Com’è difficile scegliere l’inno del Pride..

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Colonne sonore di vecchi film, cover di icone gay internazionali, canzoni di autori friendly o brani di giovani sconosciuti: dov'è la musica gay italiana?

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Giugno è il mese delle parate del Gay Pride, che quest’anno verranno particolarmente sentite in tutto il mondo visto che si festeggia anche il quarantennale dei moti di Stonewall, che sancirono la nascita del movimento omosessuale moderno. Come ogni anno, però, i Gay Pride italiani devono scontrarsi con tante piccole e grandi difficoltà che i loro corrispettivi stranieri hanno superato da tempo, e come ogni anno i Gay Pride italiani hanno il problema di fare molta fatica a trovate una canzone da usare come inno ufficiale. Quest’anno a Roma il problema è stato risolto facendo cantare un evergreen come Over the Rainbow a Vladimir Luxuria, mentre per il Gay Pride Nazionale di Genova si pensava a "Sono ciò che sono" di Ciri Ceccarini (il giovane cantante/performer riminese che ha già partecipato a varie iniziative del Genova Pride). 

Qualcuno potrà dire che Ciri Ceccarini – oltre a non essere popolarissimo e a scrivere brani ben poco adatti all’allegria di un Gay Pride – non è esattamente un’icona gay, però anche quest’anno la rosa di candidati fra cui scegliere non è stata certo ampia. Se non altro possiamo consolarci pensando che non è stato necessario riesumare la colonna sonora di un film degli anni ’70 come "La Patata Bollente", cosa che avvenne per il Bologna Pride dell’anno scorso. In effetti bisogna prendere atto che nel nostro paese, oltre a mancare i cantanti gay dichiarati ancora in attività, mancano anche i cantanti etero che scrivono canzoni dalla parte dei gay senza puntare sulla malinconia e il vittimismo. Quasi a voler ribadire lo stereotipo del gay sfortunato, incompreso e infelice che proprio i Gay Pride mirano a superare. Se poi qualcuno tenta di cambiare registro lo fa con un linguaggio decisamente poco chiaro come nel caso di "Gino e l’alfetta" di Daniele Silvestri, che animò il Roma Pride del 2007. E tutto questo mentre in buona parte del mondo ci sono un numero imbarazzante di cantanti gay dichiarati (di tutte le età), icone gay e brani gay-friendly fra cui scegliere ogni anno. 

D’altra parte il problema dell’inno dei Gay Pride italiani è sintomatico di una situazione che si riflette su tutti gli aspetti del nostro panorama musicale. Infatti, se il buon giorno di vede dal mattino, basta fare un confronto fra i talent show italiani delle ultime stagioni televisive e i loro corrispettivi stranieri. Prendiamo ad esempio le ultime due edizioni di Amici, che pure tanto successo riscuotono nella comunità GLBT, in cui ufficialmente non era presente nessun concorrente omosessuale (nonostante fosse evidente il contrario) e in cui non era nemmeno possibile toccare più di tanto l’argomento. Questo succedeva mentre nella controparte spagnola “Fama ja bailar” i due giovani Juan Carlos e Jandro non solo si sono dichiarati da subito, ma hanno avuto una vera e propria storia d’amore davanti alle telecamere. Stesso discorso per il talent show francese Nouvelle Star, che quest’anno passerà alla storia anche per la partecipazione di un certo Thomas, e non tanto per il fatto che è un ragazzo gay dichiarato (visto che non era il solo), ma perché lo è a soli diciassette anni!

Stesso discorso per un semifinalista dello statunitense American Idol, Adam Lambert: non solo nel pieno della competizione si faceva fotografare mentre baciava il suo ragazzo, ma ha scelto di dichiarare la sua omosessualità su un magazine autorevole come Rolling Stones. D’altra parte, mentre da noi quest’anno l’unica canzone a tema gay che ha fatto veramente parlare è stata "Luca era gay", oggi la giovane cantante inglese Lily Allen sta spopolando fra i giovani gay di tutt’Europa con il suo brano "Fuck You", che manda al diavolo sia le discriminazioni che chi discrimina. Il suddetto brano ha avuto un vero e proprio exploit dopo che è stato "adottato" dal pubblico del noto sito francese Gayclic, che ne ha tratto un simpatico video collettivo. Non sarebbe stato carino adottarla anche per i Gay Pride italiani, magari facendone una cover nella nostra lingua?

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di Valeriano Elfodiluce

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