GIALLO BANANA

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Trama intricata e misteri. La pubblicazione italiana di "Banana Fish", di Akimi Yoshida, farà molto discutere, e probabilmente contribuirà a definire cosa vuol dire "fumetto gay".

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E’ solo negli ultimi anni che nel nostro paese si è iniziato a parlare di fumetti “gay”, anche se questa definizione è molto generica e si presta a diversi fraintendimenti. Un fumetto è “gay” se lo sono i suoi personaggi? Se parla di omosessualità? Se ci sono rapporti sessuali fra due persone dello stesso sesso? Probabilmente l’argomento è così vasto che meriterebbe un articolo a parte, tuttavia resta il fatto che l’interesse per questo genere, in Italia, ha avuto come catalizzatore la comparsa dei fumetti omoerotici giapponesi, ovvero i famigerati shonen-ai.

Questi fumetti finora sono stati sinonimo di “fumetto gay”, anche se nella maggior parte degli shonen-ai l’omosessualità è un espediente narrativo per rendere il tutto più passionale e appassionante, soprattutto agli occhi del pubblico femminile per il quale sono stati originariamente concepiti.

Molto spesso, negli shonen-ai, l’idea stessa di “gay” si perde in un turbinio di sguardi languidi, intrecci da soap opera, siparietti comici, amplessi travolgenti e drammi esistenziali che, quasi sempre, nulla hanno a che vedere con l’omoesessualità in se stessa; senza contare che l’approccio ai personaggi e alle situazioni talvolta è talmente inverosimile da risultare quasi kafkiano.

Per questi e per altri motivi la pubblicazione italiana di “Banana Fish“, di Akimi Yoshida, farà molto discutere, e probabilmente contribuirà a definire cosa vuol dire “fumetto gay” e cosa no.

La prime cose che balzano all’occhio (oltre all’ insolita decisione di Planet Manga di stampare tutto su carta gialla…), sono lo stile di disegno poco “mangoso” (che ricorda quello simil occidentale di Katsuiro Otomo, l’autore del cult “Akira”) e il fatto che è ambientato in una New York degli anni ’80 molto realistica (cosa abbastanza atipica per un manga). Tuttavia la sua vera particolarità è che non è facilmente etichettabile: è un poliziesco, ma i sentimenti (per giunta gay!) hanno lo stesso peso delle sparatorie, la trama è intricata come in un giallo, ma le scene d’azione sono determinanti per lo svolgimento della storia…

In parole povere “Banana Fish” ha tutte le carte in regola per diventare un piccolo “caso” editoriale, che oltretutto presenta dei personaggi gay davvero a tutto tondo, senza stereotipi o forzature.

Tutto inizia durante la guerra del Vietnam, nel 1973, quando un giovane soldato di nome Griffin impazzisce e spara ai suoi commilitoni, sotto l’effetto di una misteriosa droga e ripetendo la parola “banana fish”… Dodici anni dopo un boss della malavita newyorkese di nome Papa Dino e alcuni misteriosi omicidi sembrano collegati alla stessa sostanza… Proprio in quel momento arrivano nella Grande Mela, dal Giappone, il giornalista Shunichi Ibe e il suo assistente diciannovenne Eiji Okumura, per realizzare un reportage sulla delinquenza giovanile di New York, e la polizia locale li mette in contatto con un capobanda diciassettenne di nome Ash Lynx: tosto, duro, cool, e gay dichiarato (per giunta con un passato come ragazzo di strada)! Quello che i giornalisti non sanno è che Ash è collegato alla sostanza misteriosa: il soldato impazzito in Vietnam era suo fratello, e come se non bastasse il giovane capobanda è entrato in possesso dell’unico campione ancora disponibile. Per qualche motivo la sostanza fa gola a Papa Dino, ma Ash non ha alcuna intenzione di assecondare le sue richieste (nonostante, tempo prima, il giovane facesse parte dell’harem del boss). La banda di Ash viene assalita proprio durante la visita dei due giapponesi: da quel momento in poi Eiji rimane coinvolto in prima persona nella vicenda, e fra lui e il biondo Ash inizia a crearsi un legame speciale…

E’ indicativo che Banana Fish arrivi in Italia ben 18 anni dopo la sua prima apparizione in Giappone, ma d’altre parte, fino a poco tempo fa, da noi era inconcepibile che un gay potesse essere anche tosto, duro e cool, in altre parole “con le palle”… E forse, a pensarci bene, è ancora una novità.

Abbiamo parlato di:
Titolo: Banana Fish
Editore: Planet Manga
Costo: € 4,50 cad
Serie prevista in 19 volumetti mensili.
Disponibile in tutte le fumetterie o presso la casa editrice (http://www.paninicomics.it)

di Valeriano Elfodiluce

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