Bear: rivoluzionari mancati o vittime di rigurgiti razzisti?

La comunità ursina è in subbuglio. Riflette su come si è evoluta. Il dibattito è tra chi pensa che abbia fallito la rivoluzione e chi le attribuisce il merito di aver sdoganato un modello estetico.

Raramente ci occupiamo, e non è certo un vanto, del movimento ursino e delle sue evoluzioni.

Questa volta, però, vogliamo dare spazio alla riflessione nata sulle pagine del blog Noirpink Modello Pandemonium su come sta cambiando il mondo degli orsi a livello globale.

Interventi di personaggi di enorme rilievo, come lo studioso statunitense Les Kirk Wright, il fumettista Perdido, gli attivisti di Orsi Italiani e WARBEAR stanno animando un confronto in itinere cui vale la pena dare un’occhiata.

"L’effetto dell’estetica bear è stato contro-rivoluzionario" dice senza mezzi termini Les Kirk Wright, autore, tra l’altro di due libri culto per gli orsi di tutto il mondo "The bear book" e "The bear book II".

Gli orsi, cioè, avrebbero rinunciato al potere rivoluzionario di affermare con orgoglio un modello diverso ed opposto a quello dominante del gay col fisico perfetto e senza neanche un pelo addosso. Grassi, pelosi e orgogliosi di esserlo. "Felice di essere grosso, contento di essere peloso, orgoglioso di essere omosessuale", non a caso, è il motto che campeggia sulla home page del sito di Orsi Italiani. Secondo Wright, però, l’identità bear non solo ha perso le proprie potenzialità rivoluzionarie, con la possibilità di scardinare il concetto di bellezza e il suo legame con le strutture di potere e di oppressione sociale, ma ha instaurato il "fascismo del corpo" e il "regime della mascolinità". "Oggi abbiamo i ‘musclebear’ di serie A e l’affermazione del ‘fascismo del corpo’ – dice Wright -. Abbiamo orsi ‘normali’ e gradi inferiori di bellezza. Abbiamo poi l’estetica, spesso del tutto separata, dei chubby e dei loro cacciatori che identifica come oggetto erotico i maschi omosessuali che pesano tra i 130 e i 180 chili".

A Wright, però, rispondono gli appartenenti alla comunità degli Orsi Italiani che negano la funzione rivoluzionaria del movimento bear e ricordano l’importanza della comunità ursina nel coming out di tanti omosessuali grassi, grossi e pelosi, quanto meno per quanto riguarda la realtà lgbt italiana. Tra i meriti della cultura bear, infatti, uno dei fondatori di Orsi Italiani ricorda quello di aver "fornito gli strumenti per un percorso di autoaccettazione della nostra fisicità e della nostra omosessualità, permettendoci di accettarci pienamente e fieramente per quello che siamo e non per quello che vorrebbero che fossimo". In più, sempre secondo Gimbattista, "ha proposto ai media, non solo omosessuali, un modello che scardina i concetti di omosessualità e virilità che identificano l’uomo del desiderio con i modelli che pubblicizzano gli slip di Dolce & Gabbana. Ancora oggi dopo 30 anni di cultura bear un uomo coperto di peli e con un fisico sovrappeso con solo un paio di slip su un cartellone pubblicitario è considerato un’immagine troppo forte e trasgressiva".

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In realtà, secondo Giambattista, la maggior parte dei componenti del movimento bear non hanno mai sentito su di sé il carico di essere portatori di una culutra rivoluzionaria, spinti solo dall’esigenza di trovare persone che condividessero il loro ideale di bellezza, "di trovare un ciccione come Galeazzi [nella foto] magnificamente stupendo e, viceversa, di trovare un declamato sex symbol come Brad Pitt meno erotico di un palo della luce, senza per questo essere guardato come un marziano".

Questo non significa che la riflessione di Wright sia del tutto sbagliata. Stando all’intervento del fumettista Perdido, fondatore della nota fanzine ursina Woof!, è valida se la si pensa contestualizzata nella realtà statunitense. Ma Perdido si spinge oltre. Secondo lui, infatti il fallimento della presunta "rivoluzione bear" sarebbe da inquadrare nel più generale fallimento dell’intera rivoluzione omosessuale.

Perdido, pseudonimo del disegnatore siciliano Filippo Messina, denuncia invece ben altro, ovvero un rigurgito razzista nei confronti degli orsi da parte di chi non ha mai avuto in simpatia la comunità ursina e adesso calvalca facilmente l’ira di ideologi bear che si sentono traditi dal presunto fallimento della "rivoluzione degli orsi".Ad oggi, l’ultimo intervento in ordine cronologico registrato dall’interessante dibattito del blog Noirpink è di WARBEAR, a.k.a Francesco Macarone Palmieri, studioso e artista, antropologo sociale che si occupa di gender e queer studies, sessualità e pornografia, fondatore a Roma di E.U.RO. Epicentro Ursino Romano.

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WARBEAR si scaglia contro quelli che definisce "i poteri gay oppressivi" che non hanno fatto altro che ridurre gli orsi a semplici strumenti di marketing.

Termina con un monito, però, l’intervento di WARBEAR: "Ma non dormite sonni tranquilli ché tra spleen e ideal la rivolta ruggisce. E’ l’irriducibile piacere dell’agguato, pronto a sfamare il desiderio sublime di animali che bestemmiano il regno dei cieli".

La discussione è, come abbiamo detto, ancora tutta in divenire sulle pagine del blog. E se volete approfondire l’argomento, qui trovate tutti gli interventi pubblicati finora.