Sesso gay in un libro cinese: autrice condannata a 10 anni di carcere

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La diffusione di sesso omosessuale è punibile quando supera i 50.000 yuan di profitto.

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L’autrice, Tianyi, dovrà scontare una pena di 10 anni per aver diffuso un libro con delle scene di sesso gay e aver guadagnato quasi 20.000 euro.

“Gongzhan”, questo il titolo del libro della scrittrice cinese che ora dovrà andare in carcere. Il motivo: aver raccontato una storia d’amore omosessuale, descrivendo accuratamente anche delle scene di sesso gay, che in Cina è considerato un reato. La scrittrice avrebbe venduto oltre 7.000 libri che le autorità hanno considerato pornografici, ottenendo un guadagno di 150.000 yuan (circa 19.000 euro).

Essendo dei testi riguardanti l’omosessualità, anche esplicita, i profitti ottenuti dalle vendite sono considerati illegali. L’ultimo suo libro racconta la storia d’amore tra un insegnante e un suo studente, riportando anche le scene di un rapporto omosessuale. Le critiche per la pena (ma non per il reato) sono state molte, pubblicate e condivise su Weibo, il “Facebook cinese“.

Stessa pena per chi commette uno stupro

Le proteste social sono partite perché la pena, confermata il 31 ottobre scorso, è la stessa prevista per chi commette uno stupro. Una condanna irragionevole, spiegano gli utenti nei loro post, che non parlano però del reato. Nonostante non siano d’accordo con la pena inflitta, il reato non è stato contestato.

In Cina diffondere contenuti a tematica omosessuale è considerato reato quando i profitti superano i 50.000 yuan (6.300 euro). Avendo guadagnando il triplo del limite previsto dalla legge, Tianyi è stata condannata. Ma non è l’unica. Sono migliaia i libri che parlano di omosessualità e pornografia che circolano in Cina, sia in formato cartaceo che online. In rete, in particolare, non è difficile scaricare intere collane, nonostante le autorità stiano cercando di limitare i download con delle regole più severe e dei controlli più accurati. Queste pubblicazioni illegali sono considerate come delle opere che mettono in pericolo l’unità nazionale, oltre a minare l’ordine sociale. 

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