‘Leggere i gay’: percorsi di lettura di Francesco Gnerre

Confrontarsi, abbattere stereotipi perchè il pregiudizio è radicato negli stessi autori

Da qualche mese, una piccola casa editrice romana, la Rogas, ha pubblicato un volume particolarmente interessante che si chiamaLa Biblioteca Ritrovata – Percorsi di lettura gay nel mondo contemporaneo. L’autore è un antesignano degli studi sui rapporti tra omosessualità e letteratura, cioè Francesco Gnerre, autore di un libro cult come L’Eroe Negato, omosessualità e letteratura nel Novecento italiano (Baldini & Castoldi, 2000).

Incontriamo Francesco Gnerre dopo la presentazione del volume all’interno della rassegna Poetè, che si svolge a Napoli, presso il salottino del Chiaja Hotel de Charme.

Francesco, come nasce l’idea di scrivere un libro che parla di altri libri? Una specie di guida ragionata alle opere e agli autori legati alla cultura gay, non solo italiani, ma anche europei e angloamericani?

In tutta la mia vita ho maneggiato libri. L’idea nasce dal fatto di aver lavorato per anni per Babilonia e Pride e di essermi sempre occupato di libri. Adesso ho pensato opportuno mettere insieme alcuni lavori che avevo già fatto, aggiungere contributi nuovi e rivolgermi ad un pubblico non solo gay e non solo di specialisti, ma un pubblico ampio perché in un momento come questo mi sembra importante far conoscere la varietà del mondo gay anche agli altri.

Secondo te, perché ancora oggi, quando si parla di letteratura gay c’è qualcuno che storce il naso, come se l’aggettivo “omosessuale” unito al sostantivo “letteratura” decretasse una sorta di riprovazione?

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E’ un pregiudizio, ovviamente. Quando si parla di Saba o di Svevo e li si definisce esempi di letteratura triestina o quando si parla di Verga e lo si cita come scrittore siciliano, nessuno crede si stiano ghettizzando. Nessuno storcerebbe il naso. La Sicilia, infatti, può essere anche la metafora del mondo intero, come una storia gay può essere la metafora di qualsiasi storia. Pensare che non sia così è solo pregiudizio. E nasce dal preconcetto che la storia d’amore di un uomo e di una donna sia l’universale mentre la storia di due uomini o due donne rientrino nell’eccezionale e nel particolare: questo è un grosso pregiudizio da sfatare.

La letteratura può aiutare il superamento dei pregiudizi e degli stereotipi?

Secondo me sì, perché la lettura aiuta a confrontarsi con altre storie, anche quando le storie non ci riguardano personalmente, noi ci confrontiamo comunque con esse. E dal confronto nasce sempre qualcosa di positivo. E’ la non conoscenza che genera pregiudizi. E crea paure.

Secondo te è importante, allora, proporre nelle scuole libri che raccontino storie di personaggi omosessuali?

Assolutamente sì, io vorrei che nelle biblioteche scolastiche, accanto alla sezione del razzismo e dell’antisemitismo, ci fosse una sezione dedicata all’omofobia e alla rappresentazione variegata del mondo gay.

C’è un libro che, tra le migliaia di libri che hai letto per piacere o per lavoro, che ti ha davvero cambiato la vista?

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Le Amicizie Particolari di Peyrefitte. E’ stato un libro che mi ha commosso e in cui, per la prima volta, quando ero ragazzo, ho visto rappresentate anche le mie emozioni e quello che io provavo. E dopo aver letto Peyrefitte, ho iniziato a cercare altre storie che raccontassero la mia sensibilità.

Infine, mi spieghi come mai in Italia, a differenza di tanti altri paesi europei, non esiste una cattedra universitaria di letteratura omosessuale?

Purtroppo perché in Italia il pregiudizio è radicato negli stessi autori che, se scrivono un libro gay, hanno paura di ghettizzarsi. Perché prevale una presunta idea di universalità della letteratura. Negli altri Paesi non è così. Per esempio negli Stati Uniti, anche in virtù della storia legata al fatto di essere terra di emigrazione massiccia, si dà valore alle differenze, alle diverse letterature, alle diverse prospettive. Da noi, prevale invece il concetto di “universalità” che significa concretamente aderire ad un’idea dominante e maggioritaria che, in realtà, non ci contempla.

Claudio Finelli