FIDEL, IL CHE, E LA SINISTRA ANTIGAY

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Una questione scottante: Cuba. Isla felice. Ma non per i gay. La jena ruggisce feroce quando sente parlar bene di Fidel Castro. Ma un lettore la provoca, e...

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Caro Fabio, è successa una cosa strana che credo meriti attenzione sulla tua rubrica telematica: immaginate cari lettori della Iena di essere cresciuti culturalmente e politicamente in uno storico liceo classico di Roma, di aver partecipato a tutte le manifestazioni con un sentito coinvolgimento e non col solo intento di fare "sega", circondati dalle icone classiche stampate su magliette e bandiere rosse, immaginate di aver fatto lo sforzo di approfondire chi fosse quel barbuto sotto il basco con la stella, di aver partecipato fisicamente ai racconti epici dei suoi diari, di esserne rimasto tanto affascinato da improntare il più possibile la vostra vita a quel modello di infinita coerenza, di aver realizzato il vostro sogno di andare a visitare la Isla Felice conoscendo i figli ed i nipoti di quel sognatore, di aver passato intere notti a parlare con chi era contro la filosofia del Lider ma che tra le lamentele per le difficoltà della vita quotidiana allo stesso tempo riconosceva di non voler rinunciare ai propri valori fondamentali frutto della rivoluzione e della qualità della vita garantita dai barbudos…

Poi un giorno andate a cena con la Iena ed esce fuori l’argomento Fidel, il Fabio con la sua irruenza vi descrive una situazione da girone infernale, vi parla di diritti violati nei confronti dei diversi, delle minoranze e del disgusto che prova per quella parte di sinistra che lo difende, che continua a nascondere la scomoda verità. Siete sconfortati, vi documentate e vi trovate davanti ad una lapalissiana contraddizione tra l’illuminismo sociale realizzato a Cuba e l’intolleranza gretta e fascista dimostrata soprattutto nei confronti del mondo gaio nella stessa isola, vi rivengono in mente quelle notizie sulle condanne a morte firmate da Raul davanti alle quali vi eravate tappati il naso per non sentirne il tanfo nascosti dietro gli scritti di Fidel a Garcia Marquez…

Ho potuto giustificare, con facilità, la dittatura di Fidel perchè il modello cubano ha offerto una qualità di vita immensamente superiore, dal punto di vista culturale e sociale, di qualsiasi altro paese del terzo mondo con l’aggiunta di uno scandaloso embargo che come tutti i provvedimenti di questo tipo incide solo sulla popolazione e non sui suoi regimi, ma purtroppo anche Fidel ha sbagliato ed ha dimostrato che non esiste un illuminato capace di imporre sugli altri LA QUALITA’ E LA FELICITA’.

Purtroppo rimango convinto allo stesso tempo che il metodo democratico non sia una soluzione, se un singolo può diventare un mero dittatore la democrazia ha dimostrato, da duemila anni ad oggi, di non aver prodotto altro che forme di oligarchia mal celate dal rito dell’investitura. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i tuoi lettori.

Con affetto. Alessandro

Carissimo Alessandro, è chiaro che il Fabio-Iena che citi sono io, e sono sempre iocolui che è inorridito a sentirti parlare bene di Fidel Castro!!!..il dittatore come anche tu lo chiami.

Mi sconvolgeva il fatto che tu, veramente, non fossi al corrente di quello che gli omosessuali di quel paese hanno dovuto e devono sopportare… La discussione è nata intorno al film di Julian Schnabel "Prima che scenda la notte" che tu non avevi visto (beato film!…)dove attraverso la storia della vita (vera) di uno scrittore si denuncia i soprusi nei confronti di gay e altre minoranze in generale.

Mi ricordo che mi ero sentito profondamente offeso quando difendevi Castro dicendo "..va beh,non sarà perfetto, ma cose buone ne ha fatte..".Ti ho fatto notare che prima di tutto vengono i diritti civili (concetto che ho più di una volta espresso su queste pagine). E che,a mio parere, nemmeno Che Guevara sarebbe d’accordo con la politica repressiva di Castro.

Ma quando mi dicesti che ti saresti "documentato" e che poi mi avresti fatto sapere, non avrei mai immaginato di ricevere questa bellissima lettera. Ti giuro: mi ha commosso, non tanto perchè sono riuscito ad aprirti gli occhi, ma soprattutto perchè un caro amico a cui voglio bene non mi ha deluso. Non è facile rivedere le proprie opinioni. Ma chi ci riesce da prova di grande maturità. Riuscire a rimettersi in discussione è una delle cose che più ammiro in una persona. E con questo mi rivolgo anche ad alcuni miei lettori che mi hanno accusato di essere troppo di parte (di sinistra): Vedete bene che quando c’è da denunciare situazioni ed atteggiamenti non corretti – che arrivino da sinistra o da destra – mi troverete sempre pronto a renderli pubblici e, per quel poco che posso fare, a combatterli. Magari facendo cambiare un’idea ad un amico…grazie Alessandro. Di cuore.

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