Lorenzo Fontana ministro della Famiglia, contrario all’omogenitorialità vede la Russia come modello da imitare

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Un leghista dai concetti chiaramenti omofobi al Ministero della Famiglia nel nuovo Governo 5 Stelle/Lega Nord.

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38enne veronese, cattolico, padre nonché vicesegretario della Lega e vicepresidente della Camera dei Deputati, il leghista Lorenzo Fontana sarà il ministro per la Famiglia e le disabilità del governo gialloverde firmato Lega Nord e Movimento 5 Stelle.

Una nomina da far tremare i polsi alla comunità LGBT nazionale, visto quanto da lui affermato nel corso degli ultimi anni. Fiero sostenitore della ‘famiglia tradizionale’, nel 2016 Fontana ha preso parte ad un convegno firmato Pro-Vita, sottolineando come ci sia “una deriva nichilista e relativista della società occidentale, ma la Russia è l’esempio che l’indirizzo ideologico e culturale in una società si può cambiare. Infatti se trent’anni fa la Russia, sotto il giogo comunista, materialista e internazionalista, era ciò che più lontano si possa immaginare dalle idee identitarie e di difesa“. La Russia omofoba di Vladimir Putin come ‘esempio’ da cullare, per il neo ministro, da sempre dichiaratamente contrario all’omogenitorialità.

Pezzi di Stato continuano nel tentativo di minare la famiglia tradizionale rendendo il peggior servizio alle nostre comunità, nate e cresciute proprio grazie a un modello di famiglia basato su madri e padri (senza i quali, è opportuno ricordarlo, in natura non è possibile generare una nuova vita)”, commentava lo scorso anno Fontana dopo la sentenza della Corte d’Appello di Trento che riconobbe due padri. “Il tentativo, tutto ideologico, di mercificare la vita umana non è certo una conquista di civiltà, al contrario rappresenta un pericoloso precedente, che apre a scenari inquietanti”.

Quando ad intervenire fu anche il tribunale di Firenze, che riconobbe l’adozione per due coppie di padri omosessuali, il neo ministro leghista ribadì con asprezza il proprio pensiero: “Un provvedimento creativo: non si capisce come mai in Italia certi tribunali si sostituiscano alle leggi”. “Con il decreto di riconoscimento dell’adozione gay da parte del tribunale di Firenze si apre un precedente pericoloso che mina un diritto fondamentale dei bambini, ossia quello di avere un padre e una madre. Sono tantissime le coppie eterosessuali che in Italia aspettano di poter adottare bambini ma sono ostacolate da burocrazia e lungaggini. Il diritto di un bambino è quello di avere un padre e una madre, con il provvedimento del Tribunale di Firenze si privilegia invece l’egoismo da parte degli adulti”.

Nel febbraio del 2017, non contento, la sfuriata social contro l’UNAR, (follemente) accusato di ‘promuovere la teoria del gender nelle scuole‘, per poi passare all’elogio nei confronti del tristemente celebre ‘bus della libertà’ che ha girato in lungo in largo l’Italia diffondendo omofobia: «Dispiace che l’ideologica gender entri prepotentemente nelle pratiche comunali. Come vicesindaco di Verona, diversamente dagli amministratori di Torino, Domenica mattina sono stato in piazza Bra ad accogliere il pullman degli amici di CitizenGo. Coerentemente col nostro programma elettorale, e con quanto ho illustrato nel mio libro: “La Culla vuota della civiltà. All’origine della crisi”, siamo in prima linea per sostenere ogni iniziativa volta a difendere e a promuovere i valori della famiglia, la natalità e la salvaguardia dei nostri figli».  Come detto, si prevedono tempi bui per la comunità LGBT italiana.

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