figlio mangia bene e ha salute va tutto bene…
Ma le mamme dei gay si dispiacciono anche perché non saranno mai nonne…
Ma io sono nonna! Ho altre due figlie!
Ah…
Non abbiamo mai parlato di questo problema, abbiamo un amico gay che è più donna di me… Miguel ha avuto anche molte fidanzate, alcune conosciute, un po’ come Luchino… Non posso fare i nomi…
E se uscisse sui giornali un pettegolezzo su questa cosa?
Sarebbe un problema suo, una volta hanno pure scritto che stava morendo di Aids… stava girando in Francia ‘Mazeppa’(di Bartabas, n.d.r.), era molto magro. Ora è in Messico… in Mazeppa doveva morire su un cavallo.
Lei era amica di Picasso, che recita con lei ne ‘Il testamento di Orfeo’ di Cocteau. Com’era nella vita quotidiana?
Picasso era Picasso. Mi ricordo che quando mi invitava a cena mi faceva solo mangiare uova di rondine. Nient’altro. Diceva che avevano mille anni. Da quando le ho mangiate non ho avuto più nessun malanno.
Poi quando arrivavano gli ospiti faceva la pipì in alcuni contenitori, li metteva sui davanzali e i piccioni andavano a berla. Lui commentava: “Vedete? Bevono la pipì di Picasso”.
Lucia Bosè e l’arte contemporanea. So che ha aperto un museo in Spagna. Di che cosa si tratta?
E’ l’ultima mia creazione. Ci occupiamo di pittura e scultura. Mi piaceva l’idea dell’angelo. Ho dato a questi giovani artisti la possibilità di creare degli angeli. Alcuni pensano che sia bigotta e cattolica. Ma io non sono né l’una né l’altra, sono cristiana. L’angelo per me rappresenta la bellezza, l’armonia, l’energia pura.
Quali sono gli angeli della sua vita?
Gli angeli sono là ma anche qua. Anche se ti dico il nome non li conosci… Questo museo è un piccolo granellino che metti in questa terra per far ricordare che gli angeli esistono. L’angelo custode per i buddhisti è il ‘maestro’ ma è la tua guida, io ne sento la presenza, l’energia che mi avvolge ma non ne ho mai visto uno.
Come ha conosciuto suo marito Dominguin?
Mentre giravo ‘Morte di un ciclista’ di Juan Antonio Bardem. Lui era molto amico del produttore. E’ nata questa grande passione anche se all’inizio mi era antipatico. Mi ricordo che si arrabbiava perché Miguel da piccolo diceva che voleva diventare ballerino, cantava e si vestiva in modo strano. Mio marito gli diceva sempre: non fare così o mi diventi maricòn!
Comunque per me questo museo di angeli è più importante del cinema, anche perché il cinema adesso è solo un’industria, non mi trovo più bene. Sono rimasta attaccata a quegli ultimi film che erano arte, magari casalinghi, con una troupe dove ci si conosceva tutti, si andava a mangiare insieme, a ballare insieme, anche qui a Torino. Ferzan Ozpetek, per esempio, è ancora così, lavora con una piccola troupe, molto famigliare.
‘Harem Soirèe’ l’avete girato a Roma?
Sì, abbiamo girato in una stazione fuori Roma e io sono rimasta sempre lì dentro. Poi lui gira in questa Roma che conosciamo ma non a Garbatella o Trastevere, lui ricrea una Roma molto intima. ‘La finestra di fronte’ l’ho trovato stupendo. Per esempio la scena del ballo de ‘La finestra di fronte’ è bellissima. Dice tutto senza dire niente. Sguardi, facce. Quello è il cinema.
Sì, il Cinema. Col grande Visconti lei però non ha mai lavorato. Come mai?
Lui mi proponeva sempre di far teatro ma ero ammalata di polmoni e non mi lasciavano lavorare sul palco. Quando poi ha iniziato a fare film io me ne sono andata.

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