Sanremo, la triste battuta transfobica di Favino su Conchita Wurst

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Al Festival uno sketch dimenticabile da parte di uno dei migliori attori italiani della sua generazione: ma Favino perché?

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Che sia ospite o meno, Sanremo umilia Conchita Wurst: è proprio vero, il Festival è il simbolo dell’Italia provinciale e sempre uguale.

Dopo l’episodio del 2015, quando Carlo Conti con ignobile ruvidezza la chiamò sul palco usando il nome di battesimo “Tom”, Sanremo anche a distanza continua ad umiliare Conchita Wurst: un po’ come il bulletto che per noia prende di mira il più debole anche quando non c’entra nulla.

Così stavolta tocca a Pierfrancesco Favino, la cui bravura e sensibilità come attore rende ancora più doloroso questo scivolone, ad esibire un po’ di grossolana transfobia in uno degli sketch meno riusciti del Festival.

“Vi lamentate per il Festival ma io sono stato all’Eurovision, non state messi poi così male, non lamentatevi”. [Appare la foto di Conchita] E giù a ridere.

La battuta, fortunatamente, ha attirato diverse critiche sui social, a cui per ora l’attore non ha risposto.

Diversamente invece sui giornali e dalla Rai in pochi evidenziano questa caduta di stile gratuita. Allora forse ha ragione Favino, non lamentiamoci del Festival (per gli artisti agée e le canzoni un po’ scontate) lamentiamoci invece di questa fotografia di un’Italietta sempre uguale e provinciale.

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