Non mi abbraccia per paura di quel che pensa la gente

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Un lettore scrive: "ogni volta che c'è "troppa" gente, il mio fidanzato si allontana. Nessuna effusione, neanche un abbraccio". L'esperto: "Può trattarsi di omofobia interiorizzata".

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Salve,

sono un ragazzo di 19 anni e mi sto frequentando con il mio fidanzato da poco più di tre mesi. La mia famiglia sa di me e fortunatamente mi è rimasta sempre vicina; la sua invece non sa nulla. L’ha raccontato solo alla sorella qualche mese fa, quando già stava con me.

Ultimamente ci capita di discutere spesso, generalmente per sciocchezze che poi riusciamo a risolvere; c’è una cosa però, venuta fuori proprio stamattina, che non riesco a "digerire". Io non mi sono mai fatto problemi riguardo la società che ci circonda; se volevo fare una cosa la facevo, infatti quando sto con lui, non mi faccio problemi: lo abbraccio, gli tengo la mano e ci scambiamo anche qualche timido bacio.

Il problema è che lui è ossessionato dalla società; ogni volta che c’è "troppa" gente, lui si allontana. Nessuna effusione, neanche un abbraccio, perché "la gente non è pronta, non voglio ritrovarmi all’ospedale con un occhio nero". Alla fine ci ritroviamo a dover andare in un vicolo isolato, solamente per scambiarci un bacetto!!!

È una cosa che mi fa arrabbiare molto, anche se capisco che è una cosa che, se riuscirà a cambiare, lo farò in non poco tempo. Il problema è che lui neanche ci vuole provare, liquindandomi con un "sono fatto così, è una cosa che mi dà fastidio e se continui ad insistere mi rechi una molestia".

Non so che fare, non voglio vivere una relazione nascosta, sempre attenta se la gente ci fissa o sparla di noi. Mai nella mia vita mi sono creato problemi di questo tipo. Che fare allora?

Vi ringrazio per la risposta che mi darete, nella speranza di essere stato il più possibile chiaro ed esaustivo.

La risposta del dottor Fabrizio Quattrini

Carissimo,

comprendo la tua rabbia e allo stesso tempo rispetto anche la preoccupazione del tuo compagno. Credo che ogni individuo ha il diritto di sentirsi libero di esprimere le proprie emozioni, anche quelle di tipo sentimentale, senza preoccuparsi del giudizio sociale, rispettando se stesso e gli altri.

Purtroppo, come ho descritto anche in altre occasioni, viviamo in una società "ignorante" dove la paura del "diverso", inteso come individuo che non si caratterizza "stereotipicamente" in linea con il contesto di riferimento, permette a coloro che si definiscono "normali" di perpetrare comportamenti ed atteggiamenti aggressivi e di rifiuto, che sfociano fin troppe volte, in una disperata violenza e un’indecente sfregio.

Alla base di un simile e "vile" comportamento c’è sempre e solo l’ignoranza, che non solo allontana dalla comprensione di ciò che non si conosce, ma enfatizza costantemente la presunzione di sentirsi nel giusto permettendo di giudicare l’altro.

Molte volte, poi, dietro l’ignoranza c’è una famiglia che non è stata capace di fare comprendere il significato della parola rispetto, altre volte una difficoltà più personale dovuta alla paura di essersi sentiti a sua volta diversi (e non necessariamente dal punto di vista dell’orientamento sessuale). Infine, in quei casi considerati più gravi, c’è un’omofobia interiorizzata, che non solo non permette di accettare la possibile rappresentazione di sé come omosessuale, ma conferma nell’individuo il bisogno dello scontro con il "vero" omosessuale, in modo tale da sentirsi forte, libero e "normale". In altre parole, dietro comportamenti di tipo omofobo spesse volte si cela un’omosessualità latente, nascosta, che ostacola non solo l’accettazione e il rispetto verso l’individuo con orientamento omosessuale, ma anche il proprio uscire fuori come gay o come lesbica aggredendo e attaccando anche violentemente chi serenamente si permette di "essere" e "vivere" ciò che sente.

Indignazione per eccellenza rimane comunque l’indifferenza delle istituzioni pubbliche, l’incapacità dei politici a identificare una regolamentazione democratica necessaria al superamento di atteggiamenti e comportamenti omofobi, ovvero l’unificazione dei diritti e dei doveri a prescindere dalle differenze legate all’orientamento sessuale. Amarezza invece per la difficoltà ancora oggi molto forte di tutti gli individui (tra questi anche gli stessi omosessuali) a promuovere una vera e costante "cultura" delle omosessualità, necessaria per superare vecchi stereotipi e vincere l’ignoranza.

Essere omosessuale, bisessuale, transessuale, transgender, eterosessuale… "sessuale" non significa null’altro che sentire la libertà di sperimentare il proprio "essere" individuo. L’emozione di vivere serenamente e a pieno il proprio istinto, decisamente necessario quando si promuove la "natura" e l’espressione del comportamento sessuale!

Chiaramente la difficoltà incontrata dal nostro internauta all’interno della coppia evidenzia non solo la possibilità di superare gli stereotipi della società di appartenenza, ma cosa più importante trovare un "compromesso" sufficientemente buono, che permetta alla stessa coppia di proseguire nel loro percorso sentimentale-sessuale. Spesso il compromesso, difficile da comprendere e soprattutto da condividere diventa l’espressione simbolica della stessa unione.

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