La morte di Pasolini: in 43 anni nessuna verità

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Rapina degenerata o omicidio premeditato da parte di politici e terroristi?

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Pier Paolo Pasolini moriva nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975. Il responsabile venne arrestato, ma dopo 43 anni, la verità sul caso deve ancora essere svelata.

L’idroscalo di Ostia (X Municipio di Roma) fu il teatro della sua morte, brutale e violenta. Il responsabile (o i responsabili) confesso’ una lite con l’artista, dopo delle avance sessuali che Pasolini gli avrebbe rivolto. Le ipotesi sulle possibile cause che portarono alla morte di Pier Paolo Pasolini sono molte. Dalla rapina degenerata alla lite, dall’omicidio premeditato a un complotto, dopo le sue accuse indirizzate a politici dell’epoca.

Il cadavere di Pasolini venne ritrovato il 2 novembre di 43 anni fa da una signora, alle 6:30 del mattino. Le diverse ferite in tutto il corpo e la cassa toracica completamente sfondata fecero subito capire che il poeta era stato aggredito brutalmente. Le successive rilevazioni, confermarono che prima venne aggredito con un bastone di legno, poi investito e schiacciato più volte con la sua auto.

L’arresto di Pino Pelosi come responsabile

Quella stessa notte venne fermato dalla Polizia Pino Pelosi, di 17 anni. Il ragazzo era alla guida dell’auto di Pasolini. Ladro di auto e gigolò, confesso’ subito quanto avvenuto la notte scorsa. Secondo la ricostruzione del giovane, l’artista lo aveva abbordato alla stazione Termini di Roma. Dopo aver cenato alla trattoria Biondo Tevere (vicino la basilica di San Paolo), sarebbero andati all’idroscalo di Ostia, dove Pasolini avrebbe voluto un rapporto con Pelosi.

Dal rifiuto del ragazzo sarebbe nata una lite, e l’aggressione con il bastone ritrovato e identificato come arma per colpirlo ripetutamente. Pelosi sarebbe poi salito in auto, e passato sopra il corpo di Pasolini più volte, uccidendolo. Dopo la confessione, Pelosi venne dichiarato colpevole di omicidio volontario, sentenza confermata dal tribunale di primo grado e nel 1976 dalla Corte d’Appello. La Corte elimino’ l’ipotesi di altri responsabili nell’omicidio di Pasolini, indicando Pelosi come unico assassino.

I dubbi sull’omicidio

Ancora oggi, Pelosi e’ l’unico responsabile della morte di Pier Paolo Pasolini. Ma le indagini continuarono negli anni seguenti da parte dei media che volevano far luce sul caso. Importante fu la scoperta di un giornalista de L’Europeo, che condusse un’inchiesta raccontata poi da Oriana Fallaci. Secondo la confessione di un secondo ragazzo, Pasolini venne aggredito da un gruppo di persone (tra cui la stessa fonte), ma solo per rapinarlo. Intervistando poi alcuni abitanti della zona, si scopri’ che diversi testimoni avevano sentito delle urla, riconducibili a più di due persone. Nessuno, pero’, avrebbe avvertito la Polizia. Il ragazzo dopo non volle più essere intervistato: temeva per la sua vita. 

Lo stesso Pelosi, nel 2005, aveva rivelato che non era stato lui a uccidere Pasolini. All’idroscalo, quella notte, arrivo’ una seconda auto (targata Catania), e che loro uccisero l’uomo. Questo, si ricollega ad altre testimonianze. Il personale del Biondo Tevere, la trattoria dove Pasolini aveva cenato con un ragazzo, aveva dichiarato che assieme al poeta era una persona alta 170 cm e bionda, mentre Pelosi era riccio, castano, e alto 160 cm. Pelosi non avrebbe detto nulla prima per paura di ritorsioni verso la sua famiglia. Inoltre, molti confermano che Pasolini era seguito da una seconda auto, targata appunto Catania.

Attacchi a politici e alle lobby del petrolio

Sul delitto Pasolini le ipotesi certo non mancano. Qualcuno parla della collaborazione tra Eni e Montedison nel settore petrolchimico. Poco prima della sua morte, Pasolini stava ultimando un romanzo riguardante Eugenio Cefis, un imprenditore italiano. Secondo quanto scoperto, Cefis sarebbe stato legato allo stragismo italiano dell’epoca, ed essendo Pasolini diventato un personaggio scomodo che sapeva troppe cose, doveva essere eliminato. Il romanzo venne pubblicato nel 1992.

Altra ipotesi riconduce invece ad alcuni politici, secondo Pasolini coinvolti nelle stragi identificate come la strategia della tensione (gli anni di piombo degli Anni ’70). A fronte di questa ipotesi, le indagini sono state chiuse definitivamente nel 2015, non avendo scoperto nessun fatto importante.

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