Silvia Salemi: “Tutti pensavano che fossi lesbica”

Il nuovo disco, i momento no, la Tv, quel look "mascolino" e le leggende sulla sua omosessualità.

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Alzi la mano chi non ha mai cantato, almeno la volta in vita sua, il “tu riri, tu riri, tu ririri” del tormentone A casa di Luca. Ecco, oggi, a distanza di vent’anni da quel Sanremo, è uscito Potrebbe Essere, il nuovo singolo di Silvia Salemi.

Singolo che la riporta nel mondo della musica dopo ben dieci anni di assenza. Potrebbe essere, già nei primi posti sui digital store, anticipa l’uscita del disco “23” prevista per il prossimo 7 luglio e a poche settimane dall’uscita del nuovo lavoro, Silvia parla in esclusiva del perché di tutto questo silenzio, ma anche di tv, delle leggende sul suo conto, di omosessualità e di quei capelli e di quel look che l’ha resa da sempre un’icona lesbo.

Posso chiederti perché hai aspettato tutto questo tempo?

Perché non volevo fare un disco tanto per farlo! Non m’interessava e non m’interessa ancora oggi l’idea di tenermi semplicemente “a galla”, facendo uscire un disco di tanto in tanto, ma volevo concentrarmi su qualcosa che sentissi davvero mio. Cercavo canzoni in grado di regalarmi una gioia nel cantarle e, finalmente, le ho trovate. Poi, ad onor del vero, mi sono anche allontanata per dedicarmi alla famiglia.



Da fuori mi verrebbe da chiederti se avessi perso le speranze…

No, affatto. Mi rendo conto che il mercato è cambiato tanto e mi rendo ancor più conto che non è facile rientrare, dopo diverso tempo, ma non ho paura. In fondo canto da quando avevo quattro anni e non è di certo il primo ostacolo che incontro. So che ho un progetto di qualità tra le mani e sono più che soddisfatta del risultato. 

Hai abbandonato tutto per dedicarti alla tua famiglia. Col senno di poi lo rifaresti?

Scherzi? Non c’è cosa più bella. Lo rifarei altre mille volte. Avevo fatto cinque, sei dischi. Uno dopo l’altro. La mia vita lavorativa era piena da anni e, senza cadere nel ridicolo, avevo realmente bisogno di dedicarmi alla mia vita privata. 

Però non ti sei fatta mancare la tv. Non avevi paura d’inquinare la tua immagina di cantante?

Io ho una mentalità aperta e non capisco perché se uno nasce cantante, debba far sempre e solo quello. Perché tutti questi limiti? Gli artisti vanno lasciati liberi. Ora, ad esempio, dopo l’esperienza di Piccole Luci e Tale & Quale Show, avrò una rubrica sul sociale all’interno di Estate in Diretta su Rai1. 

Che poi anche lì: tornassi indietro rifaresti proprio tutto?

Sì, perché tutto quello che ho fatto, di artistico e non, mi ha portato ad essere quella che sono oggi. 

Anche Music Farm?

Music Farm, umanamente parlando, mi è costata cara. Quello sì. 

In che senso?

Music Farm è venuto dopo Sanremo e l’ho vissuto come una vera e propria prigionia. Non me lo son goduto come avrei voluto. Poco prima di partecipare al talent avevo conosciuto quello che sarebbe diventato mio marito e avevo fretta di organizzare il matrimonio, prenotare la Chiesa, scegliere il vestito e finire i lavori di casa. L’ho vissuta con la fretta di chi voleva sbrigarsi ed è stato un vero peccato. Avevo venticinque anni, e oggi mi approccerei in maniera totalmente diversa. 

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Quanto sei cambiata da quel Sanremo con la famosa casa di Luca?

Tanto, ma non troppo. Io sono stata una persona sino ad una certa data poi, da quella data in poi, ne sono stata un’altra. Credo che sia fisiologico ed inevitabile questo cambiamento. Con il passare degli anni sono cambiate le priorità, le responsabilità e le aspettative.

A proposito di aspettative “23”, il tuo nuovo album in uscita il 7 luglio, che disco sarà?

Un disco sincero. Onesto, moderno e, soprattutto, rotondo. Ci ho messo tanto a trovare le canzoni giuste, ma ci ho messo anche tantissimo a trovare un team di musicisti e collaboratori che viaggiasse nella mia stessa direzione.

E li hai trovati?

Assolutamente. Siamo diventati una famiglia. Sono circondata da professionisti, ma soprattutto da persone che, come me, amano la musica. Tutti figli degli anni ’80, poi…

Subito dopo l’uscita di “23” ci sarà anche un tour?

Siamo in ritardo, per via dei miei impegni televisivi e promozionali, ma partirà intorno a metà Luglio e durerà un bel po’. Posso solo dirti che non vedo l’ora di far ascoltare la mia musica. 

Ma lo sai che a Roma, il 23, ha un’altra chiave di lettura?

Lo so! L’altro giorno Fiorello, appena ha saputo il titolo, in diretta, ha detto quello che pensano in molti. Che ridere.

Negli anni sei senz’altro cambiata, ma i capelli son rimasti sempre così corti. Perché?

(ride, ndr) La verità? Io, quando mi guardo allo specchio, mi riconosco solo così! Al di là della comodità, mi piace da morire avere il viso ‘fuori’. Questo look mi fa sentire libera. È un po’ come se mi facesse vedere realmente per quella che sono. 

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Sei da sempre molto seguita dal mondo lesbo. Ti sei mai chiesta il motivo?

Perché se ami, non puoi che ricevere amore. È tutta una questione di luce, empatia ed energia. La famosa legge d’attrazione. Poi, senza cadere nei cliché, credo che il mondo gay, in generale, abbia una marcia in più. Non è un luogo comune, ma hanno una visione della vita, dell’arte e dello spettacolo, sempre innovativa. Sono dei creativi innati. Tra l’altro, quest’estate, sarò ospite del Gay Village di Roma per presentare il mio nuovo lavoro. 

Hai due bambine piccole. Hai mai parlato con loro di omosessualità?

È capitato, ma non con chissà quale morbosità. Loro sanno dell’esistenza di varie sessualità e non se ne fanno minimamente un problema, anzi. Loro sono figlie di questi tempi e le nuove generazioni non saranno piene di pregiudizi come quelle passate. 

Sei sempre molto legata al mondo dei bambini. Pensi che due persone dello stesso possano essere buoni genitori?

A me non preoccupa chi cresce un bambino, ma come lo cresce. Talvolta tutto l’amore del mondo non basta. Bisogna ricordarsi che un figlio è sinonimo di responsabilità. Due uomini, due donne, un uomo o una donna, non importa, quello che conta è il senso di responsabilità.

Ogni personaggio nasconde infinite leggende su di se. Tu ne conosci qualcuna sul tuo conto?

Quella che sono lesbica può andar bene come leggenda? Per tanti anni hanno detto questa cosa.

E come hai vissuto questa leggenda?

Fregandomene, in fondo mica mi avevano dato della brutta persona! Mi sarei offesa se mi avessero detto che avevo una brutta voce, quello sì, ma l’idea che più di qualcuno possa aver dubitato della mia eterosessualità, quasi quasi, mi diverte.

E pensi che questa voce sia nata dal tuo look?

Forse sì. Son sempre stata molto mascolina negli anni passati. Magliette semplici, pantaloni molto larghi con tante tasche e mai vestitini e tacchi alti. Ho recuperato crescendo, ma non per chissà quale motivo, eh? 

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