Unioni civili: riassunto del secondo giorno alla Camera

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Le opposizioni insorgono contro la fiducia e la seduta viene sospesa. Ma si va avanti

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È stata una giornata di fuoco quella conclusasi da poche ore alla Camera (in alto un video riassuntivo dei momenti clou): oggi, dopo la seduta iniziale di ieri (qui per un breve riassunto) sono state discusse le pregiudiziali di costituzionalità del decreto sulle unioni civili: la questione pregiudiziale, lo ricordiamo, è uno strumento con cui uno o più parlamentari chiedono che la discussione di un provvedimento non abbia luogo per ragioni di incostituzionalità o di merito.

Il primo intervento di Fedriga (Lega Nord) è sostanzialmente un lamento sulla presunta incostituzionalità della questione della fiducia: l’onorevole chiede una ulteriore discussione, accusando la Camera di non tutelare i parlamentari e insultando Laura Boldrini, presidente della Camera stessa. Viene prontamente zittito da Roberto Giachetti, presidente della seduta, e invitato a calmarsi. Si è unito al coro anche Nicola Molteni (Lega Nord), affermando tra le urla che il dibattito è stato troppo veloce e non è stato consentito di discutere gli emendamenti. Definendo il Parlamento “zerbino del governo”, e la legge “profondamente incostituzionale”, parla di “distruzione del fondamento della società”, la famiglia.

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L’onorevole Andrea Colletti del Movimento 5 Stelle, intervenuto dopo Molteni, non ha di certo parole positive: parla di “testo pasticciato, frutto delle divisioni del partito di Renzi” e si concentra sulla mancanza dell’obbligo di fedeltà, ribadendo la posizione ormai nota del M5S. Anche Antonio Marotta conferma le posizioni di NCD-UCD: questa volta però quelle inaspettatamente moderate auspicate dall’intervento di ieri di Cicchitto. Parla di “riforma coraggiosa, al passo con i tempi”, e definisce le pregiudiziali tutte inutili.

Interviene anche Arcangelo Sannicandro di Sinistra Ecologia Libertà, concentrandosi su un dato di fatto senza troppi orpelli: “Stiamo solo colmando una lacuna che ci portiamo dalla riforma sulla famiglia del 1975, non c’è alcuna violazione della carta costituzionale”.

Avvengono quindi le votazioni delle pregiudiziali proposte da Molteni: tutti non a favore, 377 contro meno di 30; Molteni chiede più tempo per replicare, ma la richiesta tra il casino generale (nato dalle stesse opposizioni) non viene ascoltata.

È a questo punto che scoppia il putiferio: interviene Maria Elena Boschi, Ministro per le Riforme Costituzionali, confermando quello che era stato già auspicato da Renzi in varie occasioni. Il governo ha intenzione di porre la fiducia.

La Camera insorge e Fedriga ci va giù duro, auspicando l’intervento di Mattarella perché “è a rischio la democrazia parlamentare”: “La maggioranza applaude persino quando il governo mette la fiducia. Siete dei servi della gleba e per essere ricandidati fate di tutto, vergognatevi!”. Si accoda Maurizio Bianconi di Conservatori e Riformisti, che tra gesti offensivi e urla grida: “Il ministro viene, mette la fiducia, porta il sedere e se ne va? Ma dove crede di essere?”.

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All’unisono Alfonso Bonafede di M5S, che addirittura si permette di parlare di fascismo: “Nella storia della Repubblica postfascista non c’è stato un governo che ha posto la fiducia, figuriamoci la doppia fiducia. I parlamentari dovrebbero rispondere ai cittadini e non ubbidire a un capo padrone abituato a calpestare quest’aula”.

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Nel casino generale, tra le urla e gli schiamazzi da taverna, la seduta viene sospesa. Non tardano ad arrivare neanche le reazioni di Nunzio Galantino, segretario nazionale della Cei: “Il voto di fiducia per qualsiasi governo può rappresentare una sconfitta, per tutti”. Dal canto suo Maria Elena Boschi, costretta ad abbandonare l’aula per l’insurrezione delle opposizioni, commenta: “Dopo due anni di lavoro e decenni di attesa da parte delle persone omosessuali, domani avremo per la prima volta una legge che disciplina le unioni tra persone dello stesso sesso. Siamo a un passo da un traguardo storico. Dobbiamo affrontare questo passaggio avendo in mente i volti delle donne e degli uomini che da domani avranno il riconoscimento del valore del loro progetto di vita, come coppia“.

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Insomma, nonostante l’atteggiamento vergognoso dell’opposizione, ci siamo. Domani la Camera voterà la questione di fiducia dalle 14.10: le dichiarazioni di voto inizieranno alle 12.30 circa. Questa può essere davvero la volta buona.

 

 

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