Strasburgo condanna l’Italia
per aver rifiutato ricongiungimento familiare a coppia gay

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La pena consta di un risarcimento di 20mila euro per "danni morali" alla coppia. È l'equiparazione alla coppia eterosessuale il vero motivo della condanna.

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La Corte europea dei diritti dell’uomo ha sentenziato: l’Italia ha violato il diritto di una coppia omosessuale a non essere discriminata, negando la richiesta di un ricongiungimento familiare a un uomo neozelandese, compagno di un italiano. Sono stati violati gli articoli 14 e 8 della Convenzione europea dei Diritti Umani, rispettivamente quello contro la discriminazione e quello a favore del rispetto della vita familiare e privata.

roberto_douglas

Roberto Taddeucci (nostro ex collaboratore) e Douglas McCall sono una coppia dal 1999: i due hanno vissuto in Nuova Zelanda fino al 2003, quando hanno deciso di tornare in Italia a causa di problemi di salute di Roberto. Douglas chiese un permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare, che gli venne prontamente rifiutato. I due fecero ricorso, sostenendo di essere state vittime di discriminazioni basate sull’orientamento sessuale: il caso arrivò fino in Cassazione, dove l’appello era stato definitivamente respinto sulla base dell’articolo 29 del ddl 286 del 1998, che afferma che “il concetto familiare include solo gli sposi e i figli minorenni o non ancora indipendenti. È proprio contro questa visione retrograda che la Corte europea si è scagliata, come si legge nelle motivazioni della condanna:

L’interpretazione restrittiva della nozione di famiglia costituisce, per le coppie omosessuali, un ostacolo insuperabile per l’ottenimento del permesso di soggiorno per motivi familiari, non tenendo conto della situazione specifica dei richiedenti e in particolare della loro impossibilità di ottenere una forma legale di riconoscimento della loro relazione in Italia.

È proprio l’equiparazione alla coppia eterosessuale che non è accettabile secondo la Corte, in quanto mentre una coppia eterosessuale può sposarsi, una omosessuale non può ottenere le tutele che la legge italiana elargisce alle coppie sposate.

La condanna consta di un risarcimento di 20mila euro per danni morali al cittadino neozelandese, che si era vista rifiutata la domanda dal tribunale di Livorno e dal Ministero degli Interni in appello.

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