Trent’anni di Sundance Film Festival all’insegna del transgenderismo

La kermesse di Park City fondata da Robert Redford festeggia tre decenni con un ricco programma e una curiosa tendenza intersex, dall’australiano “52 Tuesdays” all’opera prima “Drunktown’s Finest”.

Dopo il successo internazionale di due potenti drammi quadrinominati agli Oscar, il livido Un gelido inverno (che lanciò, tra l’altro, l’ormai superdiva Jennifer Lawrence) e il baby gender Re della terra selvaggia, il Sundance Film Festival di Park City fondato da Robert Redford tre decenni fa non è più una nevosa cinenicchia del cinema indipendente underground ma un autorevole festival a cui ormai anche Hollywood guarda con rispetto e massima attenzione.

Iniziano oggi i festeggiamenti per la trentesima edizione che in undici giorni celebrerà la settima arte in questa piccola località sciistica, incastonata nel roccioso Utah, con più di 120 film, alla scoperta dei nuovi talenti del cinema americano ma non solo. “Nel trentennio del festival, il cinema indipendente è diventato parte del panorama culturale – ha spiegato il direttore John Cooper a Screen Daily -. È una forma d’arte che ora conoscono anche i giovani. E non si può neanche ignorare la tecnologia e la sua influenza nei film: oggi i videomaker hanno molta più libertà”.

Saranno molti i titoli a tematica queer presentati in anteprima mondiale. Il più atteso è indubbiamente la commedia brillante Love Is Strange, di cui abbiamo già parlato, diretta dal valente Ira Sachs e con un cast hollywoodiano: John Lithgow, Alfred Molina, Marisa Tomei e Cheyenne Jackson. Una coppia agée formata da Ben e George, un pittore e dal direttore di un coro in una scuola cattolica riesce finalmente a coronare il sogno di sposarsi ma quando torna dalla luna di miele è costretta a lasciare l’appartamento dove vive perché, a causa della perdita del lavoro di George, non può più permettersi di pagare l’affitto e così chiede ospitalità agli amici.

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È riscontrabile un trend tematico molto contemporaneo ma anche inedito: il transgenderismo intergenerazionale, ossia diffuso non solo tra i più giovani ma anche fra adulti e persino padri/madri di famiglia.

Si preannuncia di forte impatto l’australiano 52 Tuesdays (52 martedì) dell’australiana Sophie Hyde in cui la sedicenne Billie rimane profondamente turbata dal processo di cambiamento di sesso della madre FtoM (da femmina a maschio) che vede una volta alla settimana, ogni martedì. Nel frattempo Billie sperimenta la propria sessualità germogliante con due compagni di scuola più grandi. Sembra promettente l’opera prima di Sydney Freeland Drunktown’s Finest in cui la transessuale Felixia (Carmen Moore), di origini indiane Navajo, sogna di fare la modella ma si scontra con pregiudizi e ostilità nel suo paesino del Nuovo Messico dove è stata adottata da una famiglia di bianchi cristiani. Nel documentario My Prairie Home la cantautrice transgender Rae Spoon racconta la sua difficile giovinezza nella canadese Alberta “armata” della sua sola chitarra e di un’ispirazione musicale che le salvò la vita.

Ci sarà anche molta Asia, esattamente come nel concorso internazionale di Berlino annunciato ieri (ben tre film cinesi e uno giapponese in concorso giudicati da una giuria presieduta dal produttore etero di Brokeback Mountain, ossia James Schamus): il doc di Jennifer M. Kroot To Be Takei è dedicato all’immortale Hikaru Sulu di Star Trek, alias George Takei, ex internato nei campi di concentramento nippo-americani e poi star hollywoodiana attivista dei diritti lgbt col marito Brad. Ritroviamo il bravo attore britannico di Cloud Atlas Ben Whishaw e la superstar cinese Pei-Pei Cheng nel malinconico Lilting di Hong Khaou in cui un giovane londinese si avvicina alla madre sino-cambogiana del suo fidanzato scomparso tragicamente, con la quale condividerà l’elaborazione del lutto.

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Il pubblico femminile – ma non solo – già freme per la nuova commedia di Madeleine Olnek, autrice del simpatico Codependent Lesbian Space Alien Seeks Same che, in The Foxy Merkins, rende scintillanti i duetti fra la corpulenta Margaret (Lisa Haas), prostituta per donne, e la benestante Jo (Jackie Monahan) alle prese con clienti bizzarre e invadenti rappresentanti di gadget erotici.

Ma ci sarà anche la giovane ribelle bisex persiana alla ricerca di sé stessa a Brooklyn (Appropriate Behavior); il gemello gay Milo che tenta di ricongiungersi con l’amata sorella interpretata da Kristen Wiig (The Skeleton Twins); il giovane fantasma queer sulla scia di American Horror Story (Jamie Marks is Dead); i quattro ragazzi di colore raccontati dall’autore satirico gay Justin Siemen (Dear White People) e i doc sulla ferale Proposition 8 antigay (The Case Against 8), sull’attivista Aaron Schwarz suicida a soli 26 anni (The Internet’s Own Boy: The Story of Aaron Swartz) e sulla vita artistica del duo rock formato dall’omosessuale Kit Lambert e dall’etero Christ Stamp (Lambert & Stamp). Gli americani potranno scoprire anche l’intrigante thriller naturista Lo sconosciuto del lago di Alain Guiraudie che l’italiana Teodora Film mette a disposizione in videonoleggio dal 4 febbraio (uscirà in dvd circa un mese dopo). Torna anche Gregg Araki, il dissacrante autore di Kaboom e Doom Generation, con un insolito thriller intimista etero, White Bird in a Blizzard (‘Uccello bianco in una bufera di neve), tratto dal romanzo omonimo di Laura Kasischke, in cui una sedicenne indaga sull’improvvisa sparizione di sua madre. Di assoluta rilevanza il cast con la “bertolucciana” Eva Green, l’emergente Shailene Woodley di Paradiso Amaro e la veterana Angela Bassett.

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Insomma, per il Sundance si prospetta un trentesimo anniversario degno di luminose candeline più rainbow che mai.