Ma che belli i tre fratelli sul treno per l’India

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Esce "Il treno per il Darjeeling", un eccentrico, agrodolce e colorato "rail movie" su tre fratelli che attraversano il Punjab alla ricerca della madre suora. Buon cast e...

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Chi ha amato le follie giocherellone della famiglia disfunzionale dei Tenenbaum, non si perda il coloratissimo e agrodolce rail-movie Il treno per il Darjeeling, nuova bizzarra fatica dell’incasellabile Wes Anderson in uscita oggi. Passato in concorso all’ultimo festival di Venezia, ha vinto il Leoncino d’Oro Agiscuola con questa motivazione: "Per aver affrontato con originalità, leggerezza ed ironia temi complessi quali i rapporti familiari, il viaggio come metafora di crescita individuale, il bisogno di riflessione e di distacco dalla realtà frenetica del mondo occidentale".

Reduce da un grave incidente in moto dopo aver perso il padre, Francis Whitman ha un unico pensiero: "Vorrei tanto che Peter e Jack fossero qui". Decide quindi di riunire i due fratelli, con cui non parla da un anno, su un pittoresco treno indiano – il Darjeeling Limited che dà il titolo originale al film – alla ricerca della madre che non si è presentata al funerale del marito e si è fatta suora missionaria in un eremo sperduto su una collina dove una tigre "si è mangiata il fratello di una sorella". Tra divieti di fumare non rispettati, serpenti velenosi persi in carrozza, sveltine nelle toilettes e una visita poco convinta in un tempio buddista, i tre ragazzi riusciranno a modo loro a dare un senso al loro viaggio scombinato.

Il carburante del film è indubbiamente l’assortito cast composto da bravi attori americani, stralunati al punto giusto: Owen Wilson è il decisionista Francis, coperto da bande in testa e cerotti in faccia (quando il film è stato presentato al Lido aveva da poco tentato il suicidio nella vita reale); il premio Oscar Adrien Brody è il tormentato Peter, con compagna incinta di sette mesi e mezzo lasciata sola a casa; un baffuto Jason Schwartzman è lo scrittore in crisi Jack, silenzioso e allegramente arrazzato quando conosce sul treno una fascinosa cameriera che offre loro della limonata dolce; uno stropicciato Bill Murray ha un piccolo cameo che simboleggia la dipartita del padre all’inizio del film; un’inedita Anjelica Huston è la mamma che ha preso i voti, capello corto e occhi bistrati di nero: irresistibile.

Altri punti di forza: gli splendidi costumi del nostro triplo premio Oscar Milena Canonero; gli accessori di gusto supergay quali l’imperdibile set di valigie François Voltaire disegnate da Marc Jacobs per Louis Vuitton; la sfiziosa colonna sonora che affianca pezzi indiani a Debussy, Beethoven e all’eleganterrimo Les Champs-Elysées cantato da Joe Dassin e ripreso sui titoli di coda.

Attenzione al corto che precede il film, Hotel Chevalier, ambientato in un albergo di lusso parigino (è stato girato al Raphael), in cui si può gustare un sorprendente nudo integrale di un’esile Natalie Portman e che integra il tessuto narrativo di Il treno per il Darjeeling, raccontando un episodio relativo al fratello scrittore Jack.

Una chicca deliziosa per chi vuole rilassarsi e godersi una solare e accattivante ambientazione indiana.

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