Ai Golden Globes in nero Call Me By Your Name resta a mani vuote

Vince quattro premi Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, nulla per l’idillio gay di Guadagnino. Tra le serie trionfano The Handmaid’s Tale e Big Little Lies.

Erano le 5.15 in Italia quando perdevamo l’ultima speranza di vedere trionfare ai 75esimi Golden Globes l’idilliaca love story gay “Call Me By Your Name” di Luca Guadagnino.

Un po’ a sorpresa ha infatti vinto “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” di Martin Mc Donagh che si porta a casa in tutto quattro Golden Globes: anche sceneggiatura, miglior attrice protagonista Frances McDormand e miglior attore non protagonista Sam Rockwell che sconfigge così proprio Armie Hammer di “Call Me By Your Name”. Il favorito della serata, la fiaba gotica sulla diversità “The Shape of Water”, si accontenta del Globo d’Oro per la miglior regia a Guillermo del Toro e per la migliore colonna sonora di Alexandre Desplat.

Golden Globes
I protagonisti di Call Me By Your Name, Thimothée Chalamet e Armie Hammer ai Globes.

Nella categoria dei migliori attori, l’eccellente interpretazione mimetica di Winston Churchill da parte di Gary Oldman nel notevole “L’ora più buia” batte il fremente Timothée Chalamet di “Call Me By Your Name”, mentre tra le commedie e musical un fenomenale James Franco si accaparra il premio per il suo stupefacente Tommy Wiseau, regista del film “più brutto del mondo”, cioè The Room, nello spassoso “The Disaster Artist”: costui sale sul palco e cerca di parlare mentre Franco gli toglie il microfono con un sorriso beffardo.

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Golden Globes
I fratelli James e Dave Franco, entrambi nel cast di The Disaster Artist.

Per quanto riguarda i premi televisivi, trionfano la distopica “The Handmaid’s Tale” come miglior serie e attrice con Elisabeth Moss e l’apprezzato gineceo di “Big Little Lies” diretto da Jean-Marc Vallée, già in Dallas Buyers Club, in cui compare anche una coppia di papà gay: eguaglia Tre Manifesti con quattro riconoscimenti, ovvero miglior miniserie per la tv, attrici Laura Dern e Nicole Kidman e attore, il bellissimo Alexander Skarsgård che ringrazia la Kidman ringraziandola per la migliore esperienza della sua carriera. Altra delusione per l’Italia la sconfitta di Jude Law in The Young Pope diretto da Paolo Sorrentino, battuto da Ewan McGregor con Fargo.

Cerimonia brillante quella dei Golden Globes di quest’anno, declinata al femminile, ma interrotta da troppi stacchi pubblicitari. La serata è stata dominata dal nero degli abiti delle signore presenti per solidarietà con le donne molestate e il neonato movimento Time’s Up per risarcire le vittime degli abusi. Presentava uno spigliato Seth Meyers dopo che Ellen Degeneres e Tina Fey hanno declinato l’invito a condurre la serata: Buonasera signore e signori, o meglio quello che resta degli uomini – ha esordito l’umorista del Saturday Night LiveBuon anno a tutti: nel 2018 la cannabis è stata liberalizzata e le molestie sessuali finalmente no. Inoltre questa sarà la prima volta in tre mesi che non avrete il terrore di sentire pronunciare il vostro nome. Willem Dafoe? Non ci agitiamo, è stato solo nominato”.

Due momenti di autentica commozione: l’apparizione di un gagliardo Kirk Douglas in carrozzina, 101 orgogliose primavere, in veste di presentatore con sua nuora Catherine Zeta-Jones e un lungo, appassionato discorso di Oprah Winfrey su donne abusate ed emancipazione dei neri, premiata col Cecil B. Demille Award seguito da una calorosa standing ovation: “Il tempo dei predatori sessuali sta per giungere al termine!”. Persino la Venerabile Barbra Streisand ha ricordato di essere stata la prima e unica donna a ricevere il Golden Globe come miglior regista nel 1984 per Yentl: “È successo 34 anni fa. Suvvia, gente, il tempo è finito!”.

Peccato però che nessuno degli uomini saliti sul palco abbia fatto riferimento all’argomento, lasciando il campo di battaglia alle colleghe femmine come Natalie Portman che ha presentato la cinquina dei migliori registi così: Ecco le nomination tutte al maschile!”.

Il bel romanticismo sognante di Call Me By Your Name potrebbe rifarsi agli Oscar e, tra le nomination che saranno rese note il 23 gennaio, ci sono buone probabilità di risentire il suo nome.